Vasco torna a San Siro: 'I miei concerti? Una fuga da questa realtà'

29 concerti alla Scala del Calcio in 29 anni per il rocker, che torna dopo quattro anni: "Sarà uno show duro e puro". Il commovente omaggio a Massimo Riva.

Vasco torna a San Siro: 'I miei concerti? Una fuga da questa realtà'

"Era tanto che non facevo una conferenza stampa di questo tipo", dice Vasco guardando l'affollato parterre di giornalisti e reporter di fronte a lui nella sala conferenze dello stadio San Siro di Milano. Poi, rivolgendosi ai fotografi che con i flash fanno brillare le lenti degli immancabili occhiali da sole, aggiunge: "Mettetevi pure comodi, perché la struttura è stata prenotata per quindici giorni, quindi potete stare belli tranquilli". Allude chiaramente alle sei date che da oggi e fino al 12 giugno lo vedranno esibirsi dal vivo alla Scala del Calcio, per gli appuntamenti milanesi del "VascoNonStop Live 019", dopo l'anteprima di Lignano e prima dei due concerti alla Fiera di Cagliari. Con queste date sale a ben ventinove il numero di concerti del rocker di Zocca a San Siro, dove mancava dal 2014: "Significa che sono ventinove anni che le star internazionali quando arrivano qui devono bussare", scherza. Intanto si mette comodo anche lui. E seduto sulla poltrona dietro il bancone, trasformato idealmente in una cattedra, Rossi comincia a leggere e analizzare con il tono di un professore universitario il testo della canzone che apre la scaletta dei concerti del 2019, "Qui si fa la storia": "La disperazione tu forse non lo sai / la disperazione è già qui / c’è solo un modo / che io conosco / la disperazione la soffochi con me".

Non è un caso che Vasco abbia scelto di aprire lo spettacolo del "VascoNonStop Live 019" proprio con quel brano, pescato dall'album "Il mondo che vorrei" del 2008: "Sintetizza il concetto dello spettacolo. Con il rock usciamo fuori da questo mondo grigio, brutto, antipatico, triste. Questo mondo pieno di gente cattiva e di rabbia", spiega, e il sorriso beffardo con cui fino a poco prima prendeva in giro fotografi e giornalisti lascia il posto a uno sguardo riflessivo, "è una fuga dalla realtà, anche se solo per una sera: scappiamo fuori da questo mondo che non ci piace, che continua a non essere il mondo che vorrei. Noi musicanti siamo qui per portarvi un po' di gioia".

Con il rock usciamo fuori da questo mondo grigio, brutto, antipatico, triste. Questo mondo pieno di gente cattiva e di rabbia. È una fuga dalla realtà, anche se solo per una sera.

Intanto sfoglia il comunicato che la sua storica addetta stampa, Tania Sachs, in piedi accanto a lui dietro il bancone, ha preparato per presentare i concerti di quest'anno e comincia a snocciolare uno per uno i vari titoli delle canzoni in scaletta: "Mi si escludeva", "Buoni o cattivi", il singolo "La verità" (uscito lo scorso autunno). La sua attenzione ricade però su "Fegato fegato spappolato", il nono pezzo leggendo l'ordine dei titoli, direttamente dal secondo album "Non siamo mica gli americani", di cui proprio quest'anno cade il quarantennale: la provincia, l'emarginazione, la solitudine, il pregiudizio, la rabbia, la voglia di fuga, la ribellione. C'è tutto Vasco, lì dentro: "Quello è stato il mio primo rap, o trap. A me piace molto quella musica. Anche se non l'ascolto, semplicemente perché non fa parte del mio carattere", dice.

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A dare un veloce sguardo alla scaletta, si direbbe che il fil rouge che lega tra loro i ventinove pezzi - tanti quanti i numeri di Vasco a San Siro - siano le atmosfere distopiche di canzoni come "La verità", "La fine del millennio", "Portatemi Dio" e "Gli spari sopra", in cui Vasco parla di un presente e di un futuro non proprio rassicuranti. "Spinoza diceva che il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. Accanto alla tristezza, potrei aggiungere la paura", riflette, "'Mi si escludeva' è un pezzo attuale, anche se l'ho scritta vent'anni fa". Il riferimento è al tema dell'esclusione, che Vasco affronta nel testo della canzone: "È stata una mia immaginazione che purtroppo si è realizzata in maniera drammatica". Qualcuno ne approfitta e cerca di tirarlo per la giacchetta, ma Rossi non ci sta: "Non faccio politica, io. Parlo di questioni personali. È la mia personale esperienza. Dico solamente che la vita non è facile, come ho scritto anche in una canzone. Ma con la musica scappiamo via di qua, fuori dalla realtà. La musica consola, ha una grande forza comunicativa. I miei concerti sono così".

Non faccio politica, io. Parlo di questioni personali. È la mia personale esperienza. Dico solamente che la vita non è facile, come ho scritto anche in una canzone.

Se il 2014 fu l'anno della svolta heavy metal e il 2018 quello della svolta industrial, con i concerti di quest'anno Vasco prova a tornare alle sue radici: "Il taglio è punk rock. Abbiamo ripreso molti pezzi vecchi, del passato remoto. Sono stato il primo che ha iniziato a fare rock con la chitarra elettrica e con un gruppo, sulla scia di quello che faceva all'epoca la PFM. Prima di me c'era Bennato, che però faceva rock con la chitarra acustica. Negli anni ho continuato e sono ancora qua, vivo e vegeto. Mi premeva ricordarlo, magari qualcuno l'aveva dimenticato". Il concerto, assicura, sarà "duro e puro": "Perché duri sono i tempi e puro sono io", sorride. Se cambiano i suoni, la band resta invece la stessa che lo ha affiancato nel tour dello scorso anno. Squadra che vince, d'altronde, non cambia, e così accanto al Kommandante i fan ritroveranno i chitarristi Vince Pastano (anche nel ruolo di "capo orchestra", ereditato con la scomparsa di Guido Elmi nel 2017) e Stef Burns, la polistrumentista Beatrice Antolini, il tastierista Alberto Rocchetti, il trombettista Frank Nemola, il batterista Matt Laug e il bassista Andrea Torresani, che si alternerà sul palco con Claudio "il Gallo" Golinelli, che non si è ancora del tutto ripreso dai problemi di salute che lo hanno colpito negli ultimi mesi.

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Non mancherà in scaletta l'omaggio che Vasco riserva da ormai qualche anno, sulle note di "Canzone", al suo storico chitarrista Massimo Riva, scomparso esattamente vent'anni fa, il 31 maggio del 1999: "Lo ricordo sempre con tanto affetto, una parte di lui è sempre viva dentro di me. Era come un fratello minore. Me lo portavo in giro perché mi divertiva. La nostra non è stata solamente un'amicizia, ma anche un rapporto di complicità artistica. Massimo era il mio Keith Richards. Nella mia mente, negli anni '80 io ero Mick Jagger e il mio gruppo erano i Rolling Stones. Ho vissuto la sua morte come una specie di tradimento. Aveva iniziato a percorrere una strada dalla quale non sarebbe più uscito".

Massimo era il mio Keith Richards. Nella mia mente, negli anni '80 io ero Mick Jagger e il mio gruppo erano i Rolling Stones. Ho vissuto la sua morte come una specie di tradimento.

I sei concerti allo stadio San Siro di Milano rivivranno poi in uno speciale realizzato dal regista Giorgio Verdelli (già al lavoro sul docu-film "Il tempo resterà", dedicato a Pino Daniele) che andrà in onda su Canale 5 il prossimo 16 giugno, con interviste dal backstage e i contributi di alcuni cantautori di nuova generazione legati in un modo o nell'altro a Vasco. Due giorni dopo, il "VascoNonStop 019" arriverà invece alla Fiera di Cagliari, dove Rossi si esibirà la sera del 18 e 19 giugno: "Fare i concerti in Sardegna è più complicato, perché bisogna portare tutta l'attrezzatura con le navi e per questo si tende spesso ad escludere quell'isola dai calendari del tour. Quest'anno, però, avevo voglia di tornarci, dopo nove anni".

Nessun accenno a nuove mosse discografiche del cantautore, che non pubblica un album di inediti da ben cinque anni (mai, prima d'ora, c'era stato un intervallo tanto lungo nella sua discografia tra un disco e quello successivo). L'attenzione è tutta concentrata sui live, dai quali Vasco sembra non voler proprio fare a meno, in barba ai suoi 67 anni: "Fare concerti mi permette di rimanere lucido. Faccio una vita molto sana, vado al letto presto, intorno alle undici e mezza. È incredibile, vero? Adesso mi piace svegliarmi presto la mattina. Le stagioni della vita sono incredibili. Cosa succederà dopo? Chi vivrà vedrà".

di Mattia Marzi

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