Zucchero festeggia 30 anni di carriera con il cofanetto 'Wanted' e con un tour italiano: 'Poi chissà, potrei anche smettere di fare dischi. Ma...' - VIDEOINTERVISTA

Zucchero festeggia 30 anni di carriera con il cofanetto 'Wanted' e con un tour italiano: 'Poi chissà, potrei anche smettere di fare dischi. Ma...' - VIDEOINTERVISTA

Se per celebrare i suoi trent'anni di attività la prima espressione che vi viene in mente è "bluesman", toglietevela dalla testa. "Io non faccio blues", dice Adelmo Fornaciari, con la calma propria di chi sa di avere la platea in pugno, che sia composta da fan - come succede ai suoi concerti - o da giornalisti: "Io attingo alla musica afroamericana, al gospel, ma non faccio blues. Blues è un termine troppo generico. E, come il rock, in Italia non esiste. Magari ne abbiamo un'infarinatura, lo consideriamo un atteggiamento nel nostro modo di essere, ma nemmeno più nel provocare, dato che questa sua funzione in tempi recenti è stata presa dal rap, e oggi dalla trap. Il blues è un'altra cosa: è un giro armonico ipnotico, che parla di determinati temi - il red rooster, il tradimento, eccetera. Ma non illudiamoci: noi italiani non abbiamo le radici né del blues né del rock. Poi c'è qualche benedetto, come me, che ha l'anima e il gusto molto simile alla gente di colore. Io li capisco, mi sento in simbiosi con loro. Sono sempre entrato in sintonia con i loro interpreti, pur essendo bianco, ma non sono certo l'unico. Ci sono anche Eric Clapton e i Rolling Stones, bianchi anche loro, come me. Se mi chiamate bluesman per me è un orgoglio, però...".

Fatte le premesse, si entra nel vivo: la ragione della convocazione della stampa negli uffici milanesi della Universal è la presentazione del cofanetto "Wanted", vero e proprio excursus nei tre decenni passati da Zucchero negli studi di registrazione, al quale seguirà un tour italiano di dieci date, che prenderà il via il prossimo 26 febbraio da Padova per chiudersi il 13 marzo successivo a Bologna dopo tappe a Torino, Milano, Firenze, Pesaro, Roma, Eboli, Acireale e Bari. Dischi e biglietti di concerti, quindi, che sotto Natale rappresentano un'ottima opportunità per l'industria musicale di fare cassa. Zucchero lo sa, e scherza: "Siamo qui per parlare di strenne natalizie: in effetti mi sento un po' come Vanna Marchi...".

Scherzi a parte, però, "questo è un regalo che mi ha fatto la mia casa discografica, che ha tutto il mio catalogo. E' il regalo per i trent'anni, ed è meglio che me l'abbiano fatto adesso, che forse sono agli ultimi colpi. E' un prodotto di grande bellezza: ci sono cose rare, materiale d'archivio [nella versione deluxe, il box set include 10 Cd, un DVD con un documentario e un 45 giri, oltre a un ricco booklet illustrato con documento inediti presi direttamente dall'archivio del cantante, ndr]. E' molto curato, sono orgoglioso di questo cofanetto, era tanto che lo desideravo. Lo vedo, come si comportano gli artisti inglesi e americani: uscite del genere sono diventate una questione di status, più che di vendite. E tra me e me pensavo: 'Per me non lo faranno mai'".

Un'opera omnia, "Wanted", che inevitabilmente suggella e chiude una pagina importante di una carriera importantissima, che - a questo punto - è lecito chiedere come proseguirà. "Chissà cosa farò, non me lo sono ancora chiesto", si domanda Zucchero: "Sarò presuntuoso, ma l'obbiettivo sarebbe quello di fare il più bell'album della mia vita. Sì, mi piacerebbe chiudere la carriera così". Sulla parola "chiudere" scatta in sala l'allarme rosso: Sugar ha progetti per la pensione? "Ho 62 anni, e potrei ritirarmi dal music business, non fare più dischi e fare solo concerti. Dipende se rimane qualche negozio di musica aperto. Non ho questa intenzione, ma il più bell'album della mia vita prima o poi lo vorrei fare. Quando smetterò, vorrò essere convinto di aver fatto il più bell'album della mia vita, ovviamente a mio giudizio. Voglio chiudere in piedi, 'a piombo', come si dice dalle mie parti".

"Wanted", come già anticipato sopra, sarà collegato a doppio filo al tour che vedrà Zucchero tornare on the road in Italia, dove - durante il "Black Cat Tour" - si era esibito solo all'Arena di Verona, in tre residency da ventidue date complessive tra il settembre del 2016, il maggio e il settembre scorsi. Uno show, quello che l'artista presenterà nella prima metà nel 2018, che non avrà nulla da invidiare, in quanto ad amalgama e affiatamento della squadra schierata sotto i riflettori, a quello che ha mietuto consensi ai quattro angoli del globo: "Con il gruppo ci siamo voluti molto bene durante lo scorso tour, infatti il prossimo lo farò con la stessa band. Ho per collaboratori delle grandi persone, che pur avendo suonato con grandi come Beyoncé o Prince hanno capito che anche con me non si scherza. Ho fatto la gavetta nelle balere, dove dai tredici anni in poi ho suonato di tutto per nove ore di fila a sera, con solo una pausa di mezz'ora a mezzanotte. E con il bagaglio musicale che mi sono costruito capisco chi suona cosa. I miei musicisti sanno che li riprendo, se sbagliano, eppure hanno un grande rispetto per me. E io, ovviamente, ho grande rispetto per loro. E' come quando si ha a che fare con i grandi produttori americani, che di solito dagli italiani prendono solo i soldi trattandoli come l'ultima ruota del carro, lasciandogli prodotti che potrebbero benissimo fare anche qui in Italia. Se non avessi una preparazione musicale più che solida non potrei certo andare da Don Was o Brendan O'Brien e dirgli: 'Guarda che per questo accordo userei un rivolto diverso, per farlo suonare meglio'. E, sicuramente, non mi aspetterei di sentirmi rispondere, come invece succede quasi sempre: 'Sai che hai ragione?'".

Quella di "Wanted", che sia il cofanetto o il tour, è una storia di canzoni. Canzoni da scegliere e da portare sul palco, per esempio: "La scaletta del prossimo tour sarà completamente diversa", assicura lui, "Quella della tournée di 'Black Cat' era improntata sull'album, con tutte le canzoni nuove messe pericolosamente all'inizio dello show. Questo sarà un tour dei trent'anni, di 'Wanted'. Con la band abbiamo almeno cento brani in repertorio, pronti da essere suonati: se volessi, potrei anche cambiare una scaletta per intero, tra una data e l'altra. Per noi non è un problema, anche se dovessimo decidere di fare una canzone che non suono dal vivo da un po'".

Con paletti più rigidi, di contro, Zucchero si è scontrato nel compilare la tracklist di "Wanted", che nella versione standard viene strizzato in "soli" tre Cd e un DVD. Nella tracklist della versione deluxe c'è "Sei di mattino", che Zucchero compose e cantò - su testo di Gino Paoli - per la colonna sonora del film di Tinto Brass del 1988 "Snack Bar Budapest", ma nemmeno un brano preso da quella di "Spirit", il film d'animazione di casa Disney per il quale Fonarciari "tradusse" parte dei testi delle musiche originali scritte da Bryan Adams: "So che è un lavoro che piace a molti, quello per 'Spirit', ma non riesco a considerarlo parte della mia discografia. Le musiche non sono mie, e per i testi mi ero fatto aiutare da mia figlia Irene, che all'epoca aveva una decina d'anni, e la consideravo perfetta come collaboratrice, se non altro per ragioni anagrafiche. No, proprio non sarei riuscito a inserire una canzone da 'Spirit', perché non riesco a sentirla una cosa mia".

Ci sono, poi, le canzoni che Zucchero - in "Wanted" - non ha inserito perché non è riuscito a registrare - "Le cover, per esempio, ce ne sono alcune dei Creedence Clearwater Revival come 'Who'll Stop the Rain' e la meno nota 'Hideaway' che mi piacerebbe rifare a modo mio, stravolgendole, perché lo spirito della cover è quello, sennò è meglio non farle; l'idea di un disco di cover mi stuzzica da un po', ci metterei le canzoni che avrei voluto saper scrivere io" - e delle gemme nascoste che farebbero la felicità di qualsiasi discografico: "Sul versante duetti ho da parte delle cose rare, che però bisognerebbe testare in uno studio per stabilire se siano discograficamente presentabili: ho due brani con Miles Davis, in archivio, poi uno con Joe Cocker, dal vivo, un altro con Al Di Meola. Un altro ancora con i Blues Brothers, nella loro formazione originale. E uno con Solomon Burke...".

Poi, ultimi ma non meno importanti, ci sono gli inediti "Un'altra storia", "Allora canto" e "Spegn the light": "'Un'altra storia' l'ho scritta prima di andare in tour, tra il 2016 e il 2017. Pensavo al periodo di 'Senza una donna', anche musicalmente, con l'arrangiamento molto semplice, ma con un tappeto di tastiera. La storia è sempre quella della mia ex moglie, dalla quale purtroppo sono rimasto segnato. Adesso, per carità, ci vogliamo bene, ma il fatto che io continui a pensare a quel grande amore conflittuale continua a darmi canzoni. Direte voi: che rottura di coglioni! Però è così. E i diritti d'autore alla mia ex moglie non glieli do [ride], perché con me è stata crudele. Quando canto 'Perché se penso a te mi faccio male' mi riferisco a quel periodo, non direttamente a lei. Alla quale, tra l'altro, canto 'ma invecchierò pensando a te': che mi sembra una cosa bella da dire. Non la vedo né la sento da un po', non ho idea se 'Un'altra storia' le piaccia, ma mia figlia Irene, che è in contatto con lei, mi ha detto che una lacrimuccia, sentendola, le è scesa. Forse si è pentita, anche se troppo tardi".

Casomai qualcuno avesse ancora dei dubbi, Zucchero è così, esattamente come le sue canzoni. "Cosa dovrei fare per farmi sentire dai più giovani? Mettermi a fare l'asino per ingraziarmeli?", si domanda divertito a chi gli chiede se abbia qualche asso nella manica per rivolgersi al pubblico meno maturo: "Io non devo fare proprio niente. Al massimo dovrebbero pensarci i loro genitori, correndo tra l'altro il rischio di sentirsi dire 'Fa cagare: chi è questo vecchio?'. Però lo so, perché sono padre anch'io: con l'età i gusti migliorano...". Lo Zucchero dolente - come alcune sue canzoni - è tornato a nascondersi dietro il frontman guascone, divertente e divertito: "Perché il titolo 'Wanted'? Io quando devo decidere un titolo butto giù le prime cento cose che mi vengono in mente, poi scelgo quello che mi suona meglio. Quando ho visto la foto di copertina [un ritratto in bianco e nero realizzato dal giovane fotografo austriaco Stefan Sapper con un'apparecchiatura d'epoca, ndr], che mi piace anche se mi invecchia, mi sono deciso per 'Wanted'. 'Ricercato', perché nonostante trent'anni di carriera la mia popolarità non accenna a diminuire... ma no, vi sto prendendo per il culo!".

Dall'archivio di Rockol - racconta il tour di "Black cat" e il ritorno all'Arena
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