NEWS   |   Italia / 08/12/2013

Medimex 2013, De Gregori e Mannoia protagonisti della seconda giornata

Medimex 2013, De Gregori e Mannoia protagonisti della seconda giornata

Secondo appuntamento con il Medimex 2013, la terza edizione del salone dell'innovazione musicale promosso da Puglia Sounds. A differenza di ieri, una giornata a dir poco spenta sotto diversi punti di vista - prima tra tutti la scarsa affluenza, seppur giustificata visto che si trattava di una giornata lavorativa - l'atmosfera che si è respirata entrando nel salone della Fiera del Levante, oggi, è stata simile a quella di una grande festa. In un programma composto di 24 eventi, tra dibattiti e "Incontri d'autore", di gran lunga migliore per quanto riguarda i contenuti di quello della giornata di ieri, si sono affrontati temi caldi come quello del futuro delle case discografiche, della musica dal vivo, del fenomeno del crowfunding e dei nuovi dj. Ma procediamo con ordine.

Numerose scolaresche, in mattinata, si aggiravano per gli stand del salone; tra questi non è passato inosservato quello dedicato ad una nuova etichetta discografica, la Odrarek Records, intorno al quale si è ritrovato un certo numero di curiosi. La Odrarek Records riunisce artisti provenienti da vari paesi (Italia, certo, ma anche Spagna, Giappone, Malesia, Armenia, Russia) e di età compresa tra i trenta e i quarant'anni: "Odrarek Records è un'etichetta di musica classica no profit", ha spiegato a Rockol il gestore dello stand, "Un artista, per entrare nel nostro roster, deve spedire il demo di una sua registrazione il quale viene poi giudicato dagli altri artisti del roster solo sulla base della musica".

Particolare effetto ha suscitato la presenza di un numero elevatissimo di persone ad uno degli "Incontri d'autore" più attesi di questo Medimex 2013, quello cioè di Francesco De Gregori. Il "Principe" della musica italiana, visibilmente sorpreso nel trovarsi di fronte così tanta gente, ha risposto alle domande di Ernesto Assante raccontando di sé e della sua musica: "Quando ho cominciato a suonare la chitarra facevo veramente schifo e solo dopo tanta fatica sono arrivato a padroneggiarla bene", ha esordito sorridendo l'artista, "Mi sono formato ascoltando le canzoni di Fabrizio De André - e parte l'applauso caloroso e sonoro del pubblico - e di altri artisti che come lui cercavano di dar alla forma canzone un indirizzo più 'impegnato'; cercavano cioè di esprimere se stessi attraverso le loro canzoni. Allora, come d'altronde ancora oggi, scrivevo canzoni per istinto. Con la differenza che oggi, se vuoi che un tuo pezzo venga passato in radio, devi seguire le regole che ti impongono i network radiofonici. Purtroppo o per fortuna io non mi sono mai piegato a questi dettami, ed è per questo che le radio non passano mai le mie canzoni. Negli anni '70 noi cantautori (anche se questa è una parola che non apprezzo moltissimo) abbiamo scatenato una vera e propria rivoluzione: nelle nostre canzoni trattavamo infatti di argomenti di cui le altre canzoni non parlavano minimamente. Ed eravamo consapevoli di creare qualcosa di nuovo, a volte anche di sgradevole e di incomprensibile. E' la stessa rivoluzione che, in questi ultimi tempi, stanno proponendo i rapper". Il discorso sulle radio e sull'evoluzione del mercato discografico ha consentito inoltre al cantautore romano di estendere le sue riflessioni sul mercato discografico e sui talent: "Quando accendo la tv e guardo programmi come 'X factor' vedo nello schermo tutta gente che canta benissimo. Tuttavia, almeno secondo me, un bravo cantante non è uno che sa cantare bene, ma uno che riesce ad uscire fuori dagli stereotipi, dal già sentito. Certo, poi c'è sempre qualcuno tra tutti gli interpreti che passano per 'X factor' che 'attizza' più degli altri e che ha quel qualcosa di eccezionale che lo distingue dalla massa".

La mattinata della seconda giornata del Medimex 2013 è stata inoltre animata da due dibattiti che si sono svolti contemporaneamente: il primo, intitolato "#piumusicalive. Verso una 'Carta per la Musica dal Vivo'", si è svolto in quello che è stato denominato "Spazio 1" e ha visto intervenire anche Manuel Agnelli; il dibattito è stato introdotto da uno degli ideatori del progetto "#piumusicalive", Tommaso Sacchi, che ne ha illustrato gli obiettivi: "'#piumusicalive' è una campagna nata da una petizione online che aveva la forma di una lettera aperta indirizzata al Ministro per i Beni e delle Attività Culturali Massimo Bray, al quale si chiedeva una semplificazione della burocrazia legata all'organizzazione dei concerti in Italia", ha spiegato Sacchi, "La petizione ha ottenuto un successo straordinario, raggiungendo oltre 38.000 firmatari nel giro di pochissimo tempo. A questa raccolta firme sono seguiti diversi emendamenti che pian piano ci hanno permesso di raggiungere il traguardo che ci eravamo posti all'inizio: evitare, cioè, la trafila burocratica per i concerti con un massimo di duecento spettatori con termine entro la mezzanotte. Sulla scia di questo successo abbiamo poi steso la bozza di una 'Carta per la Musica dal Vivo', un documento ragionato sulla base di conoscenze tecniche e sulla base di quelle che sono le normative attualmente vigenti". A tal proposito, il frontman degli Afterhours (che si è impegnato attivamente per promuovere il progetto), ha dichiarato: "Paradossalmente, non percepirò mai una pensione per il mestiere che faccio, in quanto il regolamento detta che per percepirla bisogna realizzare qualcosa come 150 concerti all'anno. Questo tipo di incongruenze devono essere analizzate e corrette; ecco perché ho deciso di prender parte a questa iniziativa, una battaglia che andrebbe estesa anche al di fuori della musica e dei musicisti. Da quest'anno gli Stati Uniti hanno incluso all'interno del PIL anche la creatività, il che la dice lunga sul valore che fuori dai confini nazionali viene conferito alle idee". Il secondo dibattito, invece, si è svolto nello "Spazio 2", è stato intitolato "Potere al pubblico. Il nuovo mercato musicale, tra talent e crowfunding" e ha visto interloquire Giovani Gulino e Pier Luigi Ferrantini; proprio il frontman dei Marta sui Tubi ha presentato al pubblico uno dei suoi progetti paralleli alla band, la piattaforma di crowfunding "Musicraiser": "'Musicraiser' è la prima piattaforma di crowdfunding italiana", ha spiegato Gulino, "E' stata lanciata poco più di un anno fa e si basa sul crowfunding, una sorta di raccolta fondi attraverso la quale un arista ottiene dai suoi fan il finanziamento di un determinato progetto in cambio di una piccola ricompensa (che può essere la prevendita dei biglietti di un tour o cose di questo genere). Musicraiser dà grandi opportunità anche a chi, per fare della musica il suo mestiere, non vuole accorparsi ad una casa discografica o aspettare quel talent scout che non arriva mai. Non vogliamo metterci in contrapposizione con le case discografiche, anzi più volte è successo che le major abbiano sfruttato la nostra piattaforma per promuovere i vari artisti. Questo dimostra che si può fare musica anche senza l'aiuto di una casa discografica".

Decisamente interessante è stato, inoltre, il dibattito che ha visto per protagonisti i dj Claudio Coccoluto e Nicola Conte, i quali hanno trattato della trasformazione del ruolo del dj. "Sono dell'idea secondo la quale il dj debba lavorare in una sorta di chiaroscuro, in un territorio non troppo definito dalle regole mediatiche, in quanto si dovrebbe occupare di andare a scovare un suono o un artista nuovo; insomma, cose che altrimenti non raggiungerebbero mai il pubblico dei club", ha esordito Coccoluto, per poi aggiungere: "Oggi siamo invece arrivati alla figura del dj superstar i cui remix vengono addirittura passati in radio. Si è sviluppata quella che personalmente definirei una aberrazione dal punto di vista musicale: il dj ha perso la sua eccezionalità e non gode più di quella posizione privilegiata di cui godeva negli anni passati. Il dj veste i panni dell'interprete dei valori musicali altrui: sale sul palco da solo, ma suona i dischi degli altri (come nel caso dei Chemical Brothers). Si tratta di un cortocircuito pazzesco. Tutto questo mi ha permesso di definire ancor meglio il mio ruolo: se è questo il futuro dei dj, allora io voglio essere il passato dei dj. Ovvero un artigiano che affronta questo lavoro tendendo conto soprattutto del suo rapporto con il pubblico". E' intervenuto poi Nicola Conte, il quale ha dichiarato: "Condivido a pieno quello che ha detto poco fa Claudio; il ruolo del dj dovrebbe essere esattamente quello di fare della sua passione il suo mestiere. Il ruolo dei dj è sempre stato underground, mai mainstream, ovvero fuori da un'idea commerciale della musica. Il suo ruolo è anche quello di sperimentare, ed io l'ho imparato da tutti i dj che ho avuto modo di conoscere da quando ho debuttato in questo ambiente e ai quali mi sono ispirato". Ma in che modo le case discografiche approcciano l'Universo dei dj? Questa la risposta di Alessandro Massara, presidente della Universal: "Il dj, almeno per quanto mi riguarda, diventa interessante nelle vesti di produttore di musica. Il mio interesse è sfruttare la fama del dj superstar e trasferirla nel mondo della produzione di canzoni nuove".

Fiorella Mannoia, nell'"Incontro d'autore" a lei dedicato, ha invece raccontato come è nato il suo ultimo progetto discografico, "A te", l'album-omaggio a Lucio Dalla; circondata da un mare di gente, la cantante ha dichiarato: "E' stato davvero duro entrare in studio per registrare a te; soprattutto perché, nell'aria, si sentiva quell'atmosfera d'amore e di rispetto che tutti i musicisti con i quali ho avuto modo di collaborare provavano per Lucio. Non avevo mai provato un'emozione così grande: interpretare le sue canzoni è stata una grande responsabilità". Poi, la Mannoia ha ricordato l'amicizia che lo legava al cantautore bolognese: "Di Lucio conservo ricordi bellissimi, soprattutto legati alle tante volte che abbiamo cantato insieme la sua 'Anna e Marco'. Lucio amava il rischio. Ed è proprio questa l'essenza di un artista: saper correre il rischio". Durante l'incontro, che non ha vertito solo su Lucio Dalla, la cantante romana non ha risparmiato giudizi severi sulla classe dirigente del nostro Paese: "Vedo che aumenta sempre più un impoverimento generale del linguaggio, anche a causa di chi ci amministra, ignoranti che non hanno nulla da insegnare e che portano i giovani d'oggi a essere meno colti".

A chiusura della giornata dedicata agli incontri, prima di lasciare spazio agli showcase serali, i tre presidenti delle major discografiche italiane, vale a dire Andrea Rosi (Sony Music), Alessandro Massara (Universal Music) e Marco Alboni (Warner Music) hanno dibattuto sul ruolo assegnato alle case discografiche al giorno d'oggi: "Sono poche le occasioni come questa dove la casa discografica può spiegare cosa fa e come lavora" ha spiegato Alboni, seguito da Andrea Rosi che ha dichiarato: "Non siamo riusciti a fare sentire la nostra voce perché l'industria negli anni passati ha fatto molti errori. Quando c'era un mercato più semplice gli artisti avevano un rapporto con le discografiche che oggi rappresenta un modello impossibile". Alla domanda rivoltagli da Ernesto Assante circa il futuro della discografia, Massara ha invece risposto: "Contribuiremo a produrre musica e a confrontarci con le nuove tecnologie. Non sappiamo se lo streaming sarà il futuro. Siamo più aperti di prima ma il compito principe rimane quella di proporre buona musica".

(Mattia Marzi)