NEWS   |   Pop/Rock / 12/12/2018

“Springsteen on Broadway”: le cose che abbiamo scoperto su Bruce

“Springsteen on Broadway”: le cose che abbiamo scoperto su Bruce

“Springsteen on Broadway” e l’autobiografia “Born to run” sono una lunga seduta di autoanalisi e di terapia, in cui il Boss si mette completamente a nudo di fronte al proprio pubblico, attraverso lunghi monologhi e versioni acustiche ed essenziali di alcuni dei sui brani più noti e amati. 

La quantità di cose che abbiamo scoperto su di lui, attraverso questo disco (che esce in doppio CD domani venerdì 14 dicembre) e questo spettacolo  (che abbiamo visto in prima persona, e di cui abbiamo raccontato la storia qui) è enorme. Ne abbiamo identificate alcune.

Bruce Springsteen è umano
Quello che vediamo sul palco è un uomo fragile, non la rockstar-superuomo a cui siamo abituato. Una persona che porta il peso della sua storia, e lp condivide con il pubblico.
Bruce non suda, durante lo spettacolo, ma mostra la sua fatica emotiva. Le parole che dice sono così importanti che non c’è spazio per l’improvvisazione. Legge infatti su un gobbo elettronico, un “teleprompter”: il suo monologo segue un rigoroso copione, un altro inedito per lo spettatore. Lo interpreta come un attore consumato che ha i tempi nel sangue e la capacità di alternare commedia e tragedia in modo naturale. 

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Bruce è un comico nato
Springsteen on Broadway ha una chiave molto più autoironica, a tratti quasi comica, rispetto all’autobiografia. Bruce è da sempre il re delle gag sul palco, ma qui ci sono momenti di stand-up comedy spessi ed esilaranti. Uno, per tutti:

La mia città è una death trap, a suicide rap. E io? Io -  nato per correre, non per restare - avrei corso corso corso per non tornare mai più indietro. Ma alla fine guardatemi: vivo a dieci minuti da dove ero scappato. Ma non potevo certamente scrivere “Born to come back”, chi l’avrebbe comprata? Nessuno”.

 

Bruce non è un working class hero
Le ammissioni sul fatto le sue storie sono racconti, non frutto di esperienza personale, sono numerose. Certo, le ha derivate dalle esperienze del padre, un operaio colletto blu (che ha fatto diversi tipi di lavori, dall’operaio all’autista) e dalla madre, un’impiegata-colletto bianco (segretaria di uno studio legale). Ma di sé dice: “fare uno spettacolo ogni sera a Broadway significa che per la prima volta nella mia vita lavoro cinque giorni a settimana. O ancora:

 “Non ho mai visitato l’interno di una fabbrica come quelle su cui ho scritto molte canzoni. Non ho alcuna esperienza personale di lavoro. Ho inventato tutto – capite quanto sono bravo?”.

Bruce non sapeva guidare quando ha iniziato a scrivere di macchine
Uno dei momenti centrali di Springsteen on Broadway è il racconto del viaggio verso la California su un furgomoo, un’esperienza on the road molto diversa da come ci si potrebbe aspettare dall’uomo che ha scritto di macchine per buona parte della sua carriera. Bruce non sapeva guidare, e si è improvvisato autista per necessità, com molta paura sua e di chi viaggiava con lui. “L’uomo che avrebbe presto scritto ‘Racing in the street’ non sapeva tenere il volante di una vettura”.

Bruce è cattolico, in tutto e per tutto
L’importanza della cultura cattolica per Bruce è cosa nota: lo sappiamo, dalle tante citazioni e riferimenti religiosi nelle sue canzoni.  Ma se c’è una cosa che lo spettacolo (e la biografia) sottolineano, è che Bruce è dipendente da questa cultura: “Come dicono nel Padrino, with Catholics there’s no getting out”, dice chiudendo lo spettacolo. Che si chiude recitando il "Padre Nostro", recitato seriamente.
Amen.

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