Joy Division, Peter Hook racconta le sue cinque canzoni preferite

A quarant’anni dall’uscita di “Closer”, il bassista della band inglese ricorda Ian Curtis e svela i brani che non vede l’ora di riportare sul palco: "Eravamo figli del punk e dell'anarchia".
Joy Division, Peter Hook racconta le sue cinque canzoni preferite

Scolpire il dolore, dare una forma al sentimento, che quasi si possa toccare. È proprio come la tomba della famiglia Appiani, custodita al cimitero di Staglieno di Genova, raffigurata sulla copertina del secondo album dei Joy Division, “Closer”, che oggi, il 18 luglio, compie 40 anni. Espiazione, sofferenza, morte, bagliore di eternità, tutto è scolpito nel marmo, mentre le canzoni della band inglese rimangono incise nella storia. L’ex bassista Peter Hook, che nel 2010 ha abbandonato i New Order, nati dalle ceneri del gruppo capitanato da Ian Curtis, morto suicida il 18 maggio del 1980, aveva in programma un tour celebrativo per i quattro decenni del disco, rimandato nel 2021. L’album è stato ristampato. Hook, oggi sarà protagonista di un evento speciale sui social: lo abbiamo intervistato e gli abbiamo chiesto le sue canzoni preferite dei Joy Division: “Cambiano di continuo – sorride – ve ne dirò cinque, quelle che per me in questo momento sono importanti e che non vedo l’ora di tornare a suonare”.

Ceremony.
“Rappresenta il passaggio. Esiste la versione dei Joy Division e quella dei New Order, è uno degli ultimi testi scritti da Ian. Scriveva in modo sublime. E credo che sia uno dei grandi tratti che ha reso la band unica nel suo genere. Eravamo figli del punk, dell’essere quello che si voleva e dell’anarchia, mandavamo a fanculo tutti. Era un periodo confuso ed eccitante della storia del mondo. Anche noi avevamo della rabbia, ma l’abbiamo incanalata in modo diverso rispetto a band infuocate come i Sex Pistols. La nostra scorreva in modo sotterraneo, non era solo esplosiva. Quello che mi inorgoglisce è anche di aver contribuito ad alimentare il mito di Manchester, una città fondamentale per la storia della musica”.

Atmosphere.
“La amo perché è davvero una canzone dei Joy Division. Nel senso che dentro custodisce il vero motivo del nostro essere stata una band dalla storia pura. Una storia di emozioni, contraddizioni, gioie e dolori, una storia che però ha generato un suo suono, riconoscibile. Il motivo per cui ancora oggi credo che la storia dei Joy Division sia molto diversa da quella dei New Order risiede proprio nel sentimento che provo nel suonare canzoni come questa e tante altre senza alcun peso, libero. Con i New Order non è quasi mai stato possibile suonare certi brani. Ogni volta era una battaglia, una discussione. Con la band, come risaputo, non ci siamo lasciati bene e ancora oggi la discografia dei Joy Division, da loro, non viene portata sul palco. Era giusto prendere un’altra strada quando Ian ci ha salutato, fondando un’altra band, ma perché dimenticare canzoni che tutti oggi vorrebbero ascoltare? Io, suonando i pezzi dei Joy Division, portandoli in giro per il mondo, sento come se avessi realizzato quello che avrebbe sognato Ian. Mi ricordo che immaginavamo tour in America, in Messico e in tante altre parti del mondo. Non è stato possibile. Io, con quello che faccio, provo a chiudere quel cerchio”.

Caricamento video in corso Link

Eternal.
“Un brano che mi emoziona: quando l’ho suonato sul palco con mio figlio è stato come salire su una macchina del tempo. Come risaputo i pezzi di “Closer” non abbiamo potuto suonarli dal vivo in tour, il disco è uscito dopo la morte di Ian. “Closer” è stata una sorta di evoluzione di “Unknown pleasures”, molto più veloce e giovanile. In “Closer” ha preso vita il vero suono dei Joy Division grazie al lavoro del produttore Martin Hannett. Ci fece un grande regalo: ci rese eterni. Fosse stato per noi, avremmo inseguito più un sound vicino a certe canzoni dei Clash o dei Ramones, invece lui ci fece prendere una direzione coerente con quello che eravamo. Ricordo bene i Britannia Row Studios di Londra dove lavorammo all’album in un clima bellissimo, interrotto da alcune crisi epilettiche di Ian. Il livello si era alzato, sia nei testi che nella musica, non seguivamo più alcun cliché. Eravamo noi e basta. Per diverso tempo, dopo la morte di Ian, non ho più avuto il coraggio di ascoltare “Closer”, non mi interessava il successo che ebbe. Poi l’ho fatto e ho semplicemente pensato, un po’ commosso: bellissimo”.

Caricamento video in corso Link

Dead Souls.
“Odio il Coronavirus. Non solo, ovviamente, per i morti e per i danni economici che ha creato, ma perché mi ha fatto rimandare un tour, quello celebrativo per i 40 anni di “Closer”, che è stato pensato per essere una grande celebrazione dei Joy Divison in cui non può non esserci anche un brano come Dead Souls”. È una canzone che suono anche in casa, che mi capita di riascoltare. Tanti ragazzi, giovani, mi scrivono e mi raccontano di essere fan dei Joy Division. C’è una comunità mondiale che ama questo gruppo, per questo suonare determinate canzoni per me è diventata quasi una missione”.

Love Will Tear Us Apart.
“Di questa canzone mi emozionano sempre le versioni al pianoforte. In tanti, parlando di questo brano e anche di altri, mi chiedono come mai non ci fossimo soffermati sul testo e sui problemi che Ian affrontava. È strano da dire, ma i Joy Division non hanno vissuto dentro la disperazione o il dolore come si pensa. Eravamo ragazzi, Ian scherzava, faceva cazzate, era uno di noi. Certo, vedevamo gli effetti della malattia, che lo faceva stare male e peggiorava, ma mai più avremmo immaginato quello che poi è successo. La sofferenza faceva parte dei testi, era il modo di Ian di fare poesia, di sublimare l’esistenza, ma non era quello che c’era fra noi. La vita era in un modo, le canzoni in un altro. La depressione di Ian probabilmente era dentro la sua mente, c’era una sorta di dannazione, che ancora oggi, quando ci penso, mi sembra un mistero”.

(Claudio Cabona)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.