NEWS   |   Press Kit / 03/09/2002

Comunicato Stampa: Giaguaro Expo 2002

Comunicato Stampa: Giaguaro Expo 2002
La redazione di Rockol non è responsabile del contenuto di questa notizia, che è tratto da un comunicato stampa. Artisti, etichette e aziende che vogliono rendere note le proprie iniziative attraverso la pubblicazione di un loro comunicato stampa in questa sezione possono indirizzare una e-mail a presskit@rockol.it. La pubblicazione dei comunicati è a discrezione della redazione.

IL GIAGUARO EXPO 2002
14 – 15 Settembre 2002
Pinarella di Cervia
Barrumba
Via Emilia 125,

Il Giaguaro Expo, una due giorni di musica, cinema, arte, design e moda.
Dopo il successo ottenuto nella prima edizione, la rivista di intrattenimento Il Giaguaro ritorna con la seconda edizione spostandosi di pochi chilometri dalla locazione del primo evento; Pinarella di Cervia sempre in Riviera, ma in un'area che rimane unica in tutta la costa. Il Barrumba luogo scelto per la programmazione musicale, si trova esattamente tra una splendita pineta naturale e la sabbia delle piagge del Comune di Cervia.
Il Giaguaro Expo aprirà ai sui ospiti il Sabato 14 Settembre alle ore 18:30 con le proiezioni della rassegna Un viaggio nella colonna sonora italiana in 4 film, a cura della Scuola Nazionale del Cinema e la Cineteca di Bologna, (locazione da individuare con il Comune di Cervia).
Alle ore 18:00 aperitivo e inaugurazione della mostra Pop Comics in the Pop Art and Neo Pop presso gli ex uffici del turismo di Milano Marittima, Via Reggio Emilia.
Al roof garden del Barrumba dalle 20 alle ore 22 cena Exotica il tutto insonorizzato da Duba dj.
· Delle 22:30 inizieranno i concerti con il gruppo francese da Parigi Les Terrible. Girano il mondo suonando le più scatenate musiche del repertorio beat francese, da Antoine & Les Problemses a Nino Ferrèr.
· A seguire i Vip 200 da Cesena: dopo l'uscita del loro primo cd, allegato alla rivista Il Giaguaro, ne hanno pubblicato uno esclusivo per il mercato giapponese e hanno inciso la colonna sonora per una produzione di New York con Daniele Luppi. In questa occasione oltre a suonare i loro repertorio classico si uniranno al Dj tedesco Maxwell Implosion per una section esclusiva.
· Il Giappone è da sempre un mercato ricettivo per la nostra produzione musicale di qualità, uno dei gruppi più ispirati dalla nostra musica sono stati i Pizzicato Five da Tokyo. In questa edizione del Giaguaro Expo abbiamo l'onore di ospitare il dj set di KONISHI yasuharu, leader del gruppo e fondatore della etichetta Readymade International. Konishi e Maxwell Implosion si alterneranno in consol per dare vita ad una entusiasmante serata ballo.
· Maxwell Implosion è appena reduce dalla promozione mondiale del suo primo lavoro uscito per la Bungalow di Berlino. E' spesso in Italia perché produce tutti i suoi lavori nel Tam Tam Studio di Cesena (studio dove anche Lunapop stanno incidendo il loro secondo disco).

La seconda giornata riaprirà con le proiezioni e si inaugureranno le mostre di tre artisti cha hanno interpretato il fenomeno musicale Lounge in una chiave da opera d'arte; Sharon Schievers e Matto le D dal Belgio, Fabio Conti, già presente nella prima edizione del Giaguaro Expo, (la locazione delle mostre è da individuare con il Comune di Cervia)
I concerti della domenica avranno un tema preciso, la colonna sonora jazz.
· Bill Heaney Perpetual Work About Jazz ci intratterranno con un jazz psichedelico tipico della fine degli anni sessanta con cover da colonne sonore italiane di Piero Piccioni, Piero Umiliani e Ennio Morricone.
· I Secret Fez Society dal Belgio, ci fanno rivivere momenti esotici con delle composizioni ispirate ai temi dei film americani della fine degli anni cinquanta, dove compositori come Esquivelle e Les Baxter erano i due maestri assoluti del genere.
· A seguire uno dei produttori/dj italiani più richiesti in questo momento dalla scena internazionale; Nicola Conte. Dopo aver pubblicato il suo primo lavoro come solista “Jet Sounds” uscito anche in Giappone e USA, è perennemente impegnato in tour internazionali
· Il DJ set prosegue con Frank Popp, produttore, grafico e compositore tedesco, celebre in Italia per la sua hit; Hip Teens don't were Blue Jeans, che da noi è diventata la sigla del programma televisivo Le Iene per una staggione intera.
Per i due giorni nella consol del roof garden si alternano gli All Star DJ; dj da tutta Italia che organizzano serate e intrattenimento in diverse reggioni della penisola: Il Facile Trio (Bergamo-Piacenza), Duba (Cattolica), Magneti C4 (Venezia), Santanastasio (Milano), Masoch Club (Trieste). La InLounge Art & Entertainment vuole ringraziare il Tam Tam Studio di Cesena, Ass. Cul. Kaleidos di Forlì, il Bar 45 di Cesena, il Barrumba di Pinarella di Cervia, Adriasol Cervia Con il patrocinio del Comune di Cervia.
Per prenotare gli Hotel & Alberghi convenzionati con l'Expo contattare Consorzio Adriosol Hotels, Viale dei Mille 71, Cervia, Tel +39 0544 973712 – Fax +39 0544 917177 e-mail adriasol@queen.it

La Colonna Sonora Italiana in Quattro Film

Sabato 14 Settembre 2002
Locazione da individuare a cora del Comune di Cervia

Piero Piccioni
Fumo di Londra – A. Sordi – 1966 – Distr. Rank Film

Armando Trovajoli
L'Arcidiavolo – Ettore Scola - 1966

Domenica 15 Settembre 2002
Locazione da individuare a cura del Comune di Cervia

Piero Umiliani
Smog– F.Rossi 1962

Ennio Morricone
Metti una Sera a Cena – Giuseppe Patroni Griffi – 1968-69 – Distr. Euro International Film

Le Proiezioni avranno inizio alle 18:30

LA MOSTRA: POP COMICS IN POP ART & NEO POP

· SHARON SCHIEVERS (Belgio)
· MATTO LE D (Belgio)
· FABIO CONTI (Italia)

A cura della InLounge Art & Entertainment onlus
Presso ex uffici del Turismo, Milano Marittima, Via Reggio Emilia.
Inaugurazione con aperitivo alle 18:00, la mostra puo essere visitata nei due giorni dell'Expo dalle 18:00 alle 21:00.

La natura intrinseca ed ineffabile del fumetto: la leggerezza. Il segno si può ispessire quanto si vuole senza che perda leggerezza.
Il cerchio si chiude: dal segno grafico ad un alfabeto d'immagini al nulla, al silenzio dell'immagine. Da tempo molti artisti utilizzano il fumetto, si esprimono con le sue tecniche e le sue modalità. Sin dall'inizio, negli anni Sessanta, si è cercato di capire “perché” lo facessero, nella tradizione dell'analisi che tende a ricercare il concetto fondante, la pietra filosofale di un'ipotesi, l'idea pura che proietta la sua ombra nel mondo.
Se si ha il gusto della genealogia, però, si avrà forse interesse non a chiedersi “perché” ma a cercare di comprendere “cosa” accada quando un frammento di cultura popolare si è messa il vestito dell'arte. Il gesto “semplice” dell'artista che riproduce un logo od un barattolo di zuppa, che utilizza una foto di Marylin o la pagina di un quotidiano, diviene complesso quando ha a che fare con il fumetto. In questo caso, infatti, non si tratta di prelevare un elemento della cultura popolare e “mostrarlo”, con metodologie artistiche, attivando quella rete di discorsi che lo descrivono e rappresentano come opera d'arte. Si tratta, invece, di manipolare un “oggetto” della cultura popolare che è anche uno dei linguaggi di questa cultura. Quando Lichtenstein mette in quadro quella che un professionista dei fumetti chiamerebbe “vignetta”, attiva una metaoperazione: l'immagine è, insieme, icona del pop, operazione che la mostra come tale e medium che mette in circolo, produce e riproduce, grammatica, sintassi e contenuti della cultura popolare stessa. Dunque, “cosa” accada è difficilmente afferrabile con un solo pur ampio gesto del pensiero, come è proprio di ogni genealogia. Contano le differenze, gli scarti, i particolari, il disporsi delle cose in un certo paesaggio che le definisca nei reciproci rapporti.
Conviene mettersi da qualche parte, in modo specifico.
Ad esempio, dal punto di osservazione dei “fumettari”, di chi il fumetto lo concepisce, lo scrive, lo disegna. Dal punto di vista di chi vede, quando è di fronte alle opere di Fabio Conti, Matto Le D e Sharon Schievers, la propria lingua messa a nudo e rivelata nella sua intimità, nella sua essenza. Cosa vede, dunque?
Intanto, la natura intrinseca ed ineffabile del fumetto: la leggerezza. Il segno si può ispessire quanto si vuole senza che perda leggerezza. Persino saturando lo spazio intero della pagina o della vignetta con il colore, non se ottiene un grammo di materia sottoposta alla normale forza di gravità. La “realtà” dei contenuti non è fatta di peso ed ideologia. Il segno che rappresenta una persona, un oggetto, uno scenario, rimane appunto segno. Non è, per così dire, contaminato dagli odori e dai valori (mobili o no, poco importa). Una caratteristica ben sfruttata da Fabio Conti che, pur disegnando fumetti veri e propri, soprattutto lavora per trasferire questa caratteristica del fumetto ad altri medium. Nelle sue manipolazioni fotografiche, è evidente che l'intervento tecnico tende proprio a “sottrarre” (sia intervenendo sul colore che sul segno) materia alla realtà rappresentata fino ad estrarne il segno fumettistico. Una volta isolato, questo segno diviene ideogramma, ha un significato ma non rimanda ad un significato: è tutto interno ad una grammatica visuale e grafica che si autoorganizza. Anzi, è esattamente questo disporsi, questo connettersi. Questo paesaggio. Questa realtà fattasi immagine bidimensionale, pura come un alfabeto.
E' su questo alfabeto che lavora Matto Le D. Se il segno del fumetto, pur rappresentando una qualche realtà, se ne affranca rivendicando un proprio spazio autonomo, Matto Le D si spinge a cercarne le implicazioni più radicali. Nelle sue opere, è il segno stesso che cerca le proprie origini, fino quasi a sfiorare il presentimento di una completa astrazione, di un ritrarsi definitivo del rappresentante dall'oggetto della rappresentazione per essere finalmente soltanto quello che è. Il segno di Matto Le D è curvo, sghembo, spezzato. Sembra quasi che l'immagine sia strappata a questo segno, che debba seguirne la logica, che ne stia forse sfuggendo mentre il segno si ritrae verso il punto segreto della propria origine o sfugge verso il suo destino (con grafica passionalità, viene da dire).
Il lavoro di Sharon Schievers può apparire, ad un primo sguardo, lontano da questi percorsi. Certo, il riferimento immediato è al fumetto noir degli anni sessanta, lontano dai colori piatti e dalla nettezza di segno di Conti e Le D, lontano da quella “pulizia grafica”, da quel presentimento di astrattezza formale. Apparentemente, in Sharon Schievers il fumetto riprende peso. Ci sono corpi, c'è il loro peso. Ci sono corpi di donna, legati, gettati con tutta la carnalità definita dal pensiero che li desidera, che li odia, che li vuole. Realtà. Pesante, pensante, oscenamente gravida di pulsioni, di ordinamenti, leggi, divieti, crimini. Ma il segno del fumetto, così leggero ed imprendibile, anche in questo caso si affranca dalla realtà. Non liberando un segno che si rende autonomo ma cancellando, puntando al segno nero che riempie lo spazio e che di un alfabeto d'immagini è il grado zero e lo sfondo segreto. I corpi di Sharono Schievers stanno scomparendo, la loro carnalità è un sussulto di materia, un urlo prima che tutto si spenga, s'annulli, scompaia. Possiamo cogliere questo attimo, un bagliore che illumina un scena arcaica, che ancora ci inquieta ma della quale il significato ci è già ignoto. Siamo, se così si può dire, sul lato oscuro della bidimensionalità. Il segno del fumetto che diventa alfabeto autonomo ha nel suo rovescio il nulla, il nero.
Il cerchio si chiude: dal segno grafico ad un alfabeto d'immagini al nulla, al silenzio dell'immagine. Il cerchio non si chiude ma si avvita come un'elica: dal fumetto popolare alla pop-art, dall'arte di nuovo alla cultura popolare su un altro piano, con altra sintassi.
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