AC/DC: 40 anni di "Back in black". Phil Sutcliffe racconta disco e tour

L'inizio della lavorazione, le registrazioni, il primo tour. Dal libro "AC/DC, rock ad alto voltaggio - La storia illustrata" (Il Castello Editore)
AC/DC: 40 anni di "Back in black". Phil Sutcliffe racconta disco e tour

Il 29 marzo 1980 Malcolm Young chiamò Brian Johnson per annunciargli che il posto di cantante della band  era suo per 170 sterline a settimana, più un indennizzo ai Geordie II per il lavoro che avrebbero perso mentre cercavano un nuovo cantante. Tempo pochi giorni ed erano alle Bahamas, approfittando di un buco nel calendario dei Compass Point Studio di Nassau di proprietà del fondatore della Island Chris Blackwell.
Si sistemarono in “cubicoli di calcestruzzo” illuminati da candele in un posto “gestito da una vecchia di colore grande e grossa” che fornì loro fiocine da pesca per difendersi dai topi d’appartamento haitiani. Per dirla con Johnson, “non era Newcastle” (Susan Marino, "Let There Be Rock"). La band e i tecnici, ad ogni buon conto, come Johnson ha detto a Chatain nel 1980, adottarono il nuovo arrivato, “un fatto molto importante per me”.
Malcolm ricorda che il cantante era preoccupato perché gli mancava la “finezza” d’autore di Scott (KNAC.com). In compenso, affrontava le parti vocali con una potenza ruggente toccando improbabili note alte. Scoprì che non poteva cantare vestito da spiaggia e si convertì agli indumenti da lavoro: jeans e coppola. Pur essendo meno originale di Scott, scrisse testi pieni di sesso bollente, immagini truculente, doppi sensi tipici del blues e rime ingegnose. Era tutta farina del suo sacco, a dispetto delle voci maliziose che giravano. Venticinque anni dopo, parlando con "Classic Rock", Angus rispondeva ai pettegolezzi con vigore: “Non abbiamo preso nulla dal taccuino di Bon... le sue cose sono finite direttamente nelle mani di sua madre e della famiglia... Non sarebbe stato giusto attingere da lì. Non era roba nostra”.
Il rock non dominò interamente le sei settimane passate ai Compass Point. La moglie di Malcolm, O’Linda, partorì la loro primogenita Cara e Angus l’astemio ingollò un po’ di whisky, poco prima di essere portato a letto di peso dagli altri. Intanto in Inghilterra Jeffery tentava inutilmente di registrare le “campane dell’inferno” che dovevano rintoccare per Scott all’inizio dell’album. Non era pratico usare quelle scelte inizialmente al memoriale di guerra
di Loughborough, Leicestershire, così dovettero aspettare che una fonderia finisse di forgiare una replica più piccola, quella che avrebbero usato in concerto. Malcolm ha riferito a Simmons che solo dopo avere ascoltato le registrazioni nella stanza del mix di New York la band capì che era “un album mostruoso”. Nella sua biografia di Bon Scott, Walker definisce "Back in Black" “la migliore resurrezione della storia del rock”. I numeri dicono che è il picco della loro carriera. Dopo la pubblicazione in Gran Bretagna a fine luglio, l’album arrivò dritto al numero 1. In America si fermò al quarto posto, restando tra i primi 10 per cinque mesi. E continua a vendere. La stima del 2010 parla di vendite a livello mondiale pari a 50 milioni di
copie, il best seller di sempre dopo "Thriller" di Michael Jackson.

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Gli AC/DC rivendicavano la loro decisione di andare avanti. Rendevano onore a Bon Scott. Passarono il resto dell’anno a dimostrarlo sui palchi.
Johnson ebbe tutto il tempo di acclimatarsi: gli AC/DC si imbarcarono in una serie di 120 show nell’arco di sei mesi cominciando con tutta calma con alcune date europee in piccoli locali. Ne aveva bisogno. Debuttò il 29 giugno al Palais des Expositions di Namur, in Belgio: quando la band suonò "Shot Down in Flames", lui cantò per errore le parole di "Highway to Hell". Eppure riuscì a succhiare energia dalla generosità dei fan. Disse a Robin Smith del settimanale britannico "Record Mirror": “Quel povero ragazzo [Scott] era amato da migliaia di persone in tutto il mondo. Abbiamo fatto un concerto di riscaldamento in Olanda [il 3 o 5 luglio]. Mi si avvicina un ragazzo con un tatuaggio di Bon sul braccio e dice: ‘Questo tizio era il mio eroe, ma se n’è andato. Ti auguro tutta la fortuna del mondo’. Me ne stavo lì tremebondo. Che puoi dire a una persona che ripone tanta fiducia in te?”.
Se Johnson diventava più forte, Rudd si stava indebolendo. Engleheart e Durieux raccontano che a Lincoln, Nebraska, attorno al 10 settembre, nel bel mezzo dei quattro mesi di tour americano, Rudd chiamò Jeffery alle 4 del mattino chiedendogli di aiutarlo a far sloggiare un sacco di persone dalla sua stanza. Jeffery trovò il batterista, solo, allucinato e in lacrime che lo pregava di “non dirlo a Malcolm”. L’8 ottobre a Uniondale, New York, Rudd arrivò in ritardo alla consegna di un disco d’oro prima del concerto e durante il set cadde dallo sgabello. Nel camerino, Malcolm lo prese a pugni.
Nonostante tutto, Angus teneva particolarmente a enfatizzare i lati positivi. Parlando con Chatain di "Rock & Folk" disse che “la gente è stata molto gentile con noi. Penso che... la gente come noi non si fa abbattere dal destino. Siamo praticamente ripartiti da zero... In un certo senso l’incidente di Bon ha rinsaldato i legami interni al gruppo”

Il testo è tratto da "AC/DC, rock ad alto voltaggio - La storia illustrata" di Phil Sutcliffe, pubblicato in Italia da Il Castello, per gentile concessione dell'editore.

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