Giorgia 'Senza paura': 'Nelle mie canzoni non mi nascondo più'

Giorgia 'Senza paura': 'Nelle mie canzoni non mi nascondo più'

Una Giorgia a schiena nuda e quasi struccata, al naturale, si volta a guardare l'obiettivo. La copertina del nuovo album "Senza paura" in uscita domani, 5 novembre, ne suggerisce il contenuto: come se dal precedente "Dietro le apparenze" ad ora la cantante e autrice romana si fosse avviata sulla strada di un progressivo svelamento di se stessa. "Merito del mio truccatore che è bravissimo", scherza lei. "Ma quell'immagine è voluta. Il tempo che stiamo vivendo mi ispira ad andare in direzione dell'essenziale. A levare, invece di aggiungere. Anche nella scrittura dei pezzi, stavolta, mi sembra di essere stata più libera, più diretta, più pulita. Di essermi fatta meno problemi del solito. Anche cantare in studio, una cosa che ho sempre trovato complicata e che in passato mi ha fatto faticare, mi è venuto più naturale. Quasi fossi sul palco durante un concerto, e con molti meno fronzoli rispetto al solito". Anche per questo sembra di cogliere un filo diretto con il disco precedente. "E' così. Con Michele Canova, il produttore, siamo ripartiti da lì. Ho cominciato a lavorare su questo disco quando eravamo ancora in tour. Avevo scritto un paio di pezzi che erano figli diretti dell'album precedente: alla fine non li abbiamo usati, Michele mi ha convinta del fatto che dovevamo andare oltre. Il suo progetto prevedeva di iniziare con le basi suonate dal vivo ai Sunset Sound di Los Angeles, dove ormai lui trascorre gran parte del suo tempo, per poi registrare le parti vocali nello studio di Milano in cui avevamo lavorato per 'Dietro le apparenze'. Un fatto anche scaramantico... Abbiamo cercato di far convivere i due elementi: per chi, come me, è nata come pura interprete l'apporto della parte suonata è sempre stimolante, di grande ispirazione. Togliendomi certi pudori, anche con i testi le cose mi sono venute molto più facili. In passato con le parole ho litigato molto, perché cantando certe cose ti senti un po' nuda. Così tendevo a nascondermi un po', a girarci intorno per non dire esattamente quel che mi sentivo dentro. Da cantante, in passato, ho spesso privilegiato il suono delle parole. Stavolta no: ho pensato molto al perché dei vocaboli che sceglievo. E mi sono capitati quei momenti di grazia in cui la parola ti passa attraverso. Non la stai inventando tu, è come se ti arrivasse già completa di melodia e quella è sempre un'esperienza fantastica, uno dei momenti più belli della scrittura".

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Perdita, trasformazione, rigenerazione: temi ricorrenti, nel disco. "Mentre i pezzi nascevano", spiega Giorgia, "mi rendevo conto che questa assomigliava un po' a una resa dei conti. Come andare a fondo di un'emozione e dirsi tutta la verità. Comprese le cose brutte e le sensazioni sgradevoli: la perdita, la rabbia, le pretese nei confronti del mondo che ti circonda quando invece tutto deve partire da te. La trasformazione è un concetto in cui credo molto, mi sembra una delle poche chiavi di evoluzione dell'essere umano. Soprattutto in un momento in cui c'è una necessità collettiva di passare a qualcos'altro".



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In un disco così intimo e personale, ad attirare l'attenzione sono nondimento le collaborazioni da prima pagina. A cominciare da quella con Ivano Fossati, che Giorgia è riuscita a stanare dal suo esilio autoimposto per farsi scrivere una canzone nuova di zecca. "Gli avevamo chiesto se avesse un pezzo pronto per me e lui ha risposto che avrebbe dovuto scrivermelo apposta. Quando mi ha proposto 'Oggi vendo tutto' ci siamo confrontati, anche sullo stile del canto. L'ho un po' adattata, estraendone la parte più soul, e Ivano mi ha confessato che era quello che sperava. Mi è sembrato molto contento del risultato". Il duetto con la superstar Alicia Keys, invece, sembra coerente con lo stile pop soul e le ballate pianistiche che caratterizzano soprattutto la prima parte della scaletta. "Quel pezzo, 'Preghero' ('I will pray' nella versione bilingue) ce l'avevo già. Avevamo chiesto ad Alicia di farci qualcosa, ma considerando i suoi impegni con il film che sta per uscire non ci speravo proprio... Quando poi è arrivato il file con la sua voce è stata una enorme sorpresa. Ha lavorato in modo esemplare, da grande musicista qual è. Si è fatta tradurre il mio testo, lo ha adattato, ha inserito i controcanti. E anche se nessuno aveva osato chiederglielo ha cantato anche in italiano. Quando poi ci siamo viste mi ha chiesto se la pronuncia era buona... Incontrarla di persona ha reso tutto ancora più semplice e spontaneo, come un dialogo tra persone che già si conoscevano. E' stata gentilissima e disponibile, di una dolcezza che non mi sarei aspettata considerando la presenza forte e potente che sprigiona sul palco".

Made in Italy e appeal internazionale convivono in un disco transcontinentale che vanta firme - il già rodato Busbee di "E' l'amore che conta", Natasha Bedingfield - e ospiti selezionati nell'ambiente del pop establishment mondiale. Come la Keys, appunto, e come Olly Murs, giovane talento emerso quattro anni fa dall'X Factor inglese. "Già lo scorso inverno, con il mio manager avevamo pensato a un duetto che uscisse dai canoni più prevedibili. Olly mi piaceva per quella sorta di follia musicale che probabilmente è frutto anche della sua giovane età: pensavo avesse qualche anno di più, e invece mi sono trovata davanti un pischello! Da ascoltatrice, apprezzo molto le produzioni inglesi anche se di solito le mie collaborazioni internazionali sono con artisti americani. Trovarsi in studio con Murs è stato molto divertente, perché canta sul serio. Anche quello è stato un incontro molto 'leggero', con poco stress. Ma non è che abbiamo deciso a tavolino di fare un disco con grandi presenze internazionali. Sono botte di fortuna che arrivano un po' per caso, io sono un'istintiva e non sarei neppure capace di programmarle. E poi sono più quelle che non vanno in porto di quelle che si riescono a concretizzare, le collaborazioni. Certo, mi viene da pensare che oggi il mondo della musica sia diventato molto più aperto e comunicativo, che anche l'Italia si sia avvicinata alla musica internazionale. Siamo più sintonizzati su ciò che accade fuori dai nostri confini, ci confrontiamo di più. Siamo tutti più vicini di quanto non sembri: parlando con Alicia ho scoperto che mio figlio e il suo giocano con gli stessi trenini...

Sul grande mercato del pop mondiale, di sicuro, è facile immaginarsi Giorgia più vicina ad Adele e alla Keys piuttosto che a Miley Cyrus o a Lady Gaga. Puntare sulla voce, piuttosto che sull'effetto shock. "Quando ascolto un pezzo cerco istintivamente l'emozione della voce, e Adele in questo è fantastica. Ma mi piace anche come canta Rihanna, quel genere di r&b e soul 'evoluto'. Tra le artiste meno note al grande pubblico continuo ad amare India Arie, una grande musicista, ma anche alcune canzoni di Miley Cyrus mi piacciano molto. Quanto al resto...a vent'anni si può fare quel che si vuole, c'è un vita di tempo per ripensarci".

Voce, ballate, pop e melodia. Ma in "Niente paura" c'è anche un lato dance, quasi, EDM. "Perfetto" e "La mia stanza" sono pezzi tutti da ballare. "E' l'altra mia faccia, quella. La gente mi vede come una cantante, come un'interprete, e la cosa mi fa piacere. Però mi piace anche andare in discoteca, sudare e scatenarmi, anche se ho cominciato a farlo a trent'anni e da quando è nato mio figlio ho dovuto smettere. Da sempre dico che mi sarebbe piaciuta una carriera parallela con uno pseudonimo, incidere pezzi dance per divertimento. Da quando lavoro con Canova ho scoperto che insieme possiamo trovare delle formule che permettono di vestire in tanti modi diversi una melodia. Perché anche i pezzi dance, per colpirti, devono avere una melodia cantabile che ti resta dentro e ti si appiccica addosso. Mi rendo conto, parlandone in questi giorni, che 'Senza paura' è un disco di mescolanze. Sarà perché, come me, Michele ha una doppia anima: si gasa come un matto a sentire i musicisti che suonano dal vivo, gli piace suonarci insieme e dirigerli. Ma davanti a un banco mixer o a un campionatore di suoni elettronici è altrettanto felice". In Canova Giorgia ha trovato il perfetto alter ego? "Di lui apprezzo la grande lucidità musicale, ho imparato a fidarmi e a dare peso alle sue opinioni. A volte vede meglio di me quello che mi serve: è un vero produttore, capace di tirare fuori da un artista le sue cose migliori e anche di trasformarsi a seconda della persona con cui sta lavorando. Spesso un produttore che lavora su molti progetti tende a ripetersi ma questo non è il suo caso. Per ognuno sa confezionare il vestito adatto; ed è molto disposto al dialogo, al confronto libero da pregiudizi ed egocentrismi. Quando abbiamo cominciato a lavorare insieme eravamo convinti tutti e due di poter avere dei problemi. E invece ci siamo ritrovati affini, realizzando un secondo disco senza quasi rendercene conto. Poi, certo, capita di non essere d'accordo, e lì le cose si fanno più difficili perché siamo due teste dure. Qualcuno deve cedere. E alla fine sono quasi sempre io".

(Alfredo Marziano)

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