Entics, 'Entics Television Vol. 3': 'Non chiamatemi rapper' - Videointervista

Entics, 'Entics Television Vol. 3': 'Non chiamatemi rapper' - Videointervista

Si chiude un cerchio, si conclude un'era durata quasi 10 anni: Entics pubblica domani il suo terzo capitolo discografico, "Entics television Vol. 3", il cui titolo riprende quel suo primo disco - autoprodotto - del 2007. L'idea è quella di ritornare un po' indietro per poter poter guardare avanti. Togliersi di dosso un po' di etichette e impalcature che negli anni si è guadagnato (o che gli hanno appiccicato addosso) per potersi "refreshare", questo è il termine che ha usato Cristiano durante l'incontro con la stampa: "Avevo perso un po' di genuinità e volevo ritrovarla. Ho iniziato con queste sonorità e in fatti il disco si chiama 'Entics Television Vo. 3' perché va a riprendere la collana che avevo iniziato con i primi dischi autoprodotti. Chiudo la saga e lascio la strada sgombra per il futuro."

 

Sempre ai giornalisti, Entics ha esplicitamente richiesto di non essere più definito un rapper. Ecco il perché: "Pur venendo da un back ground differente da quello dell'hip hop sono stato ben accolto dalla scena dell'hip hop, sopratutto con le collaborazioni. In questi anni ho fatto un sacco di featuring. Loro mi hanno accolto, ma io sono stato un po' frainteso perché io son sempre stato chiamato per fare principalmente ritornelli cantati nei dichi degli altri di certo non per rappare. Ma alla fine mi è stata data l'etichetta di rapper che, ad essere sincero, mi sta un po' stretta. Io amo i rapper e quello che fanno, la cultura dell'hip hop e dei graffiti, ma è proprio per rispetto nei loro confronti che non mi sento di essere definito un rapper. Io comunico oltre che con le parole, io comunico molto anche con le sensazioni, utilizzando le melodie e le armonie. Questo disco per esempio è prevalentemente in maggiore perché mi piaceva dare un'idea di positività, mi piace far ballare le persone ed era una cosa che avevo un po' perso nei dischi precedenti."

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Sono il reggae e le atmosfere caraibiche ad avere la meglio in questo nuovo disco. E ancora c'è Entics in versione produttore (insieme a DJ Nais) che ha seguito la creazione del volume 3 dall'inizio alla fine; un brano sulla legalizzazione della marijuana, "Legalizziamola", "argomento di cui si sta cominciando a parlare finalmente. Si stanno muovendo un po' di cose. Ho affrontato il tema in modo leggero, con una versione simpatica e rime anche un po' filastroccate"; si parla delle origini del twerking e dell'attuale regina indiscussa di questa danza ("che però non ha la fisicità per farla, forse è per questo che non la sopporta nessuno. Quando ci si mette Rihanna nessuno dice niente"); c'è una collaborazione con Jake La Furia ("perché continuerò sempre le mie featuring con i rapper") e con il grande amico Vacca. Chi non c'è più invece è Fabri Fibra. 

 

Riassunto: lo scorso aprile Entics ha ufficialmente abbandonato la Tempi Duri Records (di Fibra). Nel contempo Fibra e Vacca scandivano i loro giorni a suon di dissing. Nel brano "Patti chiari", Entics e Vacca dicono - tra le altre cose - "mai fidarsi, c'è chi e per i soldi non si fa scrupoli… qui  pieno di squali che la sanno lunga, se non ti fai furbo'. E via dicendo. 

La domanda sorge spontanea: che è successo? Ma Entics si destreggia tra l'elusivo e il diplomatico: "Proprio per volermi togliere di dosso questa etichetta di rapper me ne sono andato dal gruppo di Fabri Fibra. Rimanendo al suo fianco avrei incrementato ancora di più questa cosa. Io e Vacca siamo amici da molti anni. Nonostante loro abbiano avuto delle divergenze io però non  ho preso alcuna posizione. Avevo semplicemente voglia di fare un brano con Vacca. Sarei ipocrita a fare un discorso sulle parti dopo quello che vi ho detto prima. Io ho fatto il mio, ho voluto fare questa collaborazione con Vacca. Lui ha voluto esprimere quello che voleva e io non ho messo bocca sul suo testo. Comunque sì, va a riprendere il dissing."

 

In buona sostanza dunque, con il suo terzo disco Entics vuole arrivare a dare una nuova immagine di sé: "La mia musica è un po' diversa e magari il mio percorso sarà un po' tortuoso. Forse sarebbe più facile immettersi nel mondo del rap adesso che è un genere così mainstream. Il linguaggio che utilizzo è simile perché ha una matrice simile, è un genere che Oltreoceano c'è già. Io non ho inventato nulla. Voglio fare capire alle persone che non esiste soltanto quello, che esistono delle sfaccettature come la mia. Purtroppo in tanti che ascoltano tendono a fare squadrismi, o sei rap o sei reggae. Adesso ho fatto uscire il mio singolo 'Karaoke' che si rifà alle atmosfere rocksteady, anni '50 e '60. E le persone mi chiedono 'Ma questo sarebbe rap?'. Evidentemente no. Pare che il rap sia diventato l'unico genere possibile."

 

Ma non solo: "Io sono cresciuto tra i vinili di mio padre. Oggi non è scontato che i ragazzi capiscano gli strumenti musicali. La musica si è zippata, si cerca sempre il DJ o l'MC e quindi è bello cercar di far capire ai ragazzi un po' di più sulla musica e da dove parte. Io sono un amante dello strumento analogico. Sono andato in tour con una band. E' stata una scelta piuttosto coraggiosa ce più dispendiosa ma che io ho deciso di fare perché rappresenta di più la mia dimensione. Allo stesso modo Molti dei mie brani nascono 'alla vecchia', con degli accordi di chitarra che poi sviluppiamo in studio mettendoci anche suoni digitali ma se una canzone funziona con la chitarra poi puoi trovarci tutti gli arrangiamenti , ma se non funziona… Almeno io lavoro così."

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