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NEWS   |   Pop/Rock / 09/10/2018

Spandau Ballet in tour in Italia: “Vi presentiamo il nuovo cantante Ross William Wild” – INTERVISTA

Spandau Ballet in tour in Italia: “Vi presentiamo il nuovo cantante Ross William Wild” – INTERVISTA

“Vogliamo far spuntare il sorriso sul viso della gente”. Così il batterista John Keeble riassume lo spirito del nuovo tour degli Spandau Ballet. È il primo senza il cantante Tony Hadley, che ha annunciato la separazione dalla band nel luglio 2017 con un tweet laconico. È stato sostituito da Ross William Wild da Aberdeen, Scozia, un trentenne che si è fatto le ossa nel teatro musicale e a cui demandato il compito eccitante e ingrato di far rivivere le canzoni della band inglese. I “nuovi” Spandau hanno debuttato in giugno al Subterania di Londra. Il secondo show in assoluto della formazione sarà in Italia, il 23 ottobre al Fabrique di Milano. Sono previste date all’Atlantico Live di Roma il 24 e al Gran Teatro Geox di Padova il 25.

Accompagnati dal manager Steve Dagger, che assicura che la separazione da Hadley è stata pacifica, i quattro Spandau Ballet (Steve Norman è rimasto a casa a causa di un lutto in famiglia) sono in Italia per lanciare un primo giro di concerti che si svolge in locali più piccoli rispetto a quelli in cui sono abituati a esibirsi e che serve a testare la reazione del pubblico. “Non so davvero che cosa aspettarmi”, dice il chitarrista Gary Kemp. “Spero solo che la gente ci venga a vedere lasciando a casa il cinismo. Spero che vengano per celebrare la loro vita attraverso la nostra musica. Troveranno Ross, sì, ma il sound è il nostro classico e ci saranno solo hit. Non vai a vedere i Rolling Stones o gli U2 per sentire le ultime canzoni. Ci vai per entrare in connessione con il tuo passato e noi non siamo tanto stupidi da non saperlo”. Aggiunge il bassista Martin Kemp: “Nessuno se ne andrà pensando: che peccato, non hanno suonato la mia canzone preferita”.

Dagger racconta che è stato Hadley a mollare la band. “E noi” dice Martin Kemp “abbiamo deciso di continuare. È una sfida per noi e per la gente. Del resto, l’alternativa era smettere di suonare come Spandau Ballet. E per noi non era proprio un’alternativa”. E così il gruppo ha pubblicato un annuncio anonimo e ha fatto i provini a un’ottantina di candidati, fra cui Ross William Wild che Martin già conosceva: interpretava il ruolo di Elvis nel musical “The Million Dollar Quartet” nel quale il bassista faceva la parte del discografico Sam Phillips. “Martin mi ha invitato a raggiungerli. Io pensavo che fosse per vedere un loro concerto. Mica ho realizzato subito che erano loro che cercavano un cantante”.

Gli Spandau Ballet non si nascondono le difficoltà. Sanno che senza Tony Hadley sono un po’ come i Duran Duran senza Simon Le Bon. È anche vero che show di successo come quello dei Queen con Adam Lambert hanno aperto una via. “Non c’è nessuna strada segnata per gli Spandau”, ribatte il batterista John Keeble. “Non è diverso dal 2009, quando – taadaa! – siano tornati assieme. Ci vuole il pubblico affinché succeda qualcosa. C’era allora e sono sicuro che ci sarà di nuovo perché la gente ama le nostre canzoni e ama questa band”.

Ross spiega che cantare con gli Spandau è un po’ come camminare su un filo sottile. “Da una parte voglio rendere omaggio al modo in cui le canzoni sono state scritte e al modo cui il pubblico è abituato a sentirle. Però voglio anche aggiungere qualcosa di mio, spingere qua e là usando i miei mezzi vocali”. Secondo Keeble, Ross ha il timbro e la potenza giusta per farlo. “Abbiamo provato altri cantanti che funzionavano alla grande finché si trattava di cantare con l’accompagnamento di un pianoforte, ma quando suonava il gruppo intero la loro voce si rimpiccioliva. A Ross non succede. E poi ha l’arroganza necessaria per farcela. E in ogni caso, non voglio una replica, non sentire un imitatore di Tony Hadley”. Gary Kemp la mette giù così: “Mi avete visto cantare con Nick Mason le parti di Syd Barrett e di David Gilmour? Ecco, non cercavo di imitarli, ma di interpretarli con sensibilità e rispetto. E qui è la stessa, identica cosa.”

Secondo Martin Kemp, l’arrivo del nuovo cantante ha anzi rivitalizzato la band. “Immagina un gruppo di musicisti che suonano e cantano le stesse parti da quarant’anni. A forza di farlo hanno perso la capacità di esprimere il senso ultimo delle canzoni, hanno smarrito eccitazione e freschezza. Quando abbiamo suonato questi pezzi con Ross per la prima volta, ecco, improvvisamente è riapparsa la passione”. Per ora gli Spandau escludono di pubblicare o cantare inediti. “Ci piacerebbe farlo prima a poi”, spiega Gary, “ma questo tour serve per presentare Ross al nostro pubblico. Se avessimo pubblicato un pezzo nuovo, la gente l’avrebbe ascoltato e cosa avrebbe sentito? Non gli Spandau Ballet, ma un cantante sconosciuto”.

Avendo fatto un solo concerto, i “nuovi” Spandau sono nuovi davvero. Ed è curioso vedere le dinamiche interne alla formazione. “Le prove iniziano la prossima settimana, spero proprio che Ross abbia studiato i testi”, dice Gary Kemp ridendo. “Sono ossessionato dai testi”, gli risponde il cantante. “E infatti continuo ad annoiarvi con le mie domande: che cosa significa questo o quel passaggio? Ad esemepio, di che parla ‘To cut a long story short’?”. Risponde Gary e sembra davvero gli stia dando una piccola lezione di storia: “Parla di cinque amici nemmeno ventenni che vengono fuori da una scena incredibilmente eccitante di Soho e suonano di fronte a un pubblico infervorato all’inizio di un decennio nuovo di zecca. Questa è la storia della canzone e non ha niente a che fare col testo”.

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