«BORN TO RUN - Bruce Springsteen» la recensione di Rockol

Bruce Springsteen - BORN TO RUN - la recensione

Recensione del 16 dic 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Ho visto il futuro del rock ‘n’ roll, il suo nome è Bruce Springsteen”. Aveva visto giusto Jon Landau, giornalista di Rolling Stone, quando fece questa affermazione, al tempo forse pretenziosa, ma destinata a rimanere storica. Landau in seguito diventò il manager di Springsteen, che trasformò il “futuro del rock ‘n’ roll” in uno splendido presente con “Born To Run”.
E’ il 1975: Springsteen è reduce da una fama di “nuovo Dylan” e da due dischi che hanno creato più aspettative che risultati: “Greetings from Asbury Park” e “The wild, the innocent and the E Street shuffle”, ascoltati con il senno di poi, hanno rivelato il talento acerbo di un grande rocker cantastorie. Arrivato al terzo disco, Springsteen è di fronte al classico “o la va o la spacca”. Tutti puntano su di lui, compresa la sua casa discografica, che ha deciso di investire un bel po’ di soldi per la registrazione del nuovo disco.
Springsteen ha mente il suono che vuole trovare: un misto del “wall of sound” di Phil Spector, musica nera (blues e r ‘n’b) e rock ‘n’roll. Sarà proprio Jon Landau a dargli a una mano a trovare quel suono: l’ormai ex-giornalista co-produce il disco insieme allo stesso Springsteen e a Mike Appel (con il quale il cantante finirà in una lunga causa dopo tra la pubblicazione di “Born to run” e del successivo “Darkness on the edge of town”). La scommessa viene vinta: il risultato sono queste otto canzoni, che hanno ridefinito l’idea stessa di rock americano; travolgenti cavalcate basate sul piano (quello di Roy Bittan) e sui fiati (il sax di Clarence Clemons, ovvio, ma anche i Brecker Brothers, destinati a diventare affermati jazzisti). E se Springsteen è passato alla storia come “the Boss” è proprio perché da vero direttore d’orchestra ha saputo mettere insieme il più grande gruppo del rock, la E Street Band.
Ma la grandezza di “Born to run” non sta solo nel musica epica di “Backstreets” o nel rock-blues alla Bo Diddley di “She’s the one” o nell’ r’n’b di “Tenth avenue freeze out”. Sta nella grandezza delle storie che questi brani raccontano e nel pathos dell’interpretazione. Springsteen riesce a raccontare la fine del sogno americano (“Di giorno sudiamo sulle strade di un sogno americano che fugge via” sono le parole iniziali della title-track), la voglia di scappare per rifarsi una vita finché si è in tempo per farlo, il tentativo di trovare una via d’uscita da questa disillusione nell’amore. Springsteen è diventato il cantore dell’america soprattutto per “Thunder road” e “Born to run”, in cui questi temi sono affrontati con una forza poetica che non ha pari.
Poi c’è il pathos dell’interpretazione di Springsteen. E qui emerge, sempre con il senno di poi, l’unico limite di “Born to run”. Che rimane un disco di una vitalità incredibile anche a 26 anni di distanza; ma la grandezza di queste canzoni è emersa soprattutto nelle incredibili interpretazioni dal vivo che Springsteen ha offerto nel corso degli anni. Lo “stop and go” della title-track, quella falsa fine per ripartire più forte che mai, è diventata storica soprattutto nei concerti.




Insomma: questo, negli anni '70, era il futuro del rock ‘n’ roll. Springsteen è cresciuto, ha perso la carica innocente ed irruente che si può avere quando si ha 25 anni, ed ha acquistato consapevolezza e maturità. "They were just looking for connections", dirà Springsteen dei protagonisti di "Born to run", introducendo la versione acustica che suonerà 13 anni dopo nel tour di "Tunnel of love". Forse i personaggi di queste canzoni, stanno ancora cercando quelle "connections". Di sicuro, Springsteen le ha trovate con i suoi fan, e proprio grazie a questo album.

TRACKLIST

01. Thunder Road (04:48)
03. Night (03:00)
04. Backstreets (06:30)
05. Born to Run (04:29)
06. She's the One (04:30)
08. Jungleland (09:35)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.