Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Xdono” di Tiziano Ferro

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, attraverso le schede scritte da Vincenzo Rossini.
Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Xdono” di Tiziano Ferro

“Xdono” di Tiziano Ferro, da “Rosso relativo”, EMI, 2001.

Un giovanissimo cantante dalla faccia pulita mette a soqquadro lo studio del discutibile talk show “Le cure del cuore” per dichiarare la sua urgente richiesta di ‘xdono’, scritto con la “x” al posto del “per” (come faceva Prince). È una profezia: quel cantante si chiama Tiziano Ferro e diventerà la più grande popstar italiana degli anni zero, per ragioni che sono già tutte lì dentro quel video: il tono platealmente confidenziale, la passionalità dell’eloquio, l’azione esagitata ma perfettamente ritmica, che lascia intravedere la capacità del nostro di sbaragliare la metrica, spingere le frasi al limite massimo della prosodia, risultando sempre credibile.

Piombato dal nulla sul mercato nel 2001, “Rosso relativo” costringe la musica italiana a un prima e un dopo. Il prima è il pop degli anni novanta, che assorbe suggestioni R&B attraverso l’azione morbida di artiste come Giorgia o Irene Grandi (che virano presto sul pop- rock) ma che di base resta una questione sanremese, acuti sviolinate e zucchero a profusione. L’urban non esiste o quasi: lo si ascolta nei Sottotono, in Irene Lamedica, nei Soul Kingdom di La Pina, ma è il colore di una visuale rap (comunque influente per Ferro, che nel 1999 è vocalist nel tour dei Sottotono).

Poi arriva “Xdono”, il primo vero urban tricolore: la metrica rap invade le strutture pop forzandone gli stereotipi, meccanizzando il ritmo e umanizzando i cliché. I versi sono complessi, fitti di capitomboli, compressioni, ripetizioni e densamente concentrati sulla ritmica, spericolata e ossessiva. “Xdono” suona nuova, originale, ipnotica. L’armonia è elementare, basata su due soli accordi come quella di “The Boy is Mine” di Brandy & Monica. Solo che dove nei Novanta questo stile in fondo statico era la base per acuti e melismi, qui tutto diventa una questione di ritmo: “Di-re-che-sto-be-ne-con-te (pausa) è-po-o-co / di-re-che-sto-ma-le-con-te (pausa) è-un-gio-o-co”: Tiziano usa figure metriche rapidissime (semicrome) come un martelletto pneumatico; mentre il kick della batteria elettronica va spesso in contrappunto, fa pause e riattacca bruscamente, in sincope costante, voce e ritmo ingaggiano una specie di lotta a chi sorprende più, invece che stabilire l’uno il dominio dell’altro.

Come faceva Aaliyah, scomparsa in un incidente aereo a 22 anni, nel 2001, proprio mentre Tiziano riempiva le nostre radio. La sua “Are You That Somebody” aleggia ovunque in “Rosso relativo” (nel 2019 Ferro coronerà un sogno riuscendo a farsi produrre “Accetto miracoli” dall’inventore di quel suono, Timbaland). Ancor più irriverente è il modo di mettere il peso nel verso, tutto sull’inizio, che è principio ma anche punto di arrivo: “Regalami un sorriso io ti porgo una / rosa, perché so come sono, infatti chiedo / Xdono”.

Il lessico è elementare. “Scusa”, “posa”, “rosa”: sembrano le filastrocche in rima infantili, anch’esse diaboliche manifestazioni della coercizione mentale.“Su questa amicizia nuova pace si posa” vale un po’ come unpace pace di Gesù, non lo faccio più”. È un meccanismo infinito, ciclico, che sfuma i contorni tra strofa e ritornello in un unico flusso, una cantilena infantile che vuole prenderti per sfinimento. Ti chiederò perdono finché non mi perdonerai, ma non uso strazianti acuti o crescendo da standing ovation per farlo, piuttosto ti ipnotizzo, ti incastro in un ritmo da cui non puoi venire fuori. E infatti mentre il pezzo sfuma, perché potrebbe continuare all’infinito, l’Europa tutta lo manda in loop senza sosta: dopo il latin pop dal portamento rischiosamente tendente alla letargia di Ramazzotti e Pausini, è la prima “cosa davvero nuova” che esportiamo.

(di Tiziano Ferro / © EMI/Nisa/Pandar/Sugarmusic)

(Vincenzo Rossini)

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Domani scriveremo di “Luce (Tramonti a Nord Est)” di Elisa

Abbiamo già pubblicato:

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

"La descrizione di un attimo" dei Tiromancino

"Tutti i miei sbagli" dei Subsonica

"L'ultimo bacio" di Carmen Consoli

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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