AC/DC: 40 anni di "Back in black". La recensione di James McNair

Tratta dal libro "AC/DC, rock ad alto voltaggio - La storia illustrata" (Il Castello Editore)
AC/DC: 40 anni di "Back in black". La recensione di James McNair

Come "Highway to Hell", anche "Back in Black" fu prodotto da Mutt Lange, che all’epoca stava diventando uno dei più ricercati produttori hard rock. Memore dei preziosi insegnamenti tratti dal disco precedente, Lange riuscì a rendere il sound della band ancora più maestoso e commerciale senza però sacrificare un solo volt della sua forza primitiva.
Sinistro come i rintocchi della campana che aprono "Hells Bells", "Back in Black" si trasforma ben presto in un party selvaggio in onore di Bon Scott. Le
chitarre infuocate di "Shoot to Thrill" picchiano duro come un pugile professionista, mentre "What Do You Do for Money Honey" farebbe impallidire anche la più navigata e remunerata praticante della professione più vecchia del mondo.

I doppi sensi di "Givin’ the Dog a Bone" e "Let Me Put My Love Into You" ricordano l’opera di Tufnel e St. Hubbins ("Spinal Tap"), ma i due brani sono così onesti e volutamente diretti che solo un guastafeste bigotto e privo di senso dell’umorismo potrebbe trovarli inopportuni.
Proseguendo troviamo la title track, che con la sua andatura solenne, basata su uno splendido riff arioso, alza ulteriormente il tono del discorso. E pensare che la canzone ha rischiato di non vedere la luce: “Eravamo in tour in America”, ha raccontato Angus. “Malcolm venne nella mia camera con un piccolo mangianastri e disse: ‘Ascolta, ho quest’idea che mi ronza in testa da un po’ di tempo... cosa ne pensi?’. Stava per cancellarla, ma capii subito che era proprio ciò che ci serviva”. Dal canto suo, Johnson serba ancora vivo il ricordo del processo di scrittura del testo: “I ragazzi mi dissero: ‘Non può essere molle, né piagnucoloso. Deve essere per Bon e deve essere una celebrazione’. Pensai, ‘Ok, niente pressioni, vero?’. Alla fine scrissi quello che mi passava per la testa, al momento mi sembrò una stronzata: ‘Ho nove vite / Occhi di gatto / Abuso di ognuna di esse come un selvaggio’. Nonostante tutto ai ragazzi piacque, dissero che rispecchiava lo stile di vita di Bon”.
Lange, gli AC/DC e l’ingegnere del suono Tony Platt passarono sei settimane ai Compass. Niente – nemmeno le voci riguardanti un killer armato di machete che si aggirava per le spiagge del posto – riuscì a interrompere il loro flusso creativo. "You Shook Me All Night Long", con il suo contagioso ritornello, era destinata a diventare un singolo, e non deluse le aspettative entrando nella Top 40 sia negli Stati Uniti che in Inghilterra.
Qualcuno giudicò i versi espliciti del rock blues "Have a Drink on Me" sconvenienti e irrispettosi nei riguardi di Scott, ma in seguito Angus replicò che il pezzo era stato scritto mentre Bon era ancora in vita. A onor del vero l’ex batterista trasformatosi in cantante aveva anche suonato la batteria nella versione demo del brano.

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"Back in Black" si chiude con l’energia propulsiva di "Shake A Leg", un incrocio tra Led Zeppelin e Chuck Berry, e la favolosa "Rock and Roll Ain’t Noise Pollution", la cui andatura contagiosa spiega perché Mutt Lange, tempo dopo, definì gli AC/DC dei maestri dell’“half-time groove”.
Johnson e gli AC/DC erano riusciti senza alcun dubbio a risorgere dalle proprie ceneri come la fenice. "Back in Black" si piazzò al n. 1 in Inghilterra e al n. 4 in America, dove rimase in classifica per ben 131 settimane.
Sorprendentemente, era solo l’inizio: i dati del 2010 indicano che l’album ha venduto 50 milioni di copie in tutto il mondo, diventando il secondo best seller di tutti i tempi.

Solo "Thriller" di Michael Jackson ha fatto di meglio.
“Back in Black era al tempo stesso festaiolo e triste”, mi ha detto Johnson nel luglio 2009.
Per la cronaca, il cantante ebbe la conferma che gli AC/DC scegliendo lui avevano fatto la cosa giusta in occasione della sua prima esibizione con la band a Maur, in Belgio: “C’era un mare di bandiere con la scritta ‘Bon R.I.P.’, ma ce n’era anche una là in mezzo che mi salvò la vita. Diceva, ‘Il re è morto / Lunga vita al re / Buona fortuna, Brian’”.

James McNair

Il testo è tratto da "AC/DC, rock ad alto voltaggio - La storia illustrata" di Phil Sutcliffe, pubblicato in Italia da Il Castello, per gentile concessione dell'editore.

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