NEWS   |   Recensioni concerti / 09/07/2018

Roger Waters, i Pink Floyd e Hyde Park, una lunga storia: la recensione del concerto a Londra del 6 luglio 2018

Roger Waters, i Pink Floyd e Hyde Park, una lunga storia: la recensione del concerto a Londra del 6 luglio 2018

Mentre mi accingo a calpestare l'erba storica di Hyde Park, sono tanti i pensieri che mi emozionano e fanno aumentare sensibilmente i battiti del mio malconcio cuore. I ricordi pinkfloydiani affiorano e i miei occhi sembrano cercare tutto intorno segnali che possano riportare la mia mente indietro nel tempo; guardo la terra sotto i miei piedi e il desiderio è quello di strapparne una zolla per metterla in borsa, per portare a casa una sorta di reliquia da conservare insieme a mille altre testimonianze della storia dei Pink Floyd. Desisto: ho profondo rispetto per la natura e accantono questa stupida idea per guardare le impenetrabili fronde degli alberi, i fiori e gli scoiattoli che popolano questo incredibile polmone verde londinese.
Il pensiero torna indietro a tre importantissimi momenti della vita dei Pink Floyd: il primo concerto gratuito ad Hyde Park, del 29 giugno 1968, quando davanti ad una manciata di spettatori si esibirono Jethro Tull, Roy Harper, i Tyrannosaurus Rex e infine i Pink Floyd, che concludevano quel pomeriggio in musica che si trasformò in un appuntamento fisso e che un anno dopo, nell’estate 1969, raccolse 500mila persone per i Rolling Stones. Per l'epoca era un’idea senza precedenti: sei ore di musica gratis per tutti, con i nomi più importanti che il rock britannico potesse offrire ai propri sostenitori. L'evento fu ideato ed organizzato dalla Blackhill Enterprises, la società che curava gli interessi dei Pink Floyd di cui nel 1967 i componenti del gruppo erano soci insieme a Peter Jenner e Andrew King. La Blackhill si dissolse nei primi mesi del 1968 con la defezione di Syd Barrett dai Pink Floyd, ma la collaborazione tra loro e la band continuò negli anni a venire.
Un momento importante per il futuro della carriera dei Pink Floyd fu la loro seconda esibizione, quella del 18 luglio 1970, quando fu presentata per la seconda volta dal vivo (la prima era avvenuta a Bath il 27 giugno) la suite “Atom Heart Mother” con coro ed orchestra. Fu un evento cruciale per il loro futuro, e le critiche furono entusiastiche. Una recensione dell'epoca testimoniò a parole lo stupore del pubblico quando la band suonò “The Embryo” e fece partire la registrazione della voce di un bambino, diffusa tramite gli altoparlanti con uno dei classici effetti in quadrifonia dei loro spettacoli, spingendo i presenti a voltarsi per cercare di individuare quel bambino. La band stava per conquistare definitivamente il mercato inglese; tre mesi dopo infatti “il disco della mucca” toccò per la prima volta la prima posizione delle chart britanniche, muovendo il nome Pink Floyd fino ai piani alti del rock che contava.
Il concerto che però rimarrà negli annali e che fece vibrare il cuore di milioni di fan di tutto il mondo fu quello della reunion dei Pink Floyd insieme a Roger Waters del 2 luglio 2005, in occasione del Live8. I suoni e le immagini di quegli irripetibili ventiquattro minuti, trasmessi dalle tv di tutto il mondo, fanno ormai parte della storia della musica. I Pink Floyd oggi sono ormai solo un ricordo per tutti i loro fan. Lo spirito della band è mantenuto in vita da David Gilmour e Roger Waters, che negli ultimi vent’anni hanno portato la loro personale versione dei Pink Floyd in giro per il mondo, rinverdendo di tour in tour i fasti e le magie del passato, con concerti e dischi che si muovono nel solco dell'inconfondibile identità musicale di una delle band più importanti di sempre. A settembre sarà la volta del primo tour solista di Nick Mason, che porterà in Europa il repertorio dei primi Pink Floyd. “Oh by the way, which one's Pink?” era la frase tagliente inserita da Roger Waters nel testo della loro celebre “Have A Cigar”… e la risposta, quarantatré anni dopo, ancora non c'è.
I concerti gratuiti ad Hyde Park costituirono un vero e proprio evento fino al 1976, con momenti memorabili come quello già citato dei Rolling Stones il 5 luglio 1969, immortalato anche nel film “The Stones In The Park”, quello dei Traffic nel luglio 1968, quello dei Blind Faith con Eric Clapton e Steve Winwood o quello dei Soft Machine nel 1969, quello dei King Crimson di Robert Fripp nel 1971. Come non ricordare poi le esibizioni di Kevin Ayers e Nico nel 1974, o quella dei Queen nel 1976?
Il rock è molto cambiato da allora. Adesso i concerti ospitati da Hyde Park conservano solo all'apparenza lo spirito bohémien del passato. Quelli attuali, organizzati all'interno di una rassegna che prende il nome di “British Summer Time”, sono mega-produzioni con investimenti che non prevedono più il concetto di musica gratis, nelle quali il biglietto per assistere all'evento ha costi importanti e il pubblico è circondato da decine di stand e strutture per mangiare, bere o acquistare memorabilia a prezzi non sempre popolari. Dal 2013 il cartellone del “British Summer Time” ha ospitato i Rolling Stones (due volte), Neil Young & Crazy Horse, Black Sabbath, The Who, Stevie Wonder, Phil Collins, Green Day, Tom Petty and the Heartbreakers e quest'anno Eric Clapton, Paul Simon e il “nostro” Roger Waters.
Mi sembra di vivere un interminabile gioco di rimandi al passato, con le date che sembrano mettere a dura prova la mia stabilità mentale. Il 6 luglio 1988 a Torino vidi il mio primo concerto dei Pink Floyd, che si esibirono allo Stadio Comunale nel tour di “A Momentary Lapse Of Reason”, il loro primo senza Roger Waters. A trenta anni esatti di distanza sono qui al cospetto di Roger Waters, il quale ormai non ha più bisogno di Gilmour e Mason per proporre al “suo” pubblico la “sua” musica.
Non è un concerto qualsiasi questo di Waters, che sta portando in giro da diversi mesi uno spettacolo unico nel suo genere. Non penso di poter essere smentito affermando che questo tour è quello più significativo del 75enne artista inglese; siamo anni luce lontani dall'ubriacatura multimediale del tour di “The Wall”, che gli ha regalato il primato per aver venduto più biglietti nella storia degli artisti solisti, raccogliendo grazie ad un totale di 219 concerti in tre anni la cifra record di 459 milioni di dollari.
Il nuovo concerto di Roger Waters non rinnega il suo passato dal punto di vista spettacolare. Gli effetti scenici e le trovate visive sono tali che in alcuni momenti si rimane letteralmente a bocca aperta. Il “nuovo” Roger Waters sembra però profondamente cambiato. Gli anni cominciano a pesare fisicamente, e la sua baldanza scenica si è sicuramente ridotta rispetto alle magiche performance di Padova e Roma del 2013, dove saltava e correva instancabile da una parte all'altra del suo Muro. Adesso sul palco si respira un'atmosfera intimistica, che contagia anche i suoi musicisti. Il volto scavato di Waters, le rughe che si stanno impossessando dei suoi lineamenti e lo sguardo, quello sguardo capace di fulminarti e di inchiodarti nel caso riuscissi ad incrociarlo, raccontano dolore ma anche una profonda tristezza. Sembra di poter leggere sulla sua pelle le esperienze che lo hanno segnato in una vita che meriterebbe un film, tanto è stata intensa e significativa.
È probabilmente il tour d'addio di Waters ma l'artista non lo ha ammesso pubblicamente, forse per non deludere i suoi fan. Quello che promuove il suo nuovo album, lo splendido “Is This The Life We Really Want?”, è un lungo tour che nasce dall'esigenza dell'artista di stimolare l'animo e la sensibilità degli spettatori, mettendoli di fronte alle proprie responsabilità nei confronti del futuro dell'intera umanità. Questi concerti non sono dei semplici spettacoli dal vivo: Roger Waters ci sta urlando contro i dubbi, le contraddizioni e le brutture della nostra società, nella speranza che in ognuno di noi possa germogliare e crescere uno spirito di rinascita, nella speranza che possa metterci in salvo. Quella enorme scritta “Resist” sullo schermo non è solo un invito a resistere, ma una implorazione vera e propria. L'artista sembra dirci: “Resistete, tenete duro, sopravvivete a questo momento storico così difficile perché siamo tutti uguali, abbiamo tutti la possibilità di contribuire in un mondo migliore e il mondo, superato questo orribile periodo, avrà bisogno di ognuno di noi”.
I simboli che Waters utilizza per dipingere un ritratto del mondo in cui viviamo non sono soltanto le scritte, i filmati, il maiale adornato di slogan o l'imponente riproduzione della Battersea Power Station di Londra. I semi più profondi che ci lancia dal palco, sperando che prima o poi daranno gli auspicati frutti nella nostra anima, arrivano sotto forma di canzoni – e che canzoni! Sono alcuni tra i brani più significativi della discografia dei Pink Floyd, uniti ad alcune composizioni contenute nel suo nuovo album in modo da formare un unico, grande affresco, una lunghissima suite che offre speranza, consapevolezza e forza in tutti noi. In questo Roger Waters è Artista, e utilizza l'unico mezzo a sua disposizione per arrivare a stimolare la sensibilità di milioni di fan in tutto il mondo. È Artista perché utilizza la musica, le parole e le immagini per regalare emozioni ma anche profonde consapevolezze: questo non è il mondo che vogliamo davvero e sarà grazie all'aiuto reciproco, all’impegno sociale e politico di ognuno di noi se riusciremo a tirarci fuori da queste sabbie mobili. L'obiettivo è quello di dare ad ognuno la consapevolezza per poter raggiungere i deboli, i diversi, le vittime di guerre e soprusi, per poter tendere loro una mano e portarli in salvo. Il vero simbolo dell' “Us + Them tour”, non a caso, sono le due mani che si muovono per unirsi. È un simbolo importante, che offre diverse interpretazioni: possono esser viste come quelle di due persone che si aiutano dandosi la mano, oppure raddoppiano la propria forza e la possibilità di difendersi tenendosi per mano. Una mano può sostenere e proteggere l'altra persona, oppure invitarla a seguirti per ritrovare la via che si era perduta.
La scaletta utilizza dunque le canzoni per affermare lo stesso identico messaggio: siamo tutti importanti, ci troviamo in difficoltà e sarà la nostra capacità di rimanere umani, di stabilire empatia con gli altri, sarà la nostra capacità di far rispettare eguali diritti per persone diverse tra loro a farci raggiungere tutti insieme quella che forse è l'ultima, grande utopia di Roger Waters.
Waters è come un sacerdote che sta portando, città dopo città, concerto dopo concerto, messaggi di pace e speranza in giro per il mondo, e solo per questo meriterebbe un Nobel per la Pace. Ci mette la faccia, si mette a rischio personale perché con le sue prese di posizione va a toccare quelle Forze che potrebbero colpirlo in ogni momento. La sua lotta è encomiabile: potrebbe godersi i milioni accumulati negli anni e invece eccolo lì, vestito di nero, che si prosciuga sera dopo sera per raccontarci la sua verità.
Ognuna delle parole che canta, sia del vecchio repertorio dei Pink Floyd che del suo presente solista, ha un peso e una valenza che sono macigni scagliati nel buio e nel silenzio della nostra indifferenza. La sua voce, mai come questa volta così ruvida e grave, ci lancia segnali di risveglio che sarà impossibile ignorare ancora a lungo.
Il pubblico di Londra, nonostante fiumi di birra e le distrazioni calcistiche dimostrati con continui cori destinati alla nazionale di calcio inglese, ha esternato profondo affetto e amore nei confronti di Waters, dimostrando di amare non solo il vecchio repertorio ma anche le sue nuove composizioni.
La band di Roger Waters sembra migliorata notevolmente rispetto ai concerti italiani di aprile: spiccano l'incredibile lavoro alle tastiere di Jon Carin, la crescita esponenziale di Kilminster che sembra superarsi serata dopo serata, la concretezza vocale e strumentale di Jonathan Wilson e la bravura del duo vocale delle Lucius che impreziosiscono e bilanciano con la loro presenza una band diretta dall'incredibile intuito dell'ex leader dei Pink Floyd. L'amplificazione forse non era sufficiente a coprire la vasta area, e in alcune zone si è lamentato un suono al di sotto delle aspettative, tanto che era possibile parlarsi senza dover urlare. La scelta di far iniziare il concerto alle 20, con il sole ancora alto nel cielo, ha azzerato la visibilità di filmati sull'enorme schermo posizionato alle spalle della band, una struttura imponente che è intrecciata a due enormi alberi posizionati al centro del palco. La scaletta è stata ridimensionata leggermente rispetto ai concerti italiani ed il bis è riservato alla sola “Comfortably Numb”.
Tra i fan stipati ad Hyde Park in molti sognavano di vedere Nick Mason salire sul palco, per una reunion parziale fra i due terzi dei Pink Floyd ancora in vita. A Londra Mason non si è visto dietro la batteria, ma era comunque presente ad Hyde Park, seduto ad ammirare lo spettacolo di Waters al fresco della terrazza del parco. I fan italiani sperano di vedere il batterista dei Pink Floyd unirsi a Waters nei concerti di Lucca o Roma, così come era accaduto a Lucca il 12 luglio 2006 https://www.rockol.it/news-692725/roger-waters-roma-lucca-2018-scaletta-biglietti-informazioni-video
La versione all'aperto del suo spettacolo arriverà infatti tra poche ore in Italia, al Lucca Summer Fest (mercoledì 11) e a Roma (14 luglio). Inutile raccontarvi per filo e per segno la magnificenza dello spettacolo e le trovate sceniche che sono sicuro vi lasceranno senza fiato. Il mio modesto invito è quello di partecipare a questa grande festa con l'animo leggero e la mente sgombra da preconcetti, pronti a raccogliere e a custodire due ore di emozioni che difficilmente ritroverete in altri concerti. Roger Waters merita di essere salutato con il calore e la passione che ci contraddistinguono, nella speranza che le voci così insistenti di un suo ritiro dalle scene possano essere smentite.
Buon concerto a tutti!

Nino Gatti

Scheda artista Tour&Concerti
Testi