Altro che Rovazzi: ecco Chance the Rapper, l'artista indipendente che ha fottuto l'industria musicale e fa paura alle major

Altro che Rovazzi: ecco Chance the Rapper, l'artista indipendente che ha fottuto l'industria musicale e fa paura alle major

Chance the Rapper ha 23 anni, viene da Chicago e negli Stati Uniti è l'artista del momento, tanto da essersi guadagnato la copertina del numero di agosto di Billboard, tra le riviste musicali più importanti. Anche se ha alle spalle già sei anni di carriera e due mixtape, il rapper è riuscito ad imporsi all'attenzione del grande pubblico e dei media solo in tempi recenti, complice la pubblicazione di un album, "Coloring book", che ha fatto una piccola grande rivoluzione.

Pubblicato lo scorso maggio in esclusiva streaming su Apple Music e mai uscito nei negozi in formato fisico, il disco è stato riprodotto ben 57,3 milioni di volte in appena sette giorni. Numeri importanti che, tradotti in copie vendute (secondo i parametri della Recording Industry Association of America), corrispondono a 38.000 unità, quelle che hanno permesso a Chance the Rapper di entrare nella classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti solamente con lo streaming: un caso senza precedenti destinato a fare scuola. Su Apple Music, Spotify e le altre piattaforme di streaming, "Coloring book" è stato riprodotto circa 340 milioni di volte fino ad oggi, una cifra che equivale a quasi 230.000 copie vendute per un totale di 2,13 milioni di dollari guadagnati solamente con lo streaming. Il successo dell'album, addirittura, ha spinto il comitato dei Grammy Award a modificare il regolamento dei prestigiosi premi e a rendere candidabili ai Grammy anche brani e dischi non rilasciati sui canali tradizionali di vendita sia fisici che digitali. Se è vero, come ha recentemente detto Morrissey, che oggi come oggi l'industria musicale non è più al servizio degli artisti, ma sono gli artisti ad essere al servizio dell'industria musicale, allora Chance the Rapper rappresenta l'artista che è riuscito a fottere l'intera industria musicale nell'era della crisi e della musica liquida.

"Siamo in un momento cruciale, dal punto di vista della musica. Le classifiche stanno già cambiando e ora includono anche i dati relativi allo streaming" - commenta lui "ancora non condivido il modo con cui vengono effettuati i calcoli, ma non mi curo di questo: l'importante è che stiano facendo questa mossa".




Altro che Fabio Rovazzi e la sua "Andiamo a comandare": con Chance the Rapper siamo di fronte ad un fenomeno senza precedenti. Il rapper è l'esempio perfetto di come riuscire ad imporsi all'attenzione del pubblico nell'era della crisi discografica, dello streaming e del digitale senza passare per i canali tradizionali e - attenzione! - senza il supporto di un'etichetta. Chance the Rapper, infatti, ha deciso di non firmare per alcuna casa discografica e di restare un artista indipendente. Motivo: "Non condivido il modo in cui sono impostate le etichette, è un'industria morta", dice. La conseguenza? Le varie etichette cercano di impedire ai loro artisti di collaborare con lui. I soldi che fa, li guadagna non tanto con i download e con lo streaming, quanto con gli accordi con società come Apple Music, il merchandising e il tour (in Europa arriverà il prossimo novembre, quando si esibirà in capitali come Londra, Parigi e Berlino - nessuna data in Italia, al momento). In merito alla scelta di non firmare per alcuna casa discografica, Chance the Rapper spiega:

"Quando ho deciso di pubblicare gratuitamente il mixtape 'Acid rap', rifiutando ogni accordo che mi veniva proposto, ho voluto rischiare: volevo che la gente vedesse quello che è in grado di fare un artista libero. Volevo mostrare alle persone cosa fosse davvero un artista indipendente. Le etichette importanti mi rendono difficile pubblicare i miei progetti. La maggior parte degli artisti sono legati da un contratto: se tu vuoi realizzare un progetto con 12 artisti Universal e l'etichetta scopre che tu hai registrato con quegli artisti e che hai intenzione di farci dei video, e magari scopre pure che hai intenzione di rilasciare il tutto gratuitamente, comincia a telefonarti dicendoti che i tuoi amici sono di sua proprietà e che non puoi pubblicare niente senza il suo permesso".


Classe 1993, vero nome Chancelor Bennett (nessuna parentela con l'illustre collega Tony), il rapper ha cominciato a fare musica ai tempi del liceo. Il primo album che ha acquistato e consumato è stato "The college dropout", il disco d'esordio di Kanye West, pubblicato nel 2004. Suo padre, Ken Williams Bennett, era una presenza di primo piano in quel di Chicago: dopo aver collaborato con l'ex sindaco della città, ha affiancato l'allora senatore Barack Obama. Chancelor ha avuto modo di incontrare Obama già nel 2009, quando aveva 16 anni: sette anni dopo, lo scorso aprile, il rapper ha incontrato nuovamente il Presidente degli Stati Uniti, quando - insieme ad Alicia Keys, Busta Rhymes, Janelle Monae e altri - ha portato alla Casa Bianca l'iniziativa "My brother's keeper challenge", sul problema del razzismo in America.



Ai tempi del liceo, Chance the Rapper è stato sospeso da scuola per dieci giorni perché beccato con del fumo nello zainetto: questi dieci giorni di sospensione hanno ispirato il suo primo disco, il mixtape "10 day". L'album si è rivelato un grande successo su Datpiff, piattaforma online dedicata ai mixtape, dove è stato scaricato oltre 300.000 volte. Nel 2013 è stata la volta del secondo mixtape, "Acid rap", oltre 1.000.000 di download su Datpiff e una nomination ai BET Hip Hop Awards, i premi riservati alla cultura hip hop americana. Poi sono arrivate le collaborazioni con i principali esponenti della scena rap a stelle e strisce, su tutti il suo mentore Kanye West, Lil Wayne e Vic Mensa, e la consacrazione pop grazie alla collaborazione con Madonna in "Iconic", un brano contenuto all'interno dell'ultimo album della regina del pop. Il collega Kendrick Lamar - altra grande rivelazione della scena hip hop americana degli ultimi anni - lo ha addirittura definito il suo MC preferito.

Ecco, se con il suo album-capolavoro "To pimp a butterfly" Kendrick Lamar ha cercato di portare il rap fuori dai suoi territori, fondendo elementi tipici del genere con altri propri della musica jazz, allo stesso modo in "Coloring book" Chance the Rapper ha preso il rap e lo ha mischiato con il gospel (tra le sue influenze, il rapper di Chicago cita James Brown, Prince, Eminem e Kanye West):

"Non mi è mai piaciuta l'idea di intendere il rap come una competizione. Non è così", sottolinea lui, "quando scrivo lavoro su un tema, su un'emozione, una narrazione: ci ragiono e poi sviluppo tutto quanto".


Il risultato? Un disco in cui pezzi dalla ritmica serrata si alternano a ballad pianistiche caratterizzate da cori che accompagnano le rime del rapper. E proprio come in "To pimp a butterfly", anche in "Coloring book" torna il tema razziale, anche se qui viene affrontato in maniera più moderata, raccontando quello che succede per le strade di Chicago (uno degli epicentri del razzismo contro gli afro-americani negli States).

Sapete come Chance the Rapper ha festeggiato per la copertina di Billboard? Ha deciso di fare visita ad un negozio di dischi della sua città, Reckless Records, e di comprare un sacco di album da regalare alla gente fuori dal negozio: tra questi, i dischi di FKA Twigs, Ariana Grande, Lenny Kravitz, John Legend e la colonna sonora di "Cats". Tanto di cappello!

di Mattia Marzi


 

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