U2, 'Achtung Baby': ricordando il disco col quale Bono e soci vollero tagliare i ponti col passato (1 / 6)

U2, 'Achtung Baby': ricordando il disco col quale Bono e soci vollero tagliare i ponti col passato

La storia, più o meno, la sanno tutti: gli U2 - visti i buoni risultati di "The Joshua Tree" - continuarono a battere la strada americana con "Rattle and Hum", che presso il pubblico fu sì un successo - complice anche il rockumentary abbinato al disco - ma che qualche naso, alla critica, lo fece storcere. E se sei il più grande gruppo in circolazione non puoi permetterti di sbagliare nemmeno un colpo. Ma c'era anche dell'altro.

"Eravamo i più grandi, ma non i migliori", ricordava Larry Mullen Jr. di quei tempi: s'era abbattuto su Bono e soci un senso di frustrazione cupo - e apparentemente immotivato - che stava mettendo a rischio la carriera di quella che era, e tutto sommato è ancora oggi, una delle più grandi corazzate del rock internazionale.

Ci voleva qualcosa, quindi, per uscire dall'angolo. E dato che i quattro dublinesi al nuovo non hanno mai voltato le spalle, una mano per superare l'impasse poteva venire dai suoni e dalle atmosfere che una ricca rock band di (quasi ex) ragazzi bianchi non aveva mai preso in considerazione.

Era l'inizio degli anni Novanta, e l'hip hop stava vivendo un momento d'oro, sia dal punto di vista artistico e commerciale: i beat si stavano facendo largo nelle orecchie della gente riuscendo a non farsi considerare più come un'anomalia ma come il nuovo che avanza, e gli U2 decisero di accettare la sfida di far digerire ai fan del rock qualcosa che allora, con il crossover ancora ai primi vagiti confinato nell'underground della west coast, nel piatto non si erano mai trovati. Con una squadra, però, che siccome aveva vinto non andava cambiata...

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