Matt Simons, il cantautore di “After the landslide” che trasforma la tristezza in conforto. Due date in Italia

“Se le mie canzoni fossero una stagione dell’anno, sarebbero l’autunno: il songwriter americano torna in Italia per due concerti, il 21 e 22 ottobre. L'intervista e i video live

Matt Simons, il cantautore di “After the landslide” che trasforma la tristezza in conforto. Due date in Italia

“Se le mie canzoni fossero una stagione dell’anno, sarebbero l’autunno”, dice Matt Simons. Non pensate però, a un cantante che mugugna testi carichi di dolore chino sulla chitarra acustica. La musica del songwriter americano è brillante, ha strutture classiche e un gusto pop per melodie, produzione e arrangiamenti. Il suo terzo album s’intitola “After the landslide” e s’annuncia con una bella copertina retro-psichedelica. “In un panorama desolato post apocalittico, alcuni fiori crescono all’orizzonte: c’è della speranza”.

La speranza è uno dei temi chiave della musica di Simons. “La vita può essere difficile”, dice, “ma ti senti meno solo quando se qualcuno canta la tua stessa tristezza. Ti senti meglio. I fan mi dicono che hanno suonato ‘Wish you’ o ‘To the water’ al funerale della fidanzata o di un parente. Può sembrare stupido, io invece lo considero un gran complimento. Quando capisco che le mie canzoni fanno sentire meglio le persone, ecco, sento d’aver fatto bene il mio lavoro. Forse è questo il motivo per cui sono venuto al mondo”.

Matt Simons è nato 32 anni fa a Palo Alto, California, dov’è cresciuto. Grazie a internet, si è creato una fan base in Europa. Durante un concerto in Olanda è stato notato da uno degli autori della popolarissima soap opera “Goede Tijden, Slechte Tijden” che ha poi inserito “With you” in una puntata, regalandogli il suo primo, inatteso successo. La canzone è contenuta nell’esordio del 2012 “Pieces” cui è seguito due anni dopo “Catch and release”, altro successo grazie a un remix della title track. Nel frattempo Simons si è trasferito a Brooklyn. Ha anche una “italian connection”: Marco Mengoni ha interpretato la sua “Light in you” col titolo “Ad occhi chiusi”. In giugno è passato in Italia come supporter di Ed Sheeran a Firenze Rock, e tra poco tornerà ad esibirsi nel nostro paese, da solo, a ottobre: il 21 ottobre sarà in scena alla Santeria di Milano (biglietto 18 euro più diritti di prevendita ed eventuali commissioni addizionali), mentre il 22 suonerà al Monk di Roma (18 euro + d.p.). 

I gusti musicali di Matt Simons non sempre somigliano alla musica che fa. Considera John Mayer uno dei migliori songwriter in circolazione e i Nickel Creek, la formazione bluegrass del grande mandolinista Chris Thile, uno dei gruppi migliori di tutti i tempi. Ha studiato jazz e suona il sassofono tenore. Com’è che s’è messo a scrivere e cantare canzoni pop? “Mi piace il jazz, ma è una musica talmente ricca e complessa da richiedere una dedizione totale. E io non so se amo il jazz a sufficienza per fare questo sforzo. Ma sto ancora studiando: quel diploma lo voglio”.

La frana citata nel titolo “After the landslide” rappresenta ogni tipo di crisi che mette sottosopra la vita delle persone. “Può essere un trasferimento, la fine di una relazione, un grosso cambiamento lavorativo. Sono tutti eventi che portano con sé un misto di eccitazione, terrore e speranza. È questo misto di emozioni che volevo catturare nell’album”. Per farlo, Simons s’è circondato di molti autori e produttori, come succede nel pop contemporaneo. “È una pratica rischiosa perché puoi perdere il controllo del progetto. A me non succede: mi considero il CEO della mia carriera. Ho bisogno di avere il controllo totale, ma non voglio rinunciare ad essere circondato da altre intelligenze creative”.

Uno dei pezzi forti dell’album è “Amy’s song”, i cui ricavi vanno alla United Nations Foundation. La Amy del titolo è la californiana Amy Kuney, in arte AMES. Duetta con Simons ed è co-autrice della canzone che racconta di un rapporto omosessuale ostacolato dai genitori. È una storia vera accaduta alla cantante quando stava con una ragazza figlia di mormoni. La morale, dice la canzone, è che a Dio non frega granché se sei etero, gay o altro. “Molte persone hanno bisogno di sentirselo dire perché sono cresciute in famiglie che le hanno colpevolizzate, facendo crescere sentimenti di odio per sé stessi che sono molto comuni nella comunità LGBTQ. Amy mi ha detto che avrebbe voluto ascoltare una canzone del genere quand’era giovane. L’avrebbe fatta sentire meno sola”.

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