"Pleased to meet you": incontri con le star. Rita Marley

Faccia a faccia con i grandi del pop e del rock: i ricordi di Massimo Cotto
"Pleased to meet you": incontri con le star. Rita Marley

Bevo pochissimo, e mai a pranzo. Solo una volta ho fatto eccezione. Ne valeva la pena, perché il ristorante dove mi aveva portato il discografico della Universal era uno dei migliori d’Europa. Parigi, 24 maggio 2001. Menù degustazione. Servizio lento, come si conviene ai top restaurant. Arrivo all’ultimo momento all’hotel dietro l’Arco di Trionfo dove devo incontrare Rita Marley, la moglie del grande Bob. Alla reception l’avvisano del mio arrivo. Mi
chiede di salire.

Entro e sento un odore fortissimo di ganja, l’erba giamaicana. Rita è teatrale come sempre, compresa nel ruolo di chi stava alla destra del padre. Mi fa accomodare sul letto. Mi guardo attorno. Festoni dai colori della Giamaica ovunque. Ho sempre più caldo. Il vino sta facendo effetto. Sistemo il microfono e le chiedo di fare una prova, per accertarmi che tutto funzioni. Lei dice: “One love. One heart. One destiny. Rastafari”. Chiede scusa e va in bagno. Quando torna, la mia testa gira come un satellite. È il vino. Perdo l’equilibrio e appoggio la testa al cuscino. Rita ride e dice: “Good vibrations”. Altro che buone vibrazioni. Sono semplicemente ubriaco.
Di quell’intervista, quindi, ricordo poco. Nel rileggerla, mi colpisce la parte relativa alla composizione. “Bob attendeva l’ispirazione. Sempre. Non ha mai concepito la musica come un lavoro, ma come un megafono. A volte diceva: ‘Sta per nascere una canzone. Sta per arrivare’. Voleva dire che cominciava ad avere una visione, non necessariamente una visione mistica, magari anche solo qualche immagine, istantanee che poi traduceva in suoni. A volte, molte volte, le immagini arrivavano dal suo passato, dai ricordi. Pensa solo all’attacco di 'No Woman No Cry', quando ricorda quelle giornate trascorse nel cortile governativo di Trenchtown. Altre volte, era la rabbia a farlo parlare. Non amava i sacerdoti che raccontavano menzogne. Mi diceva: ‘Perché devono mentire alla nostra gente?’ e allora gli arrivava l’immagine di lui che bombardava una chiesa. Bob scriveva canzoni solo dopo averle viste"

(Leggi le puntate precedenti: Nick Cave, Shakira)


Il testo qui sopra è tratto, per gentile concessione dell'editore e dell'autore, da "Pleased to meet you - Spigolature pop", il libro di Massimo Cotto pubblicato da VoloLibero, che presenta "duecento artisti ritratti con un flash, con uno scatto rubato".

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