Paola Zukar, la signora del rap: “La penso come Jay-Z: spesso i numeri non contano"

La manager di Fabri Fibra, Marracash e Clementino racconta le grandi sfide dell’hip hop e presenta la sua nuova creatura, Trx: una radio interamente dedicata al genere

Paola Zukar, la signora del rap: “La penso come Jay-Z: spesso i numeri non contano"

Il rap muta, entra fra le pieghe della società, la modifica nei suoi codici e si consolida sempre di più, anche in Italia, come un fenomeno culturale e non solo musicale. Con Paola Zukar, manager di importanti artisti come Fabri Fibra, Marracash e Clementino autrice del libro “Rap – una storia italiana”, abbiamo parlato delle trasformazioni e delle prossime sfide dell’hip hop made in Italy. La “signora del rap” ha appena lanciato in modo più strutturato Trx radio, la radio italiana, nata come app, interamente dedicata a questo genere.

Che cosa rappresenta la nascita di Trx radio?
Una radio tutta nostra simboleggia un’ultima frontiera, un ultimo avamposto raggiunto. Questo perché in passato c’è stata, e ancora oggi a volte si manifesta, una reticenza nei confronti del rap. In parte è anche normale sia così: stiamo parlando di un “non canto”, spesso provocatorio. L’idea, grazie a un’app ad hoc, è quella di realizzare una radio specializzata, che parli del mondo hip-hop h24 come in Francia e in Germania. Gli Stati Uniti in questo sono avanti anni luce, hanno tante e diverse proposte. Avere dalla nostra sei top player del rap italiano (Salmo, Marracash, Fabri Fibra, Gué Pequeno, Clementino, Ensi) ci regala subito autorevolezza.  

Dopo i fatti di Corinaldo, diversi media hanno attaccato il mondo hip hop. Avere un proprio mezzo di comunicazione, è un’arma per difendersi?
Chi non viene dal mondo rap, chi non conosce questo ambiente, può aver pensato “è solo moda”. Una moda aggressiva, con un linguaggio provocatorio e scioccante. A volte è volutamente così perché il rap ambisce a essere chiamato in causa e attaccato. Adesso che ci si è finalmente resi conto che non è una moda, ma che il rap ha la forza di permeare la cultura italiana e il modo di parlare di più generazioni, è necessario raccontarsi con più profondità. Mi spiego: se si arriva a doversi difendere, vuol dire che qualche cosa non ha funzionato a livello comunicativo prima. Oggi la sfida è parlare a tutti e far capire perché il rap ha determinate caratteristiche. Trx mira a questo, a entrare con il racconto nella quotidianità delle persone, spiegando il perché di certe dinamiche.

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Chi può raccogliere la sfida?
Tutti quelli che hanno la voglia di capire e alimentare il dibattito. A Trx, i cui studi oggi sono ospitati da Radio Italia, mi piacerebbe avere perfino Enrico Mentana, che sicuramente sarebbe capace di osservare alcuni fenomeni da angolazioni diverse.

Il cambiamento più grande nel decennio del rap 2006-2016?
La rete, il web. Ha permesso di non avere colli di bottiglia, di saltare chi seleziona e arrivare comunque. Oggi paradossalmente si deve diventare “curatori” per arginare l’effetto opposto che si è creato: in passato senza la rete “non si passava”, oggi c’è un mare, un oceano di musica. In questa sorta di anarchia, qualcuno deve tentare di raccontare in modo puntuale, senza perdersi in queste acque infinite.

Che cosa pensi degli exploit di molti rapper sulle piattaforme di streaming?
Non credo nei numeri, proprio come Jay-Z. I numeri mentono, li puoi manipolare. E in tantissimi lo fanno. Spesso non significano nulla. Diverso è quando questi numeri non sono più percezione, ma si trasformano in realtà, basti pensare al riscontro nei live. Ormai, comunque, c’è poco da fare, è una questione generazionale e anche culturale: milioni di stream, milioni di views, milioni e milioni.

Ci sono tanti giovani rapper che realizzano grandi numeri con lo streaming, ma i dischi che hanno alzato l’asticella in questi ultimi anni sono di artisti fra i 35 e i 45 anni. Fra questi Salmo e Marracash.
Sì, è così. Questo perché i ragazzi traducono il loro mondo con semplicità, anche se la realtà è molto più complessa. I giovani rapper hanno regalato un contributo fondamentale al successo della scena, ma è chiaro che la forza del disco di Marra per esempio, un lavoro spesso, è frutto di un percorso di maturazione che chiaramente un giovanissimo non ha. Ci vuole tempo. Oggi un ragazzo, dalla sua cameretta, può realizzare una hit. Ma la credibilità si costruisce passo dopo passo. Ci sono però delle eccezioni…

Tha Supreme?
Giovanissimo, ha fatto uscire un lavoro di successo, magari semplice nei contenuti, però capace di cambiare il linguaggio e di stravolgere il genere con suoni nuovi. Marra e Tha Supreme sono i due opposti che alla fine si ritrovano.

Nel rap di oggi il contenuto vince sulla forma o no?
Credo che la risposta sia proprio nel successo del disco di Marra. Un lavoro che fa riflettere, profondo, con anche parti più leggere: è tutto quello che dovrebbe essere la musica. È stata una rivincita. Se mi guardo intorno vedo tanta superficialità nel rap di oggi perché i ragazzi spesso preferiscono essere intrattenuti piuttosto che pensare. Questo perché è difficile trovare “qualcosa in cui credere”, come dice lo stesso Marra. È legittimo volersi svagare con la musica. Con canzoni che dicono poco o nulla magari si ha un exploit momentaneo, ma con il tempo si rimane a mani vuote.

Perché le donne nel rap fanno fatica a emergere?
Perché è così non solo nel rap, ma in tanti altri strati della società. Le ragazze che fanno rap, quando si espongono, generano tutta una serie di reazioni non semplici da gestire. Madame con “17” ne è la dimostrazione. Bisogna avere le spalle larghe per affermare certi concetti, da donna. Oltre ai cambiamenti climatici, quello della parità di genere è il tema numero uno oggi in Italia. Va ristabilito un equilibrio.

(Claudio Cabona)

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