Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “La descrizione di un attimo” di Tiromancino

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, pubblicandone le schede scritte da Vincenzo Rossini.
Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “La descrizione di un attimo” di Tiromancino

La descrizione di un attimo di Tiromancino da “La descrizione di un attimo”, Virgin/Nonsense, 2000.

Prima di “La descrizione di un attimo” i Tiromancyno-poi-Tiromancino sono stati una band difficile da incasellare e parzialmente irrisolta, almeno in termini di identità musicale. Sono stati firmatari di quattro album rapsodici, gravitanti attorno a molti fulcri senza adottarne alcuno: funk, alt-rock, psych-rock, punk, elettronica, su testi a un passo dal paranoide (molto in voga al periodo) e a un altro da uno strambo nonsense difficile da afferrare. Perciò “La descrizione di un attimo” è un punto e a capo clamoroso, che fa tabula rasa di molte di queste idee per conservarne solo poche tracce: la ripetizione ipnotica di alcune frasi, l’ibridazione elettronica, un senso di solitudine particolarmente accentuato nei testi. Determinante è l’incontro con Riccardo Sinigallia, formalmente autore dei campioni e voce ospite, nei fatti coinvolto nella scrittura a un livello tale che è arduo stabilire in quale percentuale questo sia “anche” il suo album. L’attribuzione peraltro è la spinosissima questione che fomenterà la brutta frattura tra Federico Zampaglione e il resto della band, quando arriverà il successo. Inutile cercare di districarsi tra interviste e dichiarazioni più o meno confutabili: anche se alla Siae è registrata a firma di entrambi (più Francesco Zampaglione), è certamente piena dello stile di Sinigallia la title-track, cavalcata acustica a tempo sostenuto di grande effetto melodico e grande canzone d’amore del post Duemila. Su un amore mancato, in verità.

Articolato in versi lunghi e piuttosto convulsi, vicini a un parlato dominato dalla fretta, come travolto dalla foga di ‘dire cose’, il testo focalizza l’incontro tra due ex amanti la cui relazione si è interrotta per volere di lui, la voce narrante, nel momento in cui essa era sul punto di poter esplodere. Il tempo della narrazione è posteriore di cinque anni rispetto a quell’“attimo” determinante, il momento in cui “le convinzioni che cambiano” hanno fatto crollare “la certezza del mio debole per te”. Tradendo un’opinione di lei che la vede quasi ingenua, o comunque più fragile dei due, lui la descrive come una donna incapace di stare da sola, una che crede che “dividersi la vita sia normale”, in contrasto con la sua scelta di autonomia. Eppure nel momento stesso in cui questa proiezione dovrebbe quasi rassicurarlo, si ritrova a scivolare con la memoria a quel tempo in cui l’amore era nella sua pienezza, in cui bastava un attimo per far succedere le cose. In questo istante, con la sicurezza del presente da un lato e la tentazione della nostalgia del passato dall’altro, gli esplode in mano una domanda, che il testo articola attraverso un’eccezionale simmetria tra il verbo “succedere” nell’ultimo verso della strofa e il participio successo del primo verso del pre-chorus, accompagnato da una melodia che abbandona la metrica simil-parlata e si invola verso l’alto, come in un singulto: “E la sensazione che in un attimo / qualunque cosa pensassimo in due, poteva succedere / E poi cos’è successo (?)”.

In un gioco di rimandi tra passato e presente, la seconda strofa ripropone il medesimo schema degli eventi: dopo che lui l’ha informata di essere al corrente delle crisi da lei vissute in tutto questo tempo (“Mi hanno detto che stai male / che sei diventata pazza / ma io so che sei normale”), lei gli chiede di “partire adesso / perché i numeri e il futuro non ti fanno preoccupare”. Ancora una volta dopo quasi cinque anni, lui si ritrova a rifiutare; nel farlo, tuttavia, sceglie una forma che lascia aperta l’ipotesi che non sia un pretesto, ma ci sia del sottile rimpianto, sia per l’impossibilità effettiva e ormai assodata di far rivivere quell’attimo ma soprattutto perché, in fondo, lei “come sempre” è ancora bellissima, “un’emozione fortissima, eh”, dove quel “eh” a corredo, degno di un pezzo di Vasco Rossi, sta lì a lasciare intendere un milione di pensieri non detti, compresa una quasi sarcastica ammissione di sfiga esistenziale, di un tempismo sempre errato. L’invito finale sigilla l’incontro e chiude il cerchio: “Ci rivediamo presto / fra almeno altri cinque anni”.

Canzone sulle convinzioni che vanno in frantumi e sull’impossibilità di concepirsi felici totalmente da soli, “La descrizione di un attimo” sembra la sequenza ripresa a distanza di un film di raffreddato romanticismo, come la bellissima immagine di copertina dell'album “Una donna per amico” (1978) di Lucio Battisti, con quei due al tavolino di un bar ripresi dall’altro lato della strada. In qualche modo “La descrizione di un attimo” è una “Prendila così” in chiave contemporanea, con meno tragicità e un velo di ironia. Sono battistiane l’andatura armonica del pre-ritornello, il ricorso al falsetto e agli archi e l’assenza di ritmica di sostegno, tra folk acustico e Brasile (come “Respirando”, sempre Battisti, stavolta da “La batteria il contrabbasso eccetera”, 1976). In ogni caso, gli elementi paiono messi insieme da un tono confidenziale ovattato e discreto, come se la tavolozza di colori scelta per dipingere questo incontro fosse stata accuratamente dosata per rispettare i suoi protagonisti, tutelare le loro speranze destinate a fallire e i tentennamenti del cuore, trattenerli da scenate o da isterie varie, virando tutto in un autunnale pastello.

Determinante per stendere un velo di dissacrante autoironia sul romanticismo del brano, certamente il più dolce mai pubblicato dalla band a quel tempo, è stato il videoclip girato per promuoverlo, fondamentalmente fuori tema rispetto al brano, che mostra Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi intenti a replicare gli sketch storici di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini (da Zorro a Tarzan) mentre la band affoga nelle sabbie mobili della giungla.

Il video amplifica la portata del brano, innescando la tanto agognata ascesa verso il successo di larga scala della band, poi suggellato da “Due destini”, molto più della partecipazione sanremese di “Strade”. È un momento di grazia destinato a finire: mentre MTV passa i video dei Tiromancino, Francesco Zampaglione e la bassista Laura Arzilli lasciano la band e aderiscono al progetto artistico di Sinigallia, in rottura netta con Federico Zampaglione, da qui in avanti plenipotenziario del marchio, dello stile e dell’universo espressivo associato al nome del gruppo.

Non è dato sapere se sia per rimarcare intenzionalmente che questa canzone è roba sua o solo per mera affinità stilistica, fatto sta che l’esordio solista di Sinigallia suona spesso come una variazione sul tema del cantautorato nu-folk a matrice acustica di “La descrizione di un attimo”. Il brano, tuttavia, continuerà a essere presenza fissa nei concerti tanto di Sinigallia che di Zampaglione. Che sia proprio una canzone su una storia sbocciata e troncata prima di diventare importante a sigillare il breve momento di grazia e poi di dissidio tra i due, sembra un gioco beffardo del destino.

(testo: Riccardo Sinigallia, Federico Zampaglione, musica: R. Sinigallia, F. Zampaglione, Francesco Zampaglione / © Co.Gi/New Emergency/SM Publishing/Universal)

(Vincenzo Rossini)

Domani scriveremo di “Tutti i miei sbagli” dei Subsonica

Abbiamo già pubblicato:

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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