Night Skinny, parla il produttore di 'Mattoni': 'Faccio quello che voglio'

Il successo di "Pezzi", la firma per la major, il nuovo album "Mattoni" (con le star del rap italiano). Il caso ThaSupreme e lo streaming: l'intervista a Night Skinny.

Night Skinny, parla il produttore di 'Mattoni': 'Faccio quello che voglio'

"Non mi fermo un attimo. Da qualche settimana sto lavorando a un progetto internazionale grosso": Night Skinny ci parla al telefono dal suo studio di registrazione. Gli ultimi mesi sono stati frenetici per il produttore e beatmaker molisano, ma milanese d'adozione: dopo l'uscita di "Pezzi", il disco che nel 2017 (complice il successo sulle piattaforme di streaming, e i featuring con star di protagonisti del panorama rap italiano come Gué Pequeno, Rkomi e Tedua) lo ha catapultato fuori dall'ambiente underground e gli ha permesso di riscuotere i suoi primi successi, Night Skinny si è rimesso subito al lavoro per dare un seguito a quel disco. Ha radunato una serie di superstar della scena e ha confezionato "Mattoni", con cui ha replicato i numeri dell'album precedente, con le incursioni di Fabri Fibra, Marracash, lo stesso Gué Pequeno, Achille Lauro, Ketama, Side Baby e Franco126, Capo Plaza, Chadia Rodriguez: "Mi sono preso il posto che mi spettava", dice, senza temere di apparire presuntuoso o spocchioso, "ora però vorrei fare canzoni più pazze, più istintive".

Sul non meglio specificato progetto internazionale non ha voglia di sbottonarsi: "Quando arriverà il momento di parlarne, lo farò", spiega. Stasera arriva a Roma per il tour di presentazione di "Mattoni", con un dj set al Goa Club di via Giuseppe Libetta, e non è escluso che possano raggiungerlo sul palco i tanti ospiti romani del disco (da Noyz Narcos a Achille Lauro, passando per Quentin40): "'Mattoni' è un termometro che misura lo stato di salute del rap italiano, che è ottimo. Sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Ci siamo allineati a quello che succede in Europa e in alcuni casi anche a quello che succede negli Stati Uniti. I veterani stanno dimostrando di essere al passo con i tempi e la scena è piena di artisti giovani con voglia di fare e produttori forti".

Lo streaming ha aiutato molti nomi ad emergere, permettendo al rap di avere la meglio sul pop anche nelle classifiche: "Grazie a Dio, mi verrebbe da dire", commenta Night Skinny. Però casi come quello di Marracash o di ThaSupreme, che con i rispettivi nuovi album hanno occupato la top ten italiana dei singoli, hanno riportato d'attualità un tema portato all'attenzione di pubblico e addetti ai lavori nel marzo del 2017 da Ed Sheeran, che con le canzoni di "÷ (Divide)" conquistò la top 20 della top 20. Impensabile un exploit del genere all'epoca della discografia "fisica" e il produttore sa bene che lo streaming premia soprattutto gli artisti seguiti dai giovanissimi, che passano intere giornate a streammare i loro pezzi e le loro playlist preferite: "Mi piace chi cambia le regole del gioco, come ThaSupreme: è geniale, folle, una promessa del mercato. Ha settato il suo standard, può fare quello che vuole". Lo stesso Night Skinny, che non è proprio una "nuovissima" proposta (ha 36 anni e prima di "Pezzi" aveva pubblicato tre album), è stato aiutato dalle piattaforme: "È stato un momento storico favorevole. Se 'Zero kills' (suo album del 2014, pubblicato da indipendente) uscisse oggi, andrebbe sicuramente meglio di cinque anni fa, quando le riproduzioni sulle piattaforme di streaming non venivano conteggiate per le certificazioni e il mercato era ancora bombardato dalle vecchie guardie del pop".

Dopo i numeri di "Pezzi", Night Skinny ha firmato un contratto con una major, Universal: "Ma ho lavorato a 'Mattoni' con la stessa attitudine da indipendente che avevo prima di firmare il contratto. Cerco da prendere dalla major quello che di buono può darmi", dice, "mi piace fare quello che voglio". Provocare, anche, intitolando il disco precedente "Pezzi" (come i "pezzi" di droga) e quello successivo "Mattoni" (in gergo, un "mattone" è un'unità di misura più grande di un "pezzo"): "Non era ovviamente un elogio alla droga, ma una cosa provocatoria. Un modo per giocare sull'analogia tra la botta di coca che ti sconvolge e il rapper di nuova generazione che entra in studio e in un quarto d'ora incide un pezzo potentissimo".

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