La cover di 'Rimmel' di Tiziano Ferro

Suonerà retorico, ma certe canzoni sono intoccabili. "Rimmel" di De Gregori è tra queste. Ma la versione di Ferro riesce a sorpresa a farsi apprezzare.

La cover di 'Rimmel' di Tiziano Ferro

Le canzoni, una volta pubblicate, diventano di tutti? Sì e no. Lo diventano nella misura in cui teoricamente chiunque può identificarsi nella storia che viene raccontata nel brano e farla propria. Ma ci sono canzoni e canzoni. Certe sono così private e così strettamente legate al nome - e alla storia, personale o artistica che sia - da chi le ha scritte che andrebbero cantate solo e solamente dall'autore. "Rimmel" è una di queste. Così poetica e ispirata, fece di Francesco De Gregori uno dei protagonisti del cantautorato italiano degli Anni '70 e del Principe è forse la canzone più identificativa: lo è più di "Generale", "Viva l'Italia" e "La donna cannone", delle quali si contano innumerevoli cover di colleghi noti (da Vasco a Mia Martini, passando per Gianna Nannini, Elisa e Malika Ayane). A differenza di "Rimmel", che invece - a riprova di quanto scritto sopra - non è stata interpretata spessissimo da voci diverse da quella di De Gregori. Ora arriva questa versione di Tiziano Ferro, prima anticipazione di un disco di cover che ha visto il cantautore di Latina provare a fare sue alcune delle canzoni che più lo hanno segnato come uomo e come artista. E - sorpresa - è l'eccezione che conferma la regola.

La canzone, l'album, le critiche, i Baci Perugina
Nessuno in Italia aveva raccontato la fine di una storia d'amore in maniera così ironica, antiretorica, criptica e surreale come fece nel '75 Francesco De Gregori con "Rimmel". Il cantautore, che veniva dal disco inciso insieme ad Antonello Venditti ("Theorius Campus" del '72) e da due album di discreto successo come "Alice non lo sa" e "Francesco De Gregori", a ventiquattro anni rivoluzionò - forse inconsciamente, forse no - il genere con un brano che metteva da parte i lamenti amorosi, gli struggimenti e gli strazi che fino a quel momento avevano caratterizzato i brani tematicamente affini. Anzi: trasformò tutti questi elementi in qualcosa di diverso e di decisamente più poetico, grazie a versi come "e qualcosa rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure" (l'incipt più bello della storia della canzone italiana?), "ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo", "i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo". L'operazione artistica di De Gregori non fu immune alle critiche: "È evidente che l'evocazione (e la presunzione di far poesia) faccia scivolare il canto degregoriano kitsch in cui non tanto Gozzano è presente, quanto i Baci Perugina", scrisse a proposito dell'intero album - che si intitolava proprio così: "Rimmel" - Giaime Pintor, tra gli esponenti di quella critica apertamente schierata a sinistra e che contestava i cantautori quando le loro canzoni mettevano da parte l'impegno e abbracciavano altri temi (l'articolo, dal titolo "De Gregori non è Nobel, è Rimmel", uscì non a caso su "Muzak", rivista musicale nata un paio d'anni prima dell'uscita del brano attorno agli ambienti della sinistra extraparlamentare).

Cantautore, popstar o entrambe le cose?
Chissà quante volte Tiziano Ferro ha letto sulle sue canzoni e sui suoi dischi commenti del genere, lui che con brani come "Imbranato", "Sere nere", "Non me lo so spiegare", "Ti scatterò una foto", "E fuori è buio", "Il regalo più grande", "L'amore è una cosa semplice" e "L'ultima notte al mondo" ha offerto alla generazione di chi è nato negli Anni '90 ampio materiale da usare per dediche d'amore e scritte sull'asfalto o sui muretti (i suoi testi sono stati effettivamente utilizzati per i cartigli dei Baci Perugina), che è stato - e continua ancora oggi ad essere - il cantore d'amore per eccellenza e che a differenza di De Gregori è stato forse esposto maggiormente a certe critiche, non godendo dello status di cantautore con la "c" maiuscola (diversamente dai vari De André, Guccini, Fossati o - tra quelli più vicini alla sua età - Silvestri, Fabi, Brunori Sas, tutti circondati da quell'aura di sacralità) poiché considerato il più delle volte una popstar che un cantautore, anche se di fatto lo è. La cover di "Rimmel" incuriosisce anche per questo e l'ascolto non fa storcere il naso.

Il suono
Non lasciatevi ingannare dall'attacco, con quelle percussioni che sembrano strizzare l'occhio al folk rock di gruppi come i Mumford & Sons o i Lumineers (peraltro già omaggiati da Ferro cinque anni fa con "Incanto", un'altra delle canzoni d'amore del suo repertorio). Seppur riarrangiata, la versione della voce di "Sere nere" rispetta la versione originale, mettendo in primo piano il suono delle chitarre acustiche ed elettriche e dell'organo alla Dylan (la principale fonte d'ispirazione di De Gregori: tutto torna). Un suono molto americano che non si discosta poi molto da quello delle versioni live più recenti dello stesso De Gregori (come quella contenuta nel disco dal vivo "Sotto il vulcano" del 2017 - Tiziano deve aver studiato parecchio, prima di inciderla). Ferro entra in punta di piedi nel testo e prova a raccontarlo a modo suo, con quel timbro caldo e avvolgente e quelle doti interpretative che gli permettono di sciogliere le perplessità anche dei più scettici: "Santa voglia di vivere / e dolce Venere di Rimmel / come quando fuori pioveva e tu mi domandavi / se per caso avevo ancora quella foto / in cui tu sorridevi e non guardavi".
La cover di "Rimmel" farà parte di "Accetto miracoli: l'esperienza degli altri", riedizione dell'ultimo album del cantautore che conterrà oltre al disco già uscito l'anno scorso un secondo cd con le sue reinterpretazioni di brani portati al successo da Giuni Russo - tra gli altri - Riccardo Cocciante, Franco Battiato, Mia Martini, Massimo Ranieri e Franco Califano. Il disco è stato prodotto da Ferro stesso insieme all'ingegnere del suono piacentino - ma trapiantato da anni a Los Angeles - Marco Sonzini, già al fianco di Vasco, Eros Ramazzotti e Emma Marrone: uscirà il 6 novembre.

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