Quarant'anni fa Bruce Springsteen andò al fiume

Erano iniziati gli anni Ottanta, il Boss pensò bene di entrarci pubblicando un doppio album.
Quarant'anni fa Bruce Springsteen andò al fiume

Nel 1979 Bruce Springsteen era all’ennesimo punto di svolta della sua carriera. E, per la prima volta, non aveva nessuna pressione esterna, aveva solo quella che si metteva da solo. Con “Born to Run” si giocò il tutto per tutto: se l’album non fosse andato bene, la sua carriera era a rischio, per troppe promesse e nessun risultato. Con “Darkness on the Edge of Town” usciva finalmente da una lunga e sanguinosa battaglia legale con l’ex manager Mike Appel.

Caricamento video in corso Link

Come dare un seguito a quei due capolavori? La prima mossa fu quella di cedere, almeno in parte ad una pressione interna, quella del suo amico fraterno Little Steven, che da anni spingeva perché il Boss pubblicasse le canzoni più pop-rock che scriveva, lasciate fuori dai dischi precedenti perché fuori dal 'concept' e dal sound dell’album. Little Steven venne arruolato come co-produttore. Ma qualcosa non quadrava ancora.

Nel ’79 Springsteen consegnò alla CBS “The Ties That Bind”, un disco di 10 canzoni, frutto delle prime session di registrazione. La title track, e diversi brani come “Loose End” e “Be True” avevano il marchio del suono di Springsteen, e in scaletta, come ultima canzone c’era un brano che Springsteen aveva scritto pensando alla storia del cognato e della sorella, e influenzato dalla musica country. Si intitolava “The River” e Springsteen la suonò in pubblico, ad un concerto contro l’energia nucleare che ebbe molta risonanza. Si capiva già che quella canzone sarebbe diventato un classico.

Caricamento video in corso Link

Ma Springsteen, come spesso gli accade, non era soddisfatto. Ritirò il disco dalle mani della casa discografica: “Era buono ma non era grande”, racconterà trenta anni dopo nel documentario “The Ties That Bind”, allegato alla ristampa dell’album. “Non conteneva tutta la storia che volevo raccontare”. Così si rinchiuse in studio un altro anno, e le canzoni incise in quei due anni arrivarono ad essere oltre cento. Si prese la decisione di pubblicarne diciannove, e per questo serviva un doppio, una decisione faticosa ma necessaria per contenere le due anime del disco. La prima è quella di “The River" che diventò la title-track. La seconda è quella di “Hungry Heart”, una canzone che Bruce aveva originariamente scritto per i Ramones, ma che il suo manager saggiamente gli consigliò di tenere per sé. Venne pubblicata come singolo in contemporanea all’album, e fu la prima hit di Springsteen.

Caricamento video in corso Link

Due identità musicali, dicevamo: molte delle canzoni, come “The River”, raccontano storie di personaggi adulti. La voglia di correre, la rabbia, lascia spesso il posto alla disillusione, alla difficoltà di tirare avanti: disoccupazione, salari minimi, matrimoni e storie di amore che si esauriscono. Una galleria di persone che fa i conti con la vita: “The Price You Pay”, “Fade Away”, “Indendence Day”, spesso assumono toni drammatici non solo nei testi, ma anche nella musica. Certe volte questi toni sfociano nell’altra identità del disco, quella più smaccatamente rock. “The River” infila una serie di brani dritti come mai prima nella carriera di Bruce Springsteen. Alcuni, come “Jackon Cage” raccontano la disillusione. Altri sono più scanzonati: “Crush on You”, “Cadillac Ranch”, “I’m a Rocker”. Molti di questi diventeranno classici dal vivo.

Caricamento video in corso Link
Caricamento video in corso Link

Il disco, anche grazie a “Hungry Heart”, porterà per la prima volta la musica del Boss sulle radio mainstream e nella classifica dei singoli, arriverà a vendere milioni di copie. Il tour arriverà a riempire i palazzetti, e nell’81 sbarcherà in Europa (ma non in Italia, solo nella vicina Svizzera).

Una nuova pressione? Springsteen reagirà pubblicando un disco, due anni dopo, fatto di provini acustici, mettendo a nudo l’anima più cupa e disillusa della sua musica: “Nebraska”. E poi tornerà al rock, con “Born in the U.S.A.”, che lo porterà a riempire gli stadi. Ma queste sono altre storie. “The River” - che venne pubblicato negli Stati Uniti il 17 ottobre 1980, esattamente quaranta anni fa - è un altro grande disco. Il disco della maturità di Springsteen, il disco su cui sono cresciute e maturate generazioni di suoi ascoltatori.

Caricamento video in corso Link
Dall'archivio di Rockol - Bruce Springsteen racconta Asbury Park
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.