Abbiamo chiesto a Ivan Cattaneo di dirci cosa ne pensa di Achille Lauro

Punk? Glam? O semplicemente un gran paraculo? Ivan Cattaneo, artista di culto spesso tirato in ballo quando si parla di Lauro, dice la sua sulla voce di "Rolls Royce".
Abbiamo chiesto a Ivan Cattaneo di dirci cosa ne pensa di Achille Lauro

Tra i tanti commenti sotto al post sulla pagina Facebook di Rockol relativo alla recensione del nuovo singolo di Achille Lauro, "Maleducata" (già, quella del titolo della discordia, "Sì, Achille Lauro è tornato al punk-rock", che ha fatto stracciare le vesti ai talebani del genere), c'è quello di un utente che ha detto la sua sulla voce di "Rolls Royce" tirando in ballo due artisti che proprio come Lauro in passato hanno fatto dell'eccentricità, della stravaganza e di un atteggiamento di rottura di certe convenzioni uno dei tratti salienti delle rispettive proposte. Da un lato Renato Zero, dall'altro Ivan Cattaneo. Ora, che Achille Lauro avesse un grosso debito artistico nei confronti di Zero da queste parti ce ne eravamo accorti in tempi non sospetti (e le passerelle sanremesi di "Me ne frego", da trasformista prodigio, hanno confermato le nostre impressioni). Meno evidente appare invece il legame con il cantautore bergamasco, che non ha contribuito meno dell'artista romano ad un'idea di glam rock in salsa italiana, tra la fine degli Anni '70 e gli Anni '80, addentrandosi talvolta anche nei territori del post-punk e rappresentando in effetti per Lauro una fonte importante alla quale ispirarsi. Abbiamo chiesto a Cattaneo, oggi considerato un artista di culto, tanto da essere pure celebrato con dischi di cover corali (come l'operazione "Un tipo atipico", album del 2015 le cui lavorazioni hanno visto musicisti come Garbo, Luca Urbani dei Soerba e Dardust omaggiarlo reinterpretando alcuni brani pescati da dischi come "SuperIvan", "Urlo", "Ivan il terribile" e "Bandiera gialla"), di raccontarci il suo punto di vista.

Achille Lauro mi sembra un artista costruito. Non parlo certo di prodotto discografico, perché quello lo siamo stati tutti. Parlo del look, dello stile, del suo modo di porsi.

All'ultimo Festival di Sanremo ho apprezzato molto la sua teatralità. Quei travestimenti mi hanno strappato qualche sorriso. L'ho trovato punk nell'attitudine, nella voglia di sfidare le convenzioni, giocare con la sua sessualità. E glam nello stile. Però quelle passerelle non erano vere, genuine. Dietro c'era lo zampino di una grossa casa di moda, che ha suggerito a Lauro come stare sul palco, cosa fare e come presentarsi. Noi, invece, negli Anni '70 e '80 facevamo tutto da soli. Parlo di me, di Renato Zero, di Donatella Rettore. La voglia di essere eccentrici, strani partiva da una nostra esigenza, non da quella di una casa di moda: volevamo essere fuori luogo. Ed eravamo così non solo sul palco e sui set dei videoclip, ma anche nella vita di tutti i giorni.

Achille Lauro ha la fortuna di percorrere una strada che è stata già ampiamente battuta grazie a personaggi come Bowie o Boy George all'estero e Ivan Cattaneo o Renato Zero in Italia. I miti sono stati già tutti sfatati. Anche nella musica è stato già fatto e detto tutto. Agli artisti di nuova generazione, come Achille Lauro, non resta che accompagnare le canzoni con un effetto scenico importante. E lui lo sta facendo bene.

Il problema, però, è che mancano le canzoni. Qualcuno ha scritto, parlando delle sue esibizioni sanremesi: "Achille Lauro è un Ivan Cattaneo senza voce e senza canzoni". Come dargli torto? Dietro il look stravagante che io o Renato Zero sfoggiavamo all'epoca c'erano buone canzoni, non solo l'immagine.

Se ho un consiglio da dare ad Achille Lauro? Spero che possa trovare una maggiore continuità. Spaziare sempre da uno stile all'altro, da un look punk o glam a uno più sobrio, non fa bene alla sua immagine. Certo, lui si divertirà pure a cambiare continuamente abiti, ma a lungo andare potrebbe disorientare chi lo segue.

Leggi ancheAchille Lauro: 'ritorno al punk'? Parliamone...

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