Springsteen on Broadway: la storia di "Growin' up"

Springsteen on Broadway: la storia di "Growin' up"

E' uscito "Springsteen on Broadway", documentazione audio dello spettacolo dei record di del Boss al Walter Kerr Theathre, sulla 48° strada a New York. Il giorno dopo verrà pubblicato anche in versione video. Il CD è la registrazione audio di uno spettacolo da record, in termini numerici: oltre 220 replice, 100 milioni di dollari di incasso. Ma quello che più conta è la dimensione musicale: un Bruce Springsteen senza filtri, che canta versioni minimali, di pura emozione, delle sue canzoni. 

Continuiamo il nostro speciale con un track-by-track: la storia e l'analisi di ogni canzone delle 16 in scaletta. Partiamo da "Growin' up", che apre lo spettacolo.
Originariamente pubblicata in "Greetings from Asbury park", il disco d'esordio,  è la canzone che racconta - da sempre - le origini di Bruce. Quella di "Springsteen on Broadway" è un lungo racconto che alterna aneddoti alla canzone stessa, sulla base dell'arpeggio della chitarra acustica. Il disco, opportunamente, separe le introduzioni parlate dalle canzoni in sé, ma questo è l'unico punto del disco dove non c'è soluzione di continuità tra il racconto teatrale e la performance della canzone. Tant'è che l'intro in quanto tale dura due minuti, e la canzone quasi 12.

Bruce raccontad di Freehold, NJ? “A lifeless sucking black hole”, una trappola che sembrava ineluttabile ma che invece fu cambiato per sempre in soli tre minuti la sera di una tranquilla domenica estiva del 1956. Tutto cambiò davanti alla TV, quando un nuovo genere di uomo comparve e “spaccò il mondo in due. All’improvviso esisteva anche un altro mondo completamente nuovo, il mondo che sta sotto la tua cintura e sopra il tuo cuore”: Elvis Presley.

Bruce vuole una chitarra. The Fucking Guitar, come fu ribattezzata da Douglas Springsteen – alias: il fantasma-capo. “Growing up”, che in questo racconto finora era restata in sottofondo accennata da un paio di accordi sommessi e ripetuti all’infinito, finalmente decolla e dà al lungo monologo iniziale un senso musicale, così come il monologo restituisce le radici a questo e ai brani successivi, tutti spogliati e rivisitati profondamente. 

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