Speciale Rockol: c’è vita dopo X Factor? Parla Nevruz

Speciale Rockol: c’è vita dopo X Factor? Parla Nevruz

Cosa succede ai cantanti quando si spengono le telecamere e i riflettori degli studi televisivi di X Factor? Quanto vale, al di là del valore monetario, il contratto (da intendere come budget per un'operazione discografica, non come ricompensa versata all'artista vincitore) da 300.000 euro che la Sony mette in palio per chiavrà la meglio nel talent show più seguito d'Italia? E cosa può significare per un artista alla propria prima esperienza discografica rimanere legato ad una major (tutti i partecipanti a X Factor, al momento dell'iscrizione, concedono alla Sony un diritto di prelazione nel pubblicare i propri dischi nel periodo successivo al programma, a prescindere dal piazzamento finale)? Quali (e quanti) sono i pro e i contro nel diventare una star nazionale nel giro di poche settimane? A pochi giorni dalla fine della sesta edizione italiana del reality musicale ideato da Simon Cowell, Rockol ha intervistato i protagonisti delle passate edizioni, facendosi raccontare questa esperienza dalla parte di chi l'ha vissuta davanti al microfono e di fronte all'obbiettivo per scoprire come sia la vita (da artista) una volta archiviati i passaggi sul piccolo schermo.

Tra realismo e consapevolezza (dei propri mezzi e, soprattutto, dei propri obiettivi), Antonio Maggio (vincitore, con gli ormai disciolti Aram Quartet, della prima edizione), il vincitore e i secondi classificati della seconda stagione, Matteo Becucci e i Bastard Sons of Dioniso, Silver, concorrente della terza e il pupillo di Elio Nevruz, terzo classificato della quarta, ci hanno raccontato com'è la vita dopo X Factor, quella che attende la neo-star che tra qualche giorno verrà laureata sul palco del teatro della Luna di Assago e sui piccoli schermi di mezza Italia. E, soprattutto, a chi deciderà di seguirla anche fuori dalla TV.

La parola, oggi, va a Nevruz, terzo classificato alla quarta edizione di X Factor.

"La vita dopo X Factor? Cambia più per chi lo guarda che per chi lo fa". Nevruz, appena tornato sulle scene con un nuovo album di inediti, "La casa e gli spiriti perduti", prodotto dalla Hukapan di Elio e le Storie Tese e ideale seguito dell'unico album pubblicato per la Sony dopo l'esperienza televisiva, ha le idee molto chiare: "Non mi stupisce che altri miei colleghi, dopo l'esperienza del talent show e il conseguente periodo alla Sony, abbiano deciso di tornare ad essere indipendenti. Con una major è naturale che qualcosa sia imposto all'artista, e fino a qui, specie quando si parla di artisti giovani, non c'è necessariamente qualcosa di male. Ma un conto è quando a valutarti e segnarti la strada è il tuo tutor a X Factor, ovvero un musicista come te, un professionista che conosce il mestiere e che parla la tua stessa lingua: se, però, questo compito viene assolto da un discografico, che ha maggiore contiguità con il marketing che non con la musica, allora è naturale che certi stimoli vengano meno".

"Poi dipende dalle aspettative di chi la vive, questa esperienza", continua Nevruz: "Se lo scopo è quello di stare in classifica allora suppongo che nel recepire e assolvere le direttive dell'etichetta di problemi non ce ne siano. Chi però convive con la musica deve starci bene, e non accetta volentieri che il proprio lavoro venga stravolto in funzione di una cosa - il successo nelle chart - che, tutto sommato, interessa relativamente. Anche perché le hit oggi ci sono e domani vengono dimenticate, e questo è un gioco che non vale la candela. La musica, amo ripeterlo, è un percorso: passare da major a indie permette semplicemente di continuarlo in libertà. Ecco perché dico che non mi stupisce che tanti abbiano seguito il mio stesso passaggio: probabilmente hanno visto da vicino una scena che tutto sommato gli è sembrata meno attraente di quanto non potesse apparire".

Che consigli dare, quindi, a chi tra poco uscirà vincitore dalla sesta edizione? "I consigli non andrebbero dati ai ragazzi che partecipano a X Factor, ma a tutti gli altri che lo guardano", dice lui: "X Factor non è Amici, dove vai per inventarti un personaggio. A X Factor ci si arriva che si è già cantanti, e si va lì per un contratto discografico. Il talent è un momento di popolarità, un modo per fare breccia nel music biz. Poi è anche un inferno, perché purtroppo a spuntarla è uno solo. I ragazzi devono prenderla come una vetrina, e ricordarsi sempre che la vita, là fuori, è dura. Poi c'è il discorso dei giudici: non tutti ti seguono, una volta finito il programma. Sia chiaro, non è il mio caso: Elio ha capito subito quali fossero le mie intenzioni".

"Più che altro, sarebbero i telespettatori a dover essere educati: quando sei in TV ti seguono, poi - una volta finita l'edizione - ti dimenticano. Per dire, quanti sono i telespettatori pronti a dichiararsi tuoi fan che uno volta chiuso X Factor poi ai tuoi concerti non si fanno vedere? Questo, nel definire il tipo di pubblico che segue lo show, è molto significativo...".


Leggi qui l'intervista a Antonio Maggio (ex Aram Quartet)

Leggi qui l'intervista a Matteo Becucci

Leggi qui l'intervista ai Bastard Sons of Dioniso

Leggi qui l'intervista a Silver

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