NEWS   |   Recensioni concerti / 16/07/2017

Gli U2, tra passato presente e futuro con il “Joshua tree tour” a Roma: la recensione del concerto.

Gli U2, tra passato presente e futuro con il “Joshua tree tour” a Roma: la recensione del concerto.

Tradizione e innovazione. La celebrazione del passato, lo sguardo sul presente e la visione del futuro. Gli U2 hanno messo assieme gli opposti nelle stesso, stupendo concerto. 
Il “The Joshua Tree Tour”, visto allo Stadio Olimpico di Roma, è un spettacolo in tre atti, che racconta la storia della band, la sua visione del mondo, il rapporto con il suo pubblico, dalle origini ad oggi.  E lo fa senza troppa autoindulgenza, senza usare immagini e immaginario di 30 anni fa, se non l’albero che troneggia sul megaschermo, e che si riflette nella passerella in platea. Anzi, mostra l’attualità di quel disco dell’87, il capolavoro della band, recentemente ristampato: quelle canzoni si adattano perfettamente al presente, e guardano avanti, immerse in una tecnologia scenografica all’avanguardia.

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Poco dopo le 7 sull’enorme palco sale Noel Gallagher, con i suoi High Flying Birds. E volano alto davvero: un set potente, diretto, molto rock nell'inizio che mette assieme le diverse fasi della sua carriera - anche se inevitabilmente le canzoni più osannate sono quelle degli Oasis: “Champagne supernova”, “Wonderwall” e soprattutto “Don’t look back in anger”, cantate in coro con le mani in alto dal pubblico.
Un po’ di attesa, e alle 21.15 nello stadio riecheggiano le note di “The whole of the moon” dei Waterboys del vecchio amico Mike Scott: nei primi anni ’80 erano compagni di strada della band.

Poco dopo inizia il primo atto dello spettacolo: Larry è il primo a scendere dal palco verso la passerella centrale: mentre inizia a suonare il giro di “Sunday bloody sunday”, gli altri membri della band arrivano, uno alla volta. E’ il racconto senza fronzoli del rock degli inizi, una manciata di canzoni degli esordi eseguite senza scenografia, solo musica. E che musica: se “New year’s day” e “Pride” fanno cantare lo stadio, il momento più intenso è “Bad” - un capolavoro, reso ancora più straziante dalla citazione finale di “Heroes” di David Bowie. Bono usava questo gioco delle citazioni già 30 anni fa, quando gli U2 passarono da Roma e Modena per presentare “The Joshua tree”: oggi  è uno showman meno esplosivo, ma più esperto, che dosa le recite e le emozioni con tempi teatrali perfetti. 

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E non c’è nulla di più teatrale ed emozionante che l’inizio del secondo atto: lo schermo si accende di rosso ed illumina tutto lo stadio, mentre delinea la sagoma dell’albero del Joshua Tree Desert. Con l'intro di con il sintetizzatore, con la chitarra di The Edge è impossibile non commuoversi su “Where the streets have no name”, mentre lo schermo porta il pubblico in un viaggio nel deserto, con una strada in movimento. In questo atto si entra in un film-concerto, con lo schermo e le canzoni che raccontano l’America e il mondo, ma quello di oggi, non quello di 30 anni fa - grazie a nuovi video girati appositamente da Anton Corbijn, presente in platea. Se l’ex manager Paul McGuinnes era il quinto U2, il regista e fotografo olandese è il sesto, per come ha contribuito alla musica della band con il suo immaginario.
L’esecuzione integrale dell’album è altrettanto toccante: solo “Red hill mining town” sembra un po’ incerta, eseguita nella versione con fiati della recente edizione espansa di “The Joshua tree”. Ma sentire brani come “In god’s country”, “One tree hill” ed “Exit” è una manna per i fan, che avranno apprezzato il tiro del gruppo, e anche qualche piccola variazione negli arrangiamenti, grazie soprattutto ad un The Edge in forma splendida, sostenuto in maniera impeccabile dalla sezione ritmica di Larry e Adam. “Siamo dei dilettanti su queste canzoni, alcune le abbiamo suonate poco o mai, ma raccontano il presente, come sta cambiando il paesaggio, e come ti può cambiare”, dice Bono prima di “In god’s country”
Il secondo atto si chiude con una perfetta “Mothers of the disappeared”, e le madri dei ragazzi scopersi nelle dittature sudamericane, le loro candele, compaiono sullo sfondo.

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Il concerto potrebbe anche chiudersi qua, per il livello di intensità raggiunto. E invece “Miss Sarajevo” apre il terzo atto, che racconta la band dagli anni ’90 ad oggi. La canzone, con la voce di Pavarotti registrata, racconta a sua volta il tragico presente dei profughi siriani. Il trittico di puro rock “Beautiful day”/“Elevation”/“Vertigo” fa ballare lo stadio e porta la band agli effetti speciali sul mega schermo che tanto hanno segnato i tour degli U2 dagli anni ’90 in poi. 

La perla di questa parte finale è “Ultraviolet”, dedicate alle donne, con uno slide show di profili femminili importanti, di tutti i tempi: si vedono anche Rita Levi-Montalcini ed Emma Bonino, tra le altre. La chiusura è ovviamente con “One”, preceduta da un lungo sermone di Bono, e con “The little things that give you away”: “Il nuovo disco è praticamente pronto, arriverà presto”, dice Bono (che lo aveva confermato anche alla stampa in un saluto pre-concerto). 
Il gruppo chiude lo spettacolo guardando al futuro. La nuova canzone è molto bella, con un notevole crescendo finale ma ha il difetto di arrivare dopo "One", con un effetto po’ un anti climax.

La band ha messo in piedi l’ennesimo concerto-spettacolo mozzafiato. Ha reso onore ad uno dei più grandi dischi di tutti i tempi, e ha rinnovato la promessa al suo pubblico: il rock forse non può cambiare il mondo, ma cambia le persone, e di certo ti fa stare meglio, dopo serate così.

(Gianni Sibilla)

 

Scaletta

Sunday Bloody Sunday

New Year's Day

Bad

Pride (In the Name of Love)

Where the Streets Have No Name

I Still Haven't Found What I'm Looking For

With or Without You

Bullet the Blue Sky

Running to Stand Still

Red Hill Mining Town

In God's Country

Trip Through Your Wires

One Tree Hill

Exit

Mothers of the Disappeared

Miss Sarajevo

Beautiful Day

Elevation

Vertigo

Ultraviolet (Light My Way)

One

The little things that give you away

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