Jovanotti presenta 'Lorenzo 2015 CC': 'Un disco non rotondo, ma reticolare'

Jovanotti presenta 'Lorenzo 2015 CC': 'Un disco non rotondo, ma reticolare'

Jovanotti entra in scena sgasando sul Fifty immortalato sulla copertina di “Sabato”. Il luogo in cui ha radunato la stampa è un capannone rimodernato, nella periferia milanese, lo stesso dove si gira “Masterchef”. Lo spazio è addobbato con gigantografie e disegni, sul fondo c’è uno spazio dove farsi la foto con l’armatura da motocross che Lorenzo indossa sulla copertina di “2015 CC”, e che oggi non indossa. Rappresenta il bisogno di protezione: “Sono fragile, ho 48 anni, mi sono scelto un’armatura, ma di quelle pop, rock ‘n’ roll, da 40 €: sono un supereroe alla portata di tutti, ma ho punti deboli”, spiegherà dopo.

Leggi qui le impressioni dal primo ascolto di "Lorenzo 2015 CC".

Cappello da “Breaking bad”, camicia colorata, Lorenzo prende il microfono mentre i giornalisti hanno ancora i telefonini alzati per riprendere l’entrata e postarla sui propri account social. Mentre aleggia nella sala l’odore della marmitta e del gas di scarico, Jovanotti presenta il disco facendone vedere l’immaginario, mostrando su uno schermo le foto e le icone, che lo hanno ispirato, un po’ come fece anche alla presentazione di “Ora”, tre anni fa. 

A metà tra lo slideshow, la presentazione alla Steve Jobs, il TedTalk e l’intrattenimento da stand-up comedy, la presentazione di Lorenzo parte dalle foto degli stadi, dalle facce dei suoi ascoltatori, poi si va su un’infografica che rappresenta la lavorazione del disco, i suoi alti e bassi, dall’euforia del tour negli stadi, ai down, al riprendere il contatto con la musica, alle varie fasi della registrazione. Per raccontare Jovanotti usa spesso le emoticon, anzi le emoji, le stesse che accompagnano sulla tracklist il titolo di ogni canzone: le ultime due sono una faccia che ride e un’esplosione: “Oggi che esce il disco sono nella fase della felicità e dell’impotenza”, scherza.

La presentazione continua ad usare le infografiche, per raccontare le parole chiave, gli ingredienti dell’album: amore, dance, combat songs, cantautore, funk, crooner, caos, le canzoni estive, Africa e sud del mondo, fantascienza/cinema/narrarativa, rock.

 

Risponde subito alla domanda che molti si fanno: 30 pezzi nell’album? “La risposta è sì. La forma nuova di un disco non più rotonda ma reticolare”, e reticolare continua ad essere la presentazione, con immagini, momenti, foto, grafiche, come in una playlist di suggestioni che costituiscono lo sfondo dell’album. Ad un certo punto mostra una foto di San Pietro, dal punto di vista della sua casa romana: la vista della cupola interrotta da un benzinaio: “Dietro c’è sempre qualcosa di spettacolare, ma prima bisogna fare benzina”, dice. 

La parola chiave del disco? Tra le tante citate, è “con”: “Il nostro è un mondo dominato dal ‘senza’, ma a me piace il ‘con’: quanto siamo in grado di aggiungere e includere, quanto caos siamo in grado di gestire? In questo disco c’è molta Africa” - dice elencando gli ospiti: Bombino Manu Dibango The Antibalas, Sinkane, a cui si aggiungono Daru Jones, Omar Hakim, Money Mark, Mark Guiliana, Vasco Brondi (a cui ha chiesto di collaborare alla scrittura del testo di “L’estate adosso”) e Zibba (che ha collaborato a “Una scintilla”). 

E poi parla degli altri “con” dell’album: la figlia Teresa (a cui è dedicata “Libera” e la cui foto da bambina è stata considerata per la copertina), la pressione (“E’ la prima volta che faccio un disco avendo già annunciato i concerti”), la fantascienza (“Il disco doveva intitolarsi 'Astronave': che c’è di più bello di progettare cose che poi non si fanno? Le canzoni sono questo, alla fine, ti portano altrove"), la parola “eppure” (su cui si basa “Un bene dell’anima”: “Il disco è governato da questa parola”, sostiene) e quella “libertà (“E’ mutevole e granitica, come parola: ho provato a lavorare intorno al sentimento e alla sensazione della libertà. Questo disco ha tanti difetti, io stesso ve ne posso raccontare diversi, ma è un disco totalmente libero, questo si"). E poi ancora la parola “Struggle”, il gorilla visto nello zoo di New York (che poi è arrivato sul giubbotto indossato nella copertina e nel video di “Sabato”). Altri titoli alternativi: (“Doveva chiamarsi ‘Pieno di vita’, perché è un disco in cui la vita c’è”), il Rock ’n’ roll (“E’ un disco suonato, con tante chitarre, batterie non modificate: rock ’n’ roll vuol dire che dev’essere istintivo, non stratificato, non iperprodotto), una sequenza di chewing gum per rappresentare le scelte, i colori. E si chiude.

Arrivano le domande dei giornalisti: si parte dal rapporto con Tortona, si parla di immigrazione, ISIS, della figlia Teresa, di Renzi e dello stare all’opposizione. E si parla anche un po’ di musica. Si parte, anzi si torna sulle 30 canzoni dell’album: “Non so se è ambizioso, la verità è che ho scritto tanto. Quando un pezzo lo sento fatto, lo voglio buttare fuori e confido nel cambio della ritualità dell’ascolto di musica odierno; o considero più un cloud da cui far piovere musica più che un album. Ho considerato anche di far uscire singoli, e da qui è nata anche l’idea di far uscire il disco a puntate prima della pubblicazione vera, e non escludo di fare qualcosa di simile in futuro. E’ come se fossero tre dischi che si incrociano, se levavo un pezzo perdeva l’equilibrio. Così ho pensato che il disco era questo”. E poi sui concerti negli stadi, quest’estate: “Sono un’altra cosa. Sceglierò le canzoni in base al fatto che siano singoli o che abbiano un tiro. Non credo ci saranno più di 5 o 6 pezzi nuovi in scaletta. Non ci sono ancora dentro al 100%, ma l’idea del flusso è qualcosa che mi affascina. Il concerto è un solo pezzo di musica”. E poi torna a parlare dell’album: “Il vero cambiamento del disco non è solo nel sound, ma nella scrittura: ho provato ad essere più narrativo, è un processo che è iniziato. Scrivo in maniera disciplinata, come uno scrittore: apro il computer, e mi dico ‘scrivo’. Inizio a scrivere rap, perché ogni volta vorrei fare un disco rap, e poi vado in territori inesplorati. Altre volte scrivo in jam session con la band”.

A margine, l'artista ha poi voluto offrire il proprio punto di vista circa l'inchiesta condotta da Rockol e Obo Digital riguardante la percentuale di fake tra i follower su Twitter delle star della canzone italiana che l'ha visto tra i protagonisti: “Rispondo come all’esame: professoressa, non lo so. So che ci sono possibilità di comprare i follower, ma non mi è neanche mai passato per la testa e mi dicono che non c’è neanche nessuna responsabilità da parte di Twitter su eventuali numeri gonfiati. Uso Twitter come se avessi 10 follower o 60 milioni. Quando vedo che ne ho 2 e mezzo, non me li figuro neanche, è come l’Auditel. Sapete come sono i fake, no? Un'immagine del deserto, un mazzo di fiori, un solo follower… Non mi ci vedo a parlare con un mazzo di fiori. Dal mio punto di vista non cambia niente, comunicherei con la stessa autenticità: l’importante è che i follower veri siano veri".

“Se ci fosse un premio per le conferenze stampa, questa la vincerebbe”, dice un collega. Dopo un’ora e mezza Lorenzo saluta, qualche giornalista gli chiede una foto, gli ruba un video altri vanno verso il buffet, e la musica parte in diffusione: “E lo ripeto ancora per impararlo a memoria, fino a strapparmi le corde vocali, ora che siamo qui, noi siamo gli immortali”.

 

 

(Gianni Sibilla)

Dall'archivio di Rockol - Jovanotti presenta il singolo "Prima che diventi giorno"
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