Quella volta che (anzi, quelle due volte che) Roger Waters si è fatto di acido

Quella volta che (anzi, quelle due volte che) Roger Waters si è fatto di acido

Contrariamente a quello che si può pensare, Roger Waters si è fatto di acido due sole volte nella sua vita.

La prima fu su un’isola greca, in un’atmosfera che lui stesso definì idilliaca. Voleva provare gli allucinogeni perché era stanco di vedere sempre quell’aggettivo, acid, abbinato alla musica dei Pink Floyd. Ne assunse parecchi, ne fu anche moderatamente felice, convinto che poteva certo farne a meno ma che, tenuti sotto controllo, non erano dannosi.


Passarono comunque due anni buoni prima della seconda e ultima volta. Waters era a New York. Decise di prendersi un acido e poi di andare a comprarsi un panino e una bottiglia di latte. Uscì dalla sua stanza d’albergo, attraversò la Eight Avenue e, arrivato a metà strada, nel senso proprio di in mezzo alla strada, si bloccò. Non riusciva più a muoversi. Era come paralizzato. Le macchine gli sfrecciavano accanto, suonando i clacson. Lui immobile. Gli parve che l’intera New York gli passasse a mezzo metro, ma lui, niente, fermo come un semaforo.


Da allora, basta acidi.

 

Questo aneddoto è estratto dal libro "Rock bazar - volume secondo" di Massimo Cotto, edito da Vololibero Edizioni (344 pagine, 15,30 euro)

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