Birthh: una cosmopolita che canta in inglese ma ascolta Battisti

Intervista alla 23enne cantautrice toscana che dopo aver conquistato Europa e America con il suo album d'esordio, ora torna con "WHOA".

"Sono fusa, ho dormito tre ore", sorride a un certo punto della chiacchierata Alice Bisi, mentre inizia a preparare la valigia. È a Londra, ma tra poco prenderà un aereo che la porterà a New York. Da anni non fa che girare come una trottola tra Italia, Regno Unito e Stati Uniti. All'estero si sono accorti del talento e delle potenzialità di Birthh - questo il nome d'arte che ha scelto - molto prima che da noi. Il suo album d'esordio, "Born in the woods", uscito nel 2016 per l'etichetta indipendente ferrarese We Were Never Being Boring, a soli 19 anni permise alla cantautrice toscana di catturare l'attenzione dei media e del pubblico europeo e americano, portandola a condividere i palchi di festival internazionali con nomi del calibro di PJ Harvey, Mac DeMarco, Andrew Bird, Benjamin Clementine e Nick Murphy.

"Ho avuto la fortuna di collezionare esperienze importanti, che mi hanno fatto capire che tutto quello che voglio dalla mia vita è vivere di musica", riflette Alice, che di anni oggi ne ha 23 e si appresta a presentare dal vivo in giro per il mondo (Coronavirus permettendo) il suo nuovo disco, "WHOA", primo frutto del contratto discografico all'inizio del 2019 con Carosello Records (etichetta che negli ultimi anni ha fatto di fenomeni come Coez, Thegiornalisti e Levante vere e proprie star del pop nazionale).

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"WHOA", nei negozi da domani, venerdì 6 marzo, è nato proprio come reazione alle tante esperienze che nei quattro anni successivi all'uscita di "Born in the woods" hanno permesso a Birthh di crescere come persona e come musicista: "Ho scelto questo titolo perché rappresenta un senso di sorpresa.

Nell'ultimo periodo ho capito cos'è che ci fa veramente alzare dal letto la mattina, cosa ci spinge a fare le cose che vogliamo fare". È cresciuta anche la sua musica, complice la collaborazione con gli ingegneri del suono Lucius Page (già al fianco di ASAP Ferg, Solange, Boyz Men) e Robert "LB" Dorsey (H.E.R., Chris Brown, Kelly Rowland), che hanno aiutato Alice a mettere da parte il bedroom pop per abbracciare sonorità più mature: "Dal primo disco ho acquisito a livello di produzione alcune conoscenze più ampie dei mezzi che uso. Non ho lasciato nulla al caso a livello di selezione dei suoni, dei sample e dei beat. Ho cercato di dare a ciascun brano ciò di cui aveva bisogno. Anche a livello di scrittura, l'entusiasmo che provavo durante la scrittura, quando ero ancora impegnata con la promozione di 'Born in the woods', mi ha aperto un mondo di temi e soluzioni nuove", racconta. .

Il disco, anticipato dai singoli "Supermarkets", "Yello / Concrete", "Parakeet" e "Space dog", contiene dieci brani (più un intermezzo strumentale) scritti e cantati tutti in inglese.

Anche la scheda di presentazione dell'album è scritta in inglese, a dimostrazione del fatto che il progetto Birthh sembra rivolgersi più al pubblico del mercato anglo-americano che a quello italiano: "Ho sempre trovato l'inglese più affine al mio modo di esprimermi e di comunicare. È una lingua universale, che mi permette di arrivare a quanta più gente possibile", spiega la cantautrice. Potrebbe essere uno scoglio, per il mercato italiano. Ma ad Alice non interessa: "Se alle persone la mia musica non arriva mi dispiace, ma non posso farci nulla. Non mi va di fare musica pensando troppo a come verrà recepita dalle persone. Chi scrive ha il compito di rendere le proprie emozioni quanto più universali possibili, fare in modo che molti possano immedesimarsi in ciò che ha scritto. Ma non si deve pensare solo a quello. A volte, a scrivere cose banali, si offende anche un po' l'intelligenza del pubblico". .

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La copertina di "WHOA".

I dischi che ha ascoltato di più durante le lavorazioni di "WHOA" ci sono "Blonde" di Frank Ocean ("Ha cambiato le carte in tavola per tanti") e "Telefone" della rapper americana Noname, ma tra le ispirazioni di Birthh ci sono - a sorpresa - anche due classici italiani: Gino Paoli e Lucio Battisti.

"Amo il loro modo di raccontare le cose", svela Alice, "di Battisti, in particolar modo, ho tutta la discografia. Lo ascoltavo con i miei in macchina, quando partivamo per andare a fare dei viaggi. L'ho assimilato molto sin da piccola". Meglio il Battisti della collaborazione con Mogol o quello del sodalizio con Panella? "Mogol. Le cose che hanno fatto insieme sono pura magia", risponde, "e poi a me di Battisti piacciono le ballate. Un paio di giorni fa è venuta a trovarmi una mia amica e insieme ci siamo messe ad ascoltare un po' di musica italiana. Quando è partita 'Emozioni' ho iniziato ad accorgermi di una serie di cose a livello testuale di cui da piccola non mi ero mai resa conto, perché non avevo gli strumenti per farlo". Poi, ridendo, aggiunge: "Non vorrei sbilanciarmi e dire che Battisti e Mogol sono stati meglio di Lennon e McCartney, ma insomma stiamo lì.".

di Mattia Marzi

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