Frank Sinatra, la leggenda ha un secolo: 'Strangers in the night', quando il mito diventa canzone - VIDEO
"E' la cazzo di peggiore canzone che abbia mai sentito". No, non è l'opinione di un noister nauseato dalla melassa di uno degli standard da crooner più famosi di sempre, ma parole pronunciate da Frank Sinatra in persona, che della stessa "Strangers in the night" ha fatto una bandiera. Già, Ol' Blue Eyes non la reggeva. "C'è questa canzone che non sopporto", disse alla platea durante un concerto a Tel Aviv, nel '75: "No, non la reggo proprio. Ma che diavolo...", disse prima di attaccarla.
The Voice, quella canzone, l'ha detestata fin dall'inizio, "da quando ho sentito Don Costa suonarla al piano, apposta per me". Eppure il brano firmato da Bert Kaempfert (e dai parolieri Charles Singleton e Eddie Snyder) è una delle gemme più splendenti della sua folgorante carriera. Arrangiata da Nelson Riddle, uno dei collaboratori più validi e fedeli al cantante di Hoboken, "Strangers in the night" venne distribuita per la prima volta sul mercato nel '66 come title track dell'omonimo album, spedendo quasi istantaneamente The Voice in vetta alle classifiche sia americane che inglesi. E scatenando manie che agli Ol' Blues Eyes dovevano parere assurde. Come lo scat sul finale, per esempio: probabilmente per Sinatra era un espediente come un altro da giocarsi sul fade out finale senza preoccuparsi di aggiungere altro testo, eppure i fan l'adorarono, costringendo la sua casa discografica, nel 2008, a ripubblicarla in una versione estesa con l'intera ripresa dell'improvvisazione.
E' una canzone, "Strangers in the night", che nonostante le controversie sulla propria partenità - ad avanzare accuse di plagio, ai tempi, furono sia il cantante croato Ivo Robic (che comunque cedette dietro compenso a Kaempfert i diritti di una sua composizione) sia il compositore francese Michel Philippe-Gérard, la cui richiesta non fu accolta dai tribunali d'oltralpe - sul pubblico a sempre saputo esercitare un ascendente particolare, particolarmente su quello italiano.
A cimentarsi nella rilettura del brano furono Dalida e Johnny Dorelli, che coniugarono la versione italiana del testo (firmata da Ermanno Parazzini) rispettivamente (e ovviamente) al femminile e al maschile:
E nemmeno la grandissima Mina si fece sfuggire l'occasione di cimentarsi nel classico che The Voice non poteva soffrire: la "Voce" italiana la cantò sia nel 1984 per l'album "Catene", sia nel 2005 per il disco "L'allieva":
Il fascino del brano contagiò anche il mondo del rock: gli Aerosmith la citarono sotto forma di strumentale all'interno di "Train kept a rollin'" in "Live! Bootleg" del '78, mentre gli alt-rockers Cake nel 2005 ne registrarono una versione per il videogame "Stubbs the Zombie in rebel without a pulse":
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