Loredana Berté, parola per parola l'intervista di Chiambretti

Loredana Berté, parola per parola l'intervista di Chiambretti
Ieri sera, 30 ottobre, Loredana Berté è stata ospite di “Chiambretti c'è” su Rai Due. Ecco la trascrizione parola per parola del suo intervento. I commenti in chiusura.

Piero Chiambretti: Ecco un ospite molto atteso e gradito: una ribelle, che dal 1972, quando iniziò la sua carriera di cantante ne ha fatte di cotte e di crude. Ladies and gentlemen, Loredana Berté, la divina della canzone italiana!
Loredana Berté: Ciao.
PC: Loredana, ti trovo sempre in grandissima forma, ricordiamo che hai perso trenta chili. In una recente cura dimagrante hai detto alla tua portinaia: "Portate via tutto, dalle pizze ai bidoni di Nutella..."
LB: Io faccio sempre i lavori domestici, mi sono data all'economia domestica da quando sono scesa dal palco di Sanremo. Quasi quasi sento la mancanza della mia aspirapolvere. Mi tengo in forma.
PC: Cara Loredana, noi ti abbiamo invitata primo per la tua lucidità (risate) e poi perché sei una ribelle con i controfiocchi. Sono andato a rivedermi alcuni passaggi della tua vita e ho scoperto che sei stata ribelle un po' in tutto.
Partiamo intanto dal lavoro. Recentemente hai azzannato il tuo ex paroliere e anche un giudice in una aula di un tribunale. “Ladro di canzoni”, gli hai urlato.

LB: No, no, no questo no. Non è vero, chi l'ha detto? C'ho una nomea terribile, pessima, recentemente ho litigato con il condominio.
PC: A quello ci sarei arrivato dopo.
LB: Allora iniziamo da quando avevo cinque anni. A quell'età volevo già l'indipendenza. Per fortuna se ne era andato il padre, brindavo, se ne era andato anche il curato... Niente (seguono parole senza senso)
PC: A sette anni eri già una ribelle politica, cantavi canzoni a Pietro Nenni, cantavi “Bandiera rossa”.
LB: Sì, è vero, con quegli occhi azzurri che mi incantavano, che lampo.
PC: Poi sei stata respinta allo Zecchino D'Oro.
LB: Bocciata.
PC: Due volte, una da bambina e una come autrice di un brano. Avevi proposto ai frati una canzone che si chiamava “Rosso”, una canzone comunista.
LB: Era una canzone che avevo scritto per il figlio di Vauro, “Rosso”. Una canzone bella, a sfondo sociale, ma vista dal lato del bambino. “Rosso, io mi chiamo Rosso, avrò 6 anni nel 2000 e un computer personale. Mi potrai trovare in rete quando mamma non mi vede”. I ragazzini che si mettono in contatto tra di loro e non sono addormentatini come noi, ma già a sei anni svegli. “Al primo allarme di qualcuno aiuto aiuto ci alzeremo in coro...”. Tutti i bambini della terra sfruttati e violentati si uniscono, si mettono in contatto, si danno la mano e si controllano.
PC: Questo era un estratto dal testo della tua canzone?
LB: “Rosso, io mi chiamo proprio Rosso, sono il figlio di mio padre e...”
PC: Al tempo fu rifiutata dal padre Berardo che non aveva capito...
LB: Non aveva capito, ma ogni tanto un bambino diceva “Laika”, che abbaiava, era il cane e un giornalista gliel'ha spiegato.
PC: Ripercorrendo la tua vita anche in amore hai avuto dei piccoli convenienti. Già nel 1972 comparivi spesso e volentieri nuda sulle copertine.

LB: Era un'idea del mo discografico Alfredo Cerruti. I dischi non li ha sentiti nessuno perché anche anche le radio li avevano censurati, ma tutti hanno il manifesto.
PC: Eri talmente ribelle che quando con il tuo ex marito Borg andasti in visita alla Casa Bianca, lo stesso Bush (padre) ebbe qualche timore. E i servizi segreti ti tenevano d'occhio.
LB: Dovevano asciugare il campo, c'avevano la pistola, il walkie-talkie e il phon in mano.Vedere la CIA e l'FBI che asciugavano il campo da tennis, io volevo una foto, ma non me l'hanno fatta fare. Troppo bello.
Poi siamo andati nello Studio Ovale e ho detto “Ah guarda c'è il primo presidente, Toro Seduto”, e mi dissero, “Guarda che quello è George Washington”. “Lo so”, dissi io, “ma avete fatto bene a mettercelo”. Poi c'era un enorme mappamondo con un'enorme calamita rossa, indovina dove puntava? Su Mosca. “Allora li osservate veramente” gli ho detto a Becker, che tra una partita e l'altra gli dicevano “C'è un problema nel Medioriente” e lui “Mah, più tardi”.

PC: Il tennista?
LB: No, era un ministro, ha avuto due mandati e noi siamo tornati tre volte alla Casa Bianca, e tutte e tre le volte ha piovuto. Lì abbiamo visto la sala, il giardino e la sala dei piatti.
PC: E' vero che quando hai detto a Borg “Facciamo un bambino” lui ti ha risposto “ma come, sono solo quattro anni che siamo sposati”?
LB: No, è stata sua madre che mi ha detto davanti a lui “Un figlio? No! Non se ne parla nemmeno, il figlio di Borg è quello che c'ha il sangue solo svedese. Potevano dirmelo prima che io impazzisca dopo quattro anni di matrimonio e sei di fidanzamento. Ho buttato la mia vita, ho fatto le valigie, ma purtroppo gli ho lasciato la Ferrari, la macchina della rana, la mia Vespa, la bicicletta di Gimondi e non sono più tornata. E' stata dura, e non parliamo del lavoro, ora sono disoccupata.
PC: Sei disoccupata? Dopo il passaggio del Festival di Sanremo?

LB: Sono andata a fare una gita a Sanremo, non avevo nemmeno il supporto discografico, quello che c'è normalmente.
PC: Ma tu non avevi un produttore, Pacolli, ex marito di Anna Oxa?
LB: Ha fatto lo show per fare il discografico. Diciamolo, ha giocato a fare il discografico per rompere le scatole alla sua ex moglie, la Oxa, che faceva la discografica anche lei (ormai era diventata una barzelletta). E io dicevo “Che invidia Fiordaliso almeno lei la... ce l'ha e la lasciano cantare”. Io invece non avevo niente, neanche un provino. Baudo ha fatto l'arrangiamento di questa canzone che non ho potuto cantare nemmeno a Sanremo, ancora nessuno sa com'è. Così io ogni sera mi trovavo un arrangiamento diverso, anche Baudo si accorgeva che non si sentiva niente e che le coriste erano tutte fuori. Io non dicevo più niente, però il giudice...
PC: Vedi che c'è un giudice?
LB: Certo che c'è, sono otto mesi che sono a casa con l'aspirapolvere. La gente non è tenuta a sapere che io incontro delinquenti invece che discografici. Però è dura perché c'è gente che mette mano su Sanremo, che è ancora una manifestazione grandissima e non si può rovinare permettendo a gente che ha i soldi di metterci mano, di usare gli artisti come fax per dirsi “ti amo” per un divorzio del cavolo che non interessava a nessuno. Non si può usare Sanremo così.

PC: E' un gesto di ribellione discografica...
LB: Io mi sono arrabbiata tantissimo, però questo signore è sparito... dopo... mi sono chiusa in casa dopo aver fatto la gita... Sta di fatto che da cinque anni ho trenta pezzi nuovi, bellissimi, e chissà quando li canterò. Il giudice mi ha detto “Chi gliela dà la lettera, chi manda questo sequestro? Non ci sono, non esistono”. Virtualmente sono libera, ma come faccio a fare un colloquio con una casa discografica? Non lo so, non c'è nemmeno scritto che sono libera.
PC: Ora che sei chiusa in casa hai litigato con il tuo condominio.
LB: Volevo pulire la casa e lo faccio quando lo voglio io. Ho litigato perché i miei condomini si autogestiscono l'acqua e io sei mesi all'anno non ce l'ho. Arriva Ornella Vanoni per un tè e non posso nemmeno offrirglielo. Ho detto basta, dopo la fregatura di Sanremo me ne vado pure da casa? No, e così ho urlato e sono arrivati i poliziotti. Con loro ci ho parlato tre-quattro ore.
PC: Sì è parlato di una colluttazione con otto poliziotti.
LB: No, no, ma alla fine i poliziotti mi hanno detto: lo sappiamo che ha ragione, ma dobbiamo salvare la faccia e mi hanno arrestato. Nel frattempo i miei condomini avevano chiamato anche un'ambulanza e mi hanno portato via. Mi sono ritrovata al pronto soccorso, ma non capivo bene. Mi hanno fatto le analisi del sangue, e dopo venti minuti ho chiesto di andare a casa. Un dottore mi ha detto che mi trovavo in un manicomio e mi ha chiesto che ci facevo io lì. Almeno c'avevano l'acqua e mi sono divertita come una pazza.
Comunque non voglio pagare il condominio, caro amministratore se non metti a posto non becchi niente.

Ho già scritto tempo fa che Loredana Berté mi fa una grande tenerezza, e che la sua partecipazione a Sanremo è stata una decisione di incomprensibile crudeltà da parte di chi gliel'ha chiesta, o permessa. Ho già scritto tempo fa che noi, addetti dell'informazione, dovremmo aiutare Loredana tacendo, e non dando spazio alle sue malinconiche disavventure extramusicali. Rockol non ha mai tralignato da questa linea di discrezione e di rispetto per una donna oggi sola e senza amici, una grande interprete che ha gettato via (per colpa propria) una carriera che sarebbe potuta essere straordinaria.
Se ho chiesto a un nostro redattore di trascrivere parola per parola il colloquio con Piero Chiambretti di ieri sera non è per far sorridere dei deliri di Loredana (della quale non sono mai stato amico, con la quale ho spesso discusso anche violentemente, ma nei confronti della quale non ho risentimenti né vendette postume da ricercare). Vorrei invece che i nostri lettori comprendessero, leggendo le domande e i commenti volgari del presentatore (“ti abbiamo invitata per la tua lucidità”), come Loredana sia stata ancora una volta vittima di un meccanismo feroce che sfrutta la debolezza di una persona in difficoltà per fare spettacolo, per suscitare risate, per alzare l'Auditel.
A Loredana e ai suoi problemi di artista e di donna questo passaggio televisivo non servirà a nulla, anzi. Piero Chiambretti ha usato la Berté a proprio vantaggio, e per questo motivo merita tutta la mia (e spero anche la vostra) disistima. Se avesse un senso l'esistenza di un Ordine dei Giornalisti, Chiambretti dovrebbe essere censurato. Ma l'Ordine dei Giornalisti ha altro a cui pensare...
(Franco Zanetti)
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