Fumi di Londra: Lory Muratti incontra gli Spiritual Front

Fermata Angel. Lascio la metropolitana salendo i gradini come quando ero bambino “tre alla volta” e registro dentro me le voci che sento scorrere accanto.

Arrivato in strada un homeless mi corre incontro vestito di rosso, mi chiede serio se stasera ballerò con lui poi fa una piroetta e fugge via ridendo senza darmi il tempo di rispondere.

Io giro a sinistra e tengo il conto dei passi come facevo quando ero adolescente: “un, due tre e un pezzo e un, due e tre e un pezzo e un”.

Creature simili e monomaniache iniziano ad apparire ai miei occhi dietro un albero, sedute su una panchina, con una bottiglia di wodka che spunta da un sacchetto di plastica, appoggiate a un bancomat con aria furtiva, all’angolo spigoloso del palazzo che si affaccia sulla via dove sto per infilarmi. Alzo la testa come ero solito fare nei miei vent’anni, respirando il cielo e guardando le cose che i nostri occhi inchiodati a terra tendono a ignorare.

La creatura del semaforo è un uomo molto alto e sa bene come si fa a cercare segni fra le nuvole così mi aspetta mentre il verde si fa rosso poi verde ancora. Indossa una giacca in pelle che lo avvolge fino ai piedi, unghie lunghe e appuntite e l’istituzionale trucco gotico a coprire il suo volto. Quando lo raggiungo però non dice nulla, si limita a fissarmi quasi fosse lui a chiedersi il perché di questo inatteso incrocio di sguardi in mezzo alla strada. Anch’io del resto lo interrogo senza parole come iniziai a fare quando compresi, un giorno diverso dagli altri, che delle volte avrei fatto meglio a non chiedere e a non sapere nulla di quello che si celava dietro le apparenze, nel passato di chi incontravo. Il mio silenzio è quindi oggi molto più denso di quello dell’uomo che ho di fronte e, cogliendolo alla sprovvista, lo spinge a parlare per primo:

“Sai dov’è l’Electrowerkz?” mi chiede “Stai andando lì vero…?”

Io annuisco e gli faccio cenno di seguirmi. Riprendo a camminare trascinandomi dietro la creatura del semaforo, silenziosa ma ingombrante. Dapprima alle mie spalle, si porta in un istante al mio passo e continua a fissarmi.

“Dove ci siamo già incontrati?” chiede.

Io alzo le spalle e dico: “Non saprei… in qualche altro scantinato simile a quello in cui siamo diretti”.

“Berlino?” Insiste “Al Last Cathedral… o forse al Gotik Treffen di Lipsia?”

“Forse…” dico io incurante e incapace questa sera di socializzare. Girandomi però a guardarlo, mi ricordo davvero di lui, seppur io non riesca a mia volta a collocarlo.

“Neuchatel?” chiedo allora tornando con la memoria a un gotic festival al quale suonai anni fa.

“Forse…” mi fa lui da eco senza però argomentare un discorso che in fondo non interessa a nessuno dei due.

“Siamo qui stanotte e siamo vivi. È questa la cosa che ci dovremmo ricordare, non trovi?” mi dice dopo una lunga pausa la creatura esistenzialista. Preso io adesso alla sprovvista mi fermo allora ad osservarlo mentre lui prosegue incurante facendomi cenno con la mano di seguirlo anche se non sa dove stiamo andando.

All’ingresso del club il popolo dark si è dato appuntamento in ordinatissima coda per S.O.S (Save Our Scene), un festival di tre giorni che vedrà passare nelle sale del locale nomi influenti della scena musicale più oscura d’Europa. Tra loro i “Clan of Xymox” nella giornata di domani e gli italianissimi eppur internazionali “Spiritual Front” questa notte.

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La creatura del semaforo è tornata al suo silenzio ed io gli resto accanto osservando il composto folklore delle presenze che sopraggiungono attorno.

Una volta superata la coda ci appare Frank, un promoter ben noto a queste pareti e l’incedere kraut di una drum machine arriva fino a noi facendo vibrare le porte basculanti della sala principale. Io e la creatura entriamo nell’oscurità del luogo assieme e subito dopo ci separiamo, lui verso la ritmica elettronica che insiste senza posa, io verso il bar dell’altra sala.


Al termine delle esibizioni di apertura è però tempo che mi trascini anch’io in zona palco ed è qui che inciampo in Steve Hewitt, leader dei Love Amongst Ruin e storico batterista dei Placebo.

Accompagnato dal sorriso di sua moglie, beve birra aspettando che il suo amico Andrea, batterista degli Spiritual Front inizi a suonare. Ci ritroviamo quindi a dare un senso all’attesa insieme raccontandoci quello che stiamo facendo qui a Londra questa estate. Mi accenna così del suo prossimo lavoro e di alcune colonne sonore che ha prodotto di recente. Steve ha uno sguardo profondo e concentrato ed è un piacere ascoltarlo e raccontargli di questi miei giorni inglesi mentre sua moglie gioca con tutte le parole italiane che riesce a ricordare.

Quando le luci si spengono e una vecchia pellicola inizia a girare sullo schermo a fondo palco, è il momento degli Spiritual Front. Steve ed io ci promettiamo di salutarci più tardi e di rivederci soprattutto per un tea break là fuori.


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“Mi piacerebbe mostrarti la città così come la vedo io…” mi dice allargando le braccia come volesse darmi il benvenuto.

Le persone diventano silhouettes irreali nel buio di questa sala ed io vago fra loro trasformandole in splendidi fantasmi.

Passeggeri di Simone Salvatori, leader della band romana in attività dal 1999 e dei suoi compagni avventurieri scivoliamo dentro curve neofolk, salite rock sinfoniche, luminose discese new wave e strascichi gotici. Si aprono davanti a noi le porte di un passato oscuro che riconosco come fosse un rifugio apparso ai miei occhi in alta montagna dopo una fuga dalla tormenta della contemporaneità.

Un rifugio: questo è il concerto degli Spiritual Front qui a Londra questa notte. L’S.O.S è arrivato a destinazione…

Lory Muratti è un artista visionario. Musicista e scrittore, è figlio del mercante d’arte Andrea Muratti e della ballerina Helen Bresson. Dopo aver firmato i suoi lavori nascondendosi per circa un decennio dietro lo pseudonimo “Tibe”, ha di recente svelato la sua identità con il progetto letterario e musicale “Scintilla” edito in Italia da Feltrinelli e Mescal. Con la rubrica “Fumi di Londra” racconta ai lettori di Rockol di incontri musicali, artisti dal mondo, luoghi misteriosi e notti infinite nella città più rock d’Europa, dove è di recente tornato a vivere e lavorare su un suo prossimo progetto internazionale.
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