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NEWS   |   Recensioni concerti / 17/06/2019

La notte di Ed Sheeran a Roma: il racconto

Il rosso cantautore britannico ha incendiato lo Stadio Olimpico con le sue ballate per cuori spezzati e i suoi inni trascina-arene: ecco com'è stato il concerto.

La notte di Ed Sheeran a Roma: il racconto

Un amico è rimasto a Hebden Bridge a vendere vestiti in un negozietto. Uno ha un chiosco sul lungomare. Uno ha avuto due figli. Un altro si è perso nella droga. Un altro ancora fa fatica ad arrivare a fine mese. E poi c'è lui, che a ventotto anni è una popstar da più di cento milioni di dischi venduti in tutto il mondo e gira il mondo con la sua musica, ma che con la testa - come racconta anche in "Castle on the hill", non a caso messa proprio all'inizio della scaletta - è rimasto in quella piccola cittadina dello West Yorkshire, tra Manchester e Leeds, nell'Inghilterra del nord, dove è nato e cresciuto e dove quando può torna volentieri. Quella che Ed Sheeran porta sul palco dello Stadio Olimpico di Roma, seconda tappa italiana dopo Firenze del tour 2019, è semplicemente la sua storia: quella di un ragazzo partito dalla sua cameretta e arrivato in cima alle classifiche di tutto il mondo grazie alle sue canzoni.

L'ultima volta che il cantautore britannico era passato per la Capitale con un suo tour, nel gennaio del 2015, si era esibito al PalaLottomatica: aveva pubblicato da pochi mesi l'album "x", quello di "Sing" e "Don't", e stava collezionando decine di Dischi d'oro e di platino con "Thinking out loud". Stavolta la platea è decisamente più vasta rispetto a quattro anni fa: uno stadio intero. Circa 60mila ragazzine pronte a versare fiumi di lacrime per le sue ballate e a urlare a pieni polmoni i suoi inni. Le scene sono più o meno le stesse già viste venerdì sera al Firenze Rocks: proposte di matrimonio, cori, distese di flash (a sostituire gli ormai desueti accendini). Solo che qui il contesto è diverso: non un ippodromo, ma uno stadio. Tradotto: è tutto più grande, più intenso, più epico.

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La corsa dal backstage al palco, mostrata in diretta sui maxischermi, è la corsa che in una manciata di anni lo ha reso uno dei numeri uno dell'industria discografica. "Castle on the hill" è la canzone perfetta per far entrare subito nel vivo del concerto il pubblico, già riscaldato dalla performance di James Bay, tra gli artisti scelti per aprire i concerti del nuovo tour. C'è tutto, lì dentro: le sue origini irlandesi, la sua adolescenza tra gambe ingessate e pomeriggi interi passati tra le rovine di quel vecchio castello sulla collina, la nostalgia di quel mondo che ormai esiste solamente nei suoi versi.

T-shirt del brand di cui è uno degli azionisti (di due taglie più grande), pantaloni e scarpe da ginnastica, subito dopo aver rotto il ghiaccio Ed spiega che sul palco sarà da solo: senza band - è la caratteristica di questo tour - e armato solamente delle sue chitarre (una Martin acustica personalizzata, una Martin LX1E e una Stratocaster) e di qualche pedale. Che sappia cavarsela bene con questa apparecchiatura è cosa nota, ma vederlo campionare in presa diretta beat ritmici e melodie come su "Eraser" o "Bloodstream" è un piacere per gli occhi - oltre che per le orecchie.

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La cosa che colpisce di più, però, è il modo con cui tiene il palco e affronta i 60mila dell'Olimpico: lo sguardo è quello tranquillo e rilassato di chi si è fatto le ossa nei piccoli club e partendo da lì ha imparato a domare platee sempre più esigenti e affollate. Gli anni della gavetta li ricorda con un sorriso: "Per me era già tanto esibirmi sui palchi dei piccoli club dell'Inghilterra del nord. Non avrei mai immaginato che un giorno sarei riuscito a suonare di fronte a così tante persone", dice nell'introduzione di "The A team". È solo la prima di quella lunga serie di ballate romantiche diventate negli anni il suo marchio di fabbrica: da "Dive" a "Perfect" (la canta anche in italiano, come nella versione in duetto con Andrea Bocelli), passando per "Tenerife sea", "Lego house", "Give me love" e naturalmente "Thinking out loud" e "Photograph".

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Poi, però, c'è l'altra faccia della medaglia. Oltre al songwriter dei cuori spezzati, la popstar pronta a far saltare tutti in piedi sugli spalti con i suoi inni trascina-arene. Sheeran è bravo a regolare le dosi: per ogni ballata c'è un pezzo che riporta subito su il morale dei ragazzi e delle ragazze nel parterre e sugli spalti: "Don't", "New man", "I don't care", "Galway girl" e "Nancy Mulligan" (due espliciti omaggi alle sue origini irlandesi), "Sing", fino al finale esplosivo con la hit "Shape of you" e "You need me, I don't need you", cantate indossando una maglietta azzurra della nazionale italiana - d'altronde per Ed l'Italia è anche un po' casa (qualche anno fa ha acquistato una tenuta in Umbria e proprio dal nostro paese, ormai due anni fa, partì il tour mondiale legato all'album "Divide").

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Anche se è in giro da più di due anni, il rosso cantautore britannico non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Dal palco dell'Olimpico fa sapere che negli ultimi mesi ha scritto molto. E infatti tra meno di un mese arriverà nei negozi un nuovo album, "No.6 collaborations project", già anticipato dal duetto con Justin Bieber su "I don't care" e da "Cross me", insieme alle star dell'hip hop statunitense Chance the Rapper e PnB Rock. Il suo sogno più grande, però, resta quello di pubblicare - prima o poi - un album lo-fi ispirato a "Nebraska" di Bruce Springsteen. Un modo per spiazzare chi si aspetta un altro album di hit: "Sarà quello che venderà di meno, ma sarà il più amato", assicura lui. Il 19 giugno San Siro ospiterà l'ultima tappa italiana del tour, che poi proseguirà in Europa almeno fino alla seconda metà di agosto. Sempre che Ed non decida di fare ulteriori sorprese.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Castle on the hill"
"Eraser"
"The A team"
"Don't/New man"
"Dive"
"Bloodstream"
"I don't care"
"Tenerife sea"
"Lego house/Give me love"
"Galway girl"
"I see fire"
"Thinking out loud"
"Photograph"
"Perfect"
"Nancy Mulligan"
"Sing"
"Shape of you"
"You need me, I don't need you"

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