Moby spiega 'Innocents': 'Oggi preferisco Nick Drake alla musica da club'

Moby spiega 'Innocents': 'Oggi preferisco Nick Drake alla musica da club'

C'è un'idea suggestiva, un tema di fondo non banale, un "concept" filosofico dietro "Innocents", il nuovo album di Moby che esce nei negozi martedì 1° ottobre, ma che il sito americano della radio pubblica NPR ha già messo in streaming gratuito con una settimana di anticipo. Immediatamente evidente più nella copertina che nelle canzoni che lo compongono, in verità, popolata di figure umane misteriosamente mascherate. "L'idea che sta alla base dell'album è il mio tentativo di osservare in che modo gli esseri umani rispondono emotivamente alla loro condizione esistenziale", spiega l'artista newyorkese che oggi vive a Los Angeles. "Una delle tipiche reazioni umane consiste nel nascondersi e nel costruirsi false identità fingendo di essere qualcosa di diverso da quel che si è. L'artwork dell'album vuole rappresentare proprio questo: persone che si mascherano perché si vergognano di se stesse". E che però, come da titolo, sono "innocenti". "La cosa che ci accomuna è il vivere un'esistenza che si prolunga per alcuni decenni in un universo che ha 15 miliardi di anni. Cosicché gli esseri umani in realtà non sanno nulla di se stessi, popolano un pianeta antichissimo senza conoscerne il motivo vivendo in uno stato di totale incoscienza. Ecco perché mi appaiono come creature innocenti. Non è un modo di scusare i nostri cattivi comportamenti, la gente fa cose orribili che dovrebbero essergli impedite, ma credo che la nostra sia una specie davvero confusa e con scarsissima consapevolezza di se stessa".

Per mettere in musica queste sue riflessioni, Moby stavolta ha messo in atto quello che lui stesso ha definito uno sforzo collaborativo, chiamando accanto a sé personaggi come Wayne Coyne dei Flaming Lips e Mark Lanegan, Cold Specks e Damien Jurado, Skylar Grey e Inyang Bassey. "La maggior parte dei miei dischi, finora, li avevo realizzati lavorando da solo nel mio studio", spiega. "Per questo album, invece, avevo deciso di provare a fare le cose in modo diverso, di lavorare con un produttore e con molti collaboratori: volevo capire se ciò avrebbe potuto influenzare e modificare in qualche modo il processo creativo. So quali risultati aspettarmi quando lavoro in studio da solo, ma se mi relaziono ad altri posso ovviamente attingere a idee creative a cui normalmente non arriverei per mio conto. Wayne lo conosco da quasi vent'anni, ci siamo incontrati la prima volta nel 1995 quando eravamo entrambi in tour con i Red Hot Chili Peppers, e da allora siamo diventati amici. Anche Mark è una vecchia conoscenza, dal momento che da ragazzo suonavo in gruppi punk rock e lui incideva per la SST Records con gli Screaming Trees. Quanto a Cold Specks, è stato Daniel Miller della Mute Records a segnalarmela, un giorno di tre anni fa mentre pranzavamo insieme. Gli avevo chiesto se avesse una grande cantante da suggerirmi e lui mi ha fatto il suo nome: appena ho sentito la sua voce ho capito che l'avrei voluta sul mio disco. Gliel'ho chiesto e sono molto felice che mi abbia risposto di sì. Mi interessava lavorare con artisti dotati di voci belle e personali ma anche capaci di scrivere testi interessanti". La collaborazione con Coyne, "The perfect life", ha partorito un pezzo che evoca gli inni hippie e solari di "Hair" o di "Jesus Christ Superstar", aggiornati al nuovo millennio. "Entrambi i musical sono nel mio dna musicale", conferma Moby. "Ricordo che ascoltai la colonna sonora di 'Hair' quand'ero bambino e che andai al cinema a vedere il film 'Jesus Christ Superstar' con mia mamma. E' vero, stavo cercando proprio quel tipo di estetica, o magari anche una versione più moderna come potrebbe essere quella dei Polyphonic Spree. Mi piacciono i loro dischi, ma non so se siano ancora in attività".

Nel video del brano postato la scorsa estate Moby suona una chitarra acustica: non è più il computer il suo strumento preferito? "Sono cresciuto suonando la chitarra classica e prendendo lezioni di teoria musicale e ancora oggi quello è lo strumento che suono di più. Per cominciare una canzone tutto può essere utile: una chitarra, un sintetizzatore, una drum machine o strane idee melodiche. Ogni brano ha la sua genesi diversa: quello, in particolare, ha avuto origine al pianoforte". Sarà anche per quello che "Innocents" suona come un disco molto melodico, decisamente più pop o modern soul che elettronico (a parte alcune delle tracce contenute nell'EP,"Everyone is gone", che lo accompagna). "Ogni volta che faccio musica cerco semplicemente di fare quel che mi piace. E quando mi preparo a fare un disco non ho altre idee in testa che quella di produrre qualcosa che mi coinvolga emotivamente. Volevo un disco relativamente lo-fi, non un album fragoroso, roboante e sovraprodotto. Quando cominciai a suonare al liceo nei gruppi punk ogni canzone che facevo era veloce e rumorosa; poi, nei tardi anni '80, quando diventai parte della comunità dance volevo solo fare musica che potesse essere programmata dai dj. Ma negli ultimi dieci anni, o forse più, il mio approccio alla realizzazione dei dischi è cambiata e desidero far musica che mi venga voglia di ascoltare quando sono a casa. Alla gente oggi sembra interessare soprattutto la musica pop e quella da ballare. Piacciono anche a me, se sono le undici di sera e mi trovo in un bar o in un club. Ma se trascorro la serata in caso, o se mi sto preparando a colazione al mattino, preferisco cose più quiete e riflessive, più soft e tranquille come i dischi di Nick Drake, Bon Iver o James Blake: musica che contiene in sé una certa quieta sottigliezza, e che in questo momento della mia vita per me significa molto di più. Ecco, anche quando faccio i miei dischi penso a una musica che la gente possa aver voglia di ascoltare nell'intimità di casa sua".

Un elemento sempre presente, a partire dal singolo cantato da Cold Specks ("A case of shame") per arrivare ai campionamenti di "A long time", è l'influenza della musica nera. "La black music", annuisce Moby, "mi è sempre piaciuta in tutte le sue declinazioni, gospel, blues e r&b. Quel che apprezzo, di quel tipo di musica, è il suo essere diretta. Per questo mi piace Neil Young, credo che il suo approccio sia analogo: nella sua musica si realizza una meravigliosa connessione tra cantante e voce. E quando ascolto i vecchi dischi blues e gospel ho la stessa sensazione". Che abbia gusti vari, mr. Richard Melville Hall, è chiaro anche dalle passioni che dichiara nelle note di copertina di "Innocents": Debussy e i Led Zeppelin, Donna Summer e i Bad Brains? "Il filo comune? E' la loro capacità di emozionare. Quel che tutta la musica fa, in sostanza, è muovere in maniera diversa l'aria che raggiunge i nostri padiglioni auricolari. E una parte di essa è capace, quasi magicamente, di trasmettere emozioni".

Anche se i tempi sono cambiati, e così le modalità di produzione e consumo. Moby non sembra preoccuparsene troppo: "Oggi la mia etichetta sono io, e non avere pressioni da parte di una casa discografica mi consente di fare esattamente ciò che voglio. Siamo nel 2013, ho 48 anni e pubblico ancora album in un momento in cui la gente ne compra e ne ascolta sempre di meno. Ma a me, per qualche motivo, piace ancora farli". Chissà poi se l'enorme successo di "Play", in retrospettiva, è stato una benedizione o una maledizione.. "Più che altro fu una grande sorpresa. Non mi sarei mai aspettato di costruirmi una carriera come musicista...pensavo che sarei rimasto tutta la vita a insegnare filosofia al Community College, facendo musica nel tempo libero. Il successo di dischi come 'Play' o 'Hotel' è stato davvero inaspettato, non credevo che qualcuno li avrebbe ascoltati". Invece sono diventati ubiqui, quasi immanenti, grazie al cinema, alla tv, agli spot pubblicitari. Con il rischio di una sovraesposizione o di fraintendimenti, forse, del messaggio artistico. Moby concorda: "Provengo da un retroterra musicale molto underground, e quando registrai 'Play' volevo che la gente lo ascoltasse: uno dei pochi modi per farlo era di concedere la musica in licenza per i film, i programmi televisivi e la pubblicità. E sì, col senno di poi, potrei dire che c'è stata sovraesposizione, che forse è stato un errore permettere che la mia musica venisse utilizzata così tanto. Ma l'obiettivo era farla conoscere il più possibile, nessun altro. Per questo sono così entusiasta del mio nuovo sito Mobygratis.com, che mette gratuitamente a disposizione di studenti di cinema, registi indipendenti e iniziative no profit parte della mia musica per progetti cinematografici: è eccitante fare musica e metterla in circolazione nel mondo senza avere la minima idea del modo in cui verrà accolta e utilizzata".

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