Frank Sinatra, cento anni fa nasceva il mito: la storia di 'My way', il suo capolavoro - VIDEO
Prima che Sid Vicious la stravolgesse, appropriandosene e sancendo definitivamente il suo ingresso nella leggenda, conviene fare qualche passo indietro: quella che è universalmente riconosciuta come la canzone per antonomasia di The Voice - "My way" - ha una storia lunga, che parte da lontano.
E' il 1967 e Paul Anka è in vacanza nel sud della Francia: alla radio passa il brano di un cantante locale, "Comme d'habitude", di Claude François. Anka non se ne innamora, anzi. "Credevo fosse una brutta canzone, ma aveva qualcosa", dirà anni dopo. Vola a Parigi per negoziare l'acquisto dei diritti, la compra, poi torna negli USA, a Los Angeles, la rielabora e la reincide con il titolo che oggi tutti noi conosciamo, "My way".
Qualche tempo dopo Anka incontra Sinatra in Florida: Ol' Blues Eyes è stanco, dirà Anka, si accompagna a due mafiosi e gli dice che non ce la fa più e vuole appendere il microfono al chiodo. Paul ha un'illuminazione: corre a New York, riscrive e ri-registra il brano apposta per l'amico in crisi. Inizia a lavorare all'una di notte e finisce alla cinque del mattino, quando chiama The Voice al Caesar's Palace di Las Vegas per dirgli: "Ho qualcosa di speciale per te".
"Quando è uscita [la prima versione registrata da Sinatra risale al 1969, come title track dell'omonimo album], la mia casa discografica si è incazzata parecchio nel sapere che l'avevo data via", confesserà anni dopo Anka: "Gli ho detto: 'L'ho scritta, d'accordo, ma non sono io il tizio giusto per cantarla. Era per Frank, o nessun altro".
E infatti fu così:
O, almeno, quasi. Anka, che "non era il tizio giusto per cantarla", ne inciderà cinque versioni, una subito dopo quella di Sinatra e altre quattro in duetti con Gabriel Byrne, Julio Iglesias, Jon Bon Jovi e Garou.
Senza contare le cover. Se ne contano un'infinità, in tutte le lingue (italiano compreso, la prima delle quali registrata dallo stesso François prima ancora dell'uscita di quella di Sinatra), ma nella leggenda, ne sono finite due.
Anzi, famose ne sono diventate due, quella di Elvis Presley e quella di Sid Vicious, ma nella leggenda è entrata - di diritto - quella del tormentato bassista dei Sex Pistols, che - come The Voice, ma probabilmente di più - con la sua arte e la sua vita ha restituito al testo forse l'interpretazione più fedele. E struggente.
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