“A casa mi rompo i coglioni”: Zucchero racconta il tour (quasi) infinito di ‘Black Cat’ - VIDEOINTERVISTA

“A casa mi rompo i coglioni”: Zucchero racconta il tour (quasi) infinito di ‘Black Cat’ - VIDEOINTERVISTA

“È stato il tour di maggior successo della mia vita”. Zucchero si riferisce alla tournée europea che ha chiuso a metà novembre, 39 date inaugurate con 11 concerti all’Arena di Verona, dove tornerà per altri cinque show tra l’1 e il 5 maggio 2017. “La band è la stessa, la scaletta sarà diversa”, annuncia il cantante emiliano. “Ci sono pezzi vecchi che non sono diventati singoli e che mi piacerebbe rifare con questa band, che forse è la miglior che abbia mai avuto”. Se la prevendita andrà bene, non esclude di aggiungere altre date italiane prima del 12 maggio, quando si esibirà a Dubai, ma comunque solo all’Arena. “Mi piace essere stanziale. E poi c’è una bella differenza fra l’Arena e un palasport asettico con un’acustica traballante. Purtroppo in Italia ci sono sempre meno posti belli dove suonare”. Sugar ha già da parte alcune canzoni escluse da “Black cat”, ma difficilmente inciderà un album simile. “Chi mi conosce sa che faccio di tutto per cambiare, trovare nuove idee ed evitare di ripercorrere le strade già fatte”.

“Abbiamo raddoppiato i biglietti venduti”, dice del tour europeo appena chiuso “Non avevo mai suonato allo Ziggo Dome di Amsterdam, mai fatto due Royal Albert Hall e tre Olympia”. Il motivo di questo successo? Per Zucchero è la credibilità conquistata giorno per giorno. “Se sei un fenomeno d’alta classifica fai tour enormi, ma solo finché le radio trasmettono le tue canzoni. Col passare degli anni perdi fascino e sex appeal. Chi invece guadagna la propria credibilità sul campo di battaglia, come Peter Gabriel, Mark Knopfler o Eric Clapton, riempie i palasport anche se non ha un disco in radio. In quanto a me, si vede che da buon contadino ho seminato bene”. Zucchero cita i casi degli spettatori giunti a Verona da mezza Europa, Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda, e cita il dato secondo cui il pubblico straniero avrebbe comprato 15.000 biglietti per gli 11 concerti all’Arena. “Amo andare a cantare in italiano all’estero e vedere cosa succede col pubblico che non parla italiano e non capisce i testi. E quando vedi che partecipa e cresce assieme a te è una gran soddisfazione”. Qual è la nazionalità del pubblico, quando canta all’estero? “Dipende da Paese a Paese. Direi in media 60% stranieri e 40% italiani. Certo, in Svizzera gli italiani sono di più, però poi ci sono posti come New Orleans dove se accendi le luci son tutti neri”.

Prima delle cinque date a Verona, nel 2017 Zucchero si esibirà in Argentina, Brasile, Paraguay, Perù, Messico, Ecuador, Stati Uniti, Canada e Austria, per poi passare negli Emirati Arabi Uniti, Malesia, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, Germania, Ucraina, Lussemburgo, Francia, Svizzera, Spagna, Belgio, Monaco, Albania, Malta, Croazia. Totale: quasi sei mesi di concerti, da inizio marzo a metà agosto. “Quando sono in tour”, spiega, “mi sveglio tardi, verso le 17 faccio il soundcheck, mangio qualcosa, faccio un massaggio e salgo sul palco. Una volta mi venivano gli attacchi di panico. Ci ho lavorato sopra e mi sono detto: mi importa una sega di quel che dirà il pubblico. L’ultima sera a Verona ero sfiancato. Mi hanno suggerito di tagliare il concerto perché i camion dovevano partire. E invece senza neanche accorgermene al posto di fare tre ore ne ho fatte tre e un quarto. Ho ancora questo fuoco, questo entusiasmo. E poi a casa mi rompo i coglioni”.

Zucchero è reduce da un viaggio in Giappone, dove è stato ospite di tre concerti del chitarrista Tomoyasu Hotei, che suona in una versione alternativa di “Ti voglio sposare” contenuta nella nuova versione deluxe di “Black cat” che contiene un secondo CD con il live registrato a Verona e un DVD con i video di tutte le canzoni del disco. Essendo in tour, Zucchero ha seguito da lontano lo scandalo del secondary ticketing. “Intanto non credo che ci siano artisti italiani, per lo meno fra quelli che conosco personalmente, che hanno dato il permesso ai promoter di applicare il secondary ticketing. Non credo nemmeno che fossero informati della cosa. Io, ad esempio, non sapevo neanche che esistesse il mercato secondario. Un’idea, però, me la son fatta. Le multinazionali firmano artisti con cachet esosi che prevedono anticipi garantiti enormi. Quando capiscono che è impossibile rientrare, dicono alle consociate locali di usare il sistema del secondary ticketing. Questa è la mia ipotesi”.

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