Andrea Nardinocchi racconta il suo ritorno: 'Fuori dalle major, ora sono un outsider'

Andrea Nardinocchi racconta il suo ritorno: 'Fuori dalle major, ora sono un outsider'

Andrea Nardinocchi ha deciso di ricominciare e sta partendo. Anzi, è partito già. Il 6 febbraio scorso, in piena settimana sanremese, il cantaproduttore - così ama definirsi lui - ha pubblicato a sorpresa un singolo che ha rotto un lungo silenzio discografico, "Sanremo amore scusa": un racconto, in musica, della traumatica partecipazione al Festival del 2013. Ora, a distanza di due mesi esatti, torna con due nuovi singoli, "Tutto perfetto" e "Questa vita". La parola chiave è serenità, quella che Nardinocchi ha ritrovato da quando - dopo la rottura con la major - ha scelto di mettersi in proprio e di entrare in quella che lui chiama la sua "modalità indipendente: "Non è un nuovo esordio, è più una continuazione di quello che è già successo", racconta a Rockol.

Il cantautore bolognese parla di un "reset psicologico". Dice di aver imparato a convivere con le sue paranoie, ad esserne quantomeno consapevole, di aver trovato un punto di equilibrio, e racconta tutto questo nei nuovi pezzi: "'Tutto perfetto' è stata la canzone che ha rappresentato il punto di partenza di questa nuova serie di brani. È stato un modo per mettere in musica una fase nuova. Ho fatto un reset psicologico", racconta a proposito di uno dei due nuovi singoli. A livello di struttura, "Tutto perfetto" è un pezzo poco convenzionale: non c'è un ritornello chiaro, è un flusso che scorre. "Avevo voglia di scrivere qualcosa che fosse totalmente libero dagli schemi, qualcosa di rilassato, sereno: una fotografia di come mi sentivo in quel momento. Era aprile di due anni fa", dice. L'ha lasciata chiusa in un cassetto per due anni: "Ma faccio sempre così: scrivo e poi lascio le cose da una parte. Nonostante ciò, la sento attuale, soprattutto per la serenità con la quale affronto l'uscita di questi pezzi e l'eventuale uscita del disco".


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Sì, eventuale. Perché parlare di "album" forse è un po' azzardato, per ora, anche se le tre canzoni pubblicate fino ad oggi fanno parte di un progetto più strutturato: "Non sto mettendo paletti, non ho fissato date. Nessuno mi mette la pistola alla testa e voglio fare di testa mia. Ora sono un outsider", spiega Nardinocchi, "e non ne voglio sapere di etichettarlo come 'disco'. Ovviamente l'idea c'è, è pronto. Ma la modalità di uscita delle cose è libera".

Se "Tutto perfetto" è caratterizzata da un'atmosfera più poetica, sospesa, l'altro singolo, "Questa vita", è un pezzo più crudo: "'Questa vita è un capolavoro' è un manifesto che sento mio, anche se non mi sento molto a mio agio nella vita di tutti i giorni. Provo a descrivere la realtà che mi circonda. Il caos nel quale tutti ci ritroviamo è un capolavoro, non lo si può negare. In questa canzone ammetto che comunque, nonostante tutto, nonostante i problemi, le difficoltà, le frustrazioni, tutto questo è un capolavoro. Sento il bisogno di dirlo".

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La produzione della serie di canzoni che Nardinocchi ha inciso negli ultimi mesi è dei Mamakass, trio composto da FabzTheDale (Fabio Dalé), MidGuy (Carlo Frigerio) e Gianzo (Gianluca Gaiba), già al suo fianco per il precedente album, "Supereroe". È la prima volta che il cantaproduttore bolognese non cura direttamente la produzione dei suoi pezzi: "Ho voluto fare un ulteriore passo, capire cosa si prova a stare dall'altra parte, a farsi produrre da altri. È un'evoluzione di quello che è stato il mio percorso fin qui". "Non è facile scrivere e produrre tutto da soli, psicologicamente parlando", spiega lui a proposito della novità.

Nardinocchi, che al suono e alla produzione ha sempre prestato particolare attenzione, cercando - nel suo piccolo - di portare in Italia suoni e atmosfere forse pure troppo audaci per il pubblico del nostro paese (nel 2013, a Sanremo, si presentò sul palco dell'Ariston con lapton e loop station - indovinate un po'? Fu eliminato subito), ha seguito con curiosità i piccoli passi in avanti che la musica italiana ha fatto negli ultimi tempi a livello di produzione. Il "pop" italiano sembra essere riuscito a svecchiarsi, complici le produzioni di nomi relativamente freschi come quelli di Takagi & Ketra, Ceri, Mace e Liberato, solo per citarne alcuni, e il gap che separava le produzioni italiane da quelle americane o britanniche si è accorciato: "Io, però, non sarò mai soddisfatto", dice Nardinocchi, "un po' di gap c'è ancora, dato più dall'aspetto culturale insito dentro le canzoni, le melodie e i testi. Sarebbe bello se la musica italiana ritrovasse le sue origini: un sound moderno spalmato su una base di folklore. L'elemento chiave di Liberato è la napoletanità, dunque l'italianità. Pensate a cosa ha fatto Stromae: ha preso lo stereotipo della canzone francese e l'ha reso 'pop' in un modo che nel mondo viene apprezzato al di là di ciò di cui parlano le sue canzoni. Modugno era riuscito a trovare una via lirica, melodica, italiana, ma 'pop': da quel momento in poi tutto il resto è stato molto influenzato da quello che veniva fuori, con una persona che cantava sopra in italiano".

Sulla pagina Facebook di Nardiniocchi, nella sezione dedicata ai contatti, sotto alla dicitura "etichetta discografica" sono scomparsi tutti i riferimenti alla major. Ora c'è la scritta "ANNA records" (l'acronimo ANNA è composto dalle prime due lettere del nome e del cognome del cantautore): "Negli ultimi tempi ho scritto pezzi per altri artisti, come Gué Pequeno e Benji e Fede. Sto esplorando le varie dimensioni del mondo musicale e non mi dispiacerebbe, in futuro, esplorarle ancora più a fondo: magari producendo qualcun altro e creare un contenitore, un punto di riferimento", racconta lui, "questo progetto rappresenta l'inizio di una nuova era, fuori dalle multinazionali discografiche. Probabilmente avrò la possibilità di espandermi in questo senso e avere una sorta di brand tutto mio".

Dall'archivio di Rockol - "Sanremo amore scusa" (#NoFilter)
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