Oliver Tree, il cavallo pazzo da milioni di stream che si è ribellato ai suoi discografici e ha annunciato il ritiro

Troll o rockstar? Genio o sregolatezza? Nel suo album d'esordio atmosfere grunge convivono con sonorità pop punk e hip hop: dice che sarà l'ultimo, perché il music business gli fa schifo.
Oliver Tree, il cavallo pazzo da milioni di stream che si è ribellato ai suoi discografici e ha annunciato il ritiro

Probabilmente i discografici della Atlantic Records, che lo misero sotto contratto nel 2017 colpiti probabilmente - oltre che dal suo talento - soprattutto dal suo modo di relazionarsi con il web, tra umorismo stravagante e trolling, a quest'ora si saranno pentiti già da un pezzo di averlo fatto.

Perché Oliver Tree è un cavallo pazzo. Ma pazzo davvero. In una delle interviste rilasciate per promuovere il suo album d'esordio per la major, "Ugly is beautiful", in cui atmosfere grunge convivono con sonorità pop punk e hip hop (il disco è arrivato sugli scaffali dei negozi di musica e sulle piattaforme di streaming a metà luglio), il .27enne cantautore statunitense non le ha mandate a dire ai suoi discografici, togliendosi non pochi sassolini dalla scarpa: "Il disco era pronto da tre anni. Lo avevo completato già prima della firma per l'etichetta, nel 2017. Quando hai a che fare con le major devi stare ai loro ritmi. Chiedevo ai discografici: 'Ma quando lo facciamo uscire questo album?'. E loro mi rispondevano: 'Beh, prima dell'uscita è necessario che tu riesca a raggiungere almeno un milione di follower sui social'. Così ho capito che per pubblicare il disco dovevo fare in modo di costruirmi un vasto seguito sui social".

Una provocazione per far parlare di sé e finire al centro dell'attenzione mediatica? Macché: nel video, che trovate più sotto, Oliver Tree è furioso.

E il suo atto d'accusa prosegue così: "Chiedevo di fare video per i singoli e l'etichetta mi diceva: 'Noi ti diamo il budget, ma non sei ancora pronto per l'album. Perché non fai un EP?'. E io, che non avevo firmato contratti per un Ep, sono stato costretto a fare Ep". Non è solo contro i discografici della Atlantic Records che il cantautore punta il dito, ma contro il music business in generale: "Sono stato sfinito dall'industria e ora non ho interesse a fare un altro album. Questo è l'ultimo che pubblico come Oliver Tree. Non voglio più avere a che fare con questo tipo di dinamiche, con i vampiri delle radio che ti chiedono sempre altro materiale, con discografici mai soddisfatti. Ti fanno sentire una merda. Per non parlare della promozione: sto passando il 90% delle mie giornate a promuovere cose fatte tre anni fa, senza poter lavorare a nuova musica. Non è possibile".

Dalla musica al web, tornando poi alla musica. Oliver Tree, classe 1993, originario di Santa Cruz, in California, di esperienze musicale alle sue spalle ne ha parecchie. Gli esordi con una band ska, gli Irony, poi la scoperta dell'hip hop e dell'elettronica e dunque i primi esperimenti come dj (si è pure esibito in apertura dei concerti di Tyler, The Creator e Frank Ocean). La sua carriera discografica ha avuto ufficialmente inizio nel 2011, con la firma del contratto con l'etichetta indipendente belga - ma con sede a Londra - R&S Records, per la quale hanno in passato inciso anche Aphex Twin e James Blake. L'Ep "Demons", pubblicato nel 2013, conteneva anche un'inquietante cover di "Karma police" dei Radiohead.

La firma per la major è arrivata nel 2017, quando Oliver Tree era già un personaggio noto al mondo del web, complici bizzarri video su Vines (c'è chi si è divertito a raccoglierli).

L'Ep "Alien boy", Disco d'oro negli Stati Uniti, è stato il biglietto da visita che gli ha permesso di far ascoltare la sua musica sui palchi di festival internazionali come il Lollapalooza e il Coachella. Da "Fuck" a "Let me down" (con i Blink-182, fan della sua musica), passando per "Miracle man", "Cash machine", "Let me down" e "Bury me alive", negli ultimi due anni Tree ha pubblicato non poche anticipazioni del suo atteso album d'esordio, affrontando tematiche come la depressione, la solitudine e il bullismo. "Ugly is beautiful" sarebbe dovuto uscire già a marzo, ma l'emergenza epidemiologica da Covid-19 ha spinto l'etichetta e il cantautore - già molto spazientito - a rimandarne l'uscita. Che è slittata nuovamente quando nelle principali città degli Stati Uniti sono scoppiate le proteste legate alla morte dell'afroamericano George Floyd.

Il disco è uscito finalmente il 17 luglio e nella Billboard 200, la classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti, stilata combinando vendite fisiche e digitali, si è spinto fino al 14esimo posto. Intanto, le sue canzoni cominciano a macinare numeri importanti sulle piattaforme: "Alien boy" ha totalizzato ad oggi oltre 140 milioni di ascolti su Spotify, "Hurt" ne conta 82 milioni, "When I'm down" 67 milioni e su YouTube le visualizzazioni complessive dei suoi video si aggirano intorno ai 250 milioni.
Ah, su Instagram Oliver Tree ha 1,6 milioni di follower: almeno in questo, ha reso felici i suoi discografici.

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