Britney Spears: 'Overprotected' (anche dai giornalisti)

Britney Spears: 'Overprotected' (anche dai giornalisti)
Non era credibile: Britney Spears che ammette, con la stessa eleganza di una pera marcia che si stacca dall'albero e si spappola sul terreno, di non conoscere Yoko Ono. Non che tutti debbano sapere chi sia; ma almeno ricordarsi di quel luogo comune, più o meno vicino alla verità, che vuole la giapponesina fautrice della rovina dei Beatles, questo sì. Non ci credevo. Nessuno ci credeva. Doveva sicuramente essere il solito gossip: uno di quelli che i giornalisti britannici si divertono a pensare la notte, quando in preda all'ennesimo attacco di insonnia causato dal tribolato lavorio dell'apparato digerente impegnato a smaltire fish and chips e birra stout, delirano come lebbrosi. Niente da fare. Britney Spears vive davvero su un altro pianeta, che non sono gli Stati Uniti. La conferma non arriva da qualche altro prestigioso tabloid tipo il Sun o il Mirror ma dalla stessa, minuta ragazza, della Louisiana. Che oggi, lunedì 11 marzo, dalla tranquilla Kentwood, dove è nata vent'anni fa, o dalla debosciata Los Angeles, dove si è trasferita insieme al fidanzatino Justin Timberlake degli 'N Sync e alla madre (pronta ad assisterla nell'arredamento delle sacre stanze della sua nuova villa), è arrivata nella città del panettone e del risotto giallo. Milano 2002: una cinquantina di sedie imbottite, un paio di locandine del nuovo film “Crossroads” appese alle pareti, due bottigliette di Pepsi Cola con l'etichetta bene in mostra (quelle di acqua minerale, invece, erano voltate: tanto valeva coprirle con dei sacchetti di carta marrone, come fanno gli americani per nascondere gli alcolici), una schiera di enormi bodyguard pronte a farti fuori alla prima, convulsa mossa, e tante, tante incomprensioni. La prima è stata molto suggestiva: guai ai registratori sul tavolo, ci è stato intimato. Qualcuno già pensava di aver sbagliato stanza. Ma poi si ricomincia: guai a superare il cordone porpora che separava l'artista dai giornalisti. Allora tutti si sono allacciati bene le cinture di sicurezza per la paura di un incontro ravvicinato del terzo tipo con le guardie. E soprattutto guai a fare domande personali (non stupide, volgari, pruriginose o ambigue, intendiamoci, semplicemente non banali): perché quelle, tanto, sembra non siano mai arrivate a Britney, filtrate da una traduttrice dittatoriale. L'avessero detto prima, le avremmo tenute per noi. Ma quelle domande, in realtà, erano soltanto segno di curiosità e rispetto nei confronti di Britney, fin troppo martellata dalle solite questioni da quattro soldi: già, perché molti dei presenti si aspettavano risposte se non argute, almeno simpatiche. E invece no. Britney è di una piattezza disarmante. Però, fiduciosi, continuiamo a pensare che potremmo sbagliarci. Così indugiamo sul fatto che le incomprensioni tra le due parti (Britney e i giornalisti) siano dovute a pochi e semplici problemi: Britney, in fondo, è giovane. E in sala chi c'è? Gente vecchia e noiosa. Britney è americana. Noi chi siamo? Dei provinciali. Britney è sempre stata abituata alla ricchezza. Noi, per tirar su uno stipendio decente dobbiamo sfracellarci i polpastrelli sulla tastiera di un PC per notti intere (qualche volta ci piace vantarci, di questo). Poi però cancelli tutti questi dubbi, con la gomma virtuale che ti porti sempre dietro nascosta nella calotta cranica, e nasce il primo “forse”. Poi arriva, insinuante, un “magari”. Infine ci siamo: “Non sarà mica che…”. Già. Britney Spears è più vecchia e noiosa e patetica di tutti noi messi assieme. E dispiace davvero. Perché all'inizio ci era simpatica, con quella sua linguetta sempre pronta a farsi vedere tra i denti bianchi bianchi, a cinguettare, altalenante come il richiamo dei passerotti a primavera, dei prodigi della musica, dell'amore, del sesso. Britney dice di amare l'hip-hop, e lo fa sfoderando canzoni come la sudatissima “I'm a slave 4 U”, contenuta nel suo nuovo disco prodotto dai Neptunes, “Britney”. Britney dice anche che lei non solo potrebbe essere la tua schiava, ma è anche totalmente assoggettata al rock 'n' roll. Così arriva “I love rock 'n' roll” di Joan Jett (canzone inclusa sempre nella sua recente fatica). Quella Joan Jett. Sì, proprio lei, il sogno umidiccio, insieme a Debbie Harry, di tutti i ragazzi che all'inizio degli anni Ottanta erano adolescenti. Ma tanto non importa. Perché Britney, interrogata sulla scelta dell'ennesima cover, ci confida che lei “quella” Joan Jett proprio non la conosce. Ma nemmeno questo conta. Perché in definitiva, Britney non è interessante. Ci avevamo provato, a farcela piacere. E l'autoconvinzione aveva funzionato. Ma poi, quasi ci fossimo trasformati improvvisamente in una di quelle ragazze truccate e vestite e acconciate come Britney, che fuori dall'hotel dove si è svolta la conferenza stampa stava aspettando adorante il proprio idolo, abbiamo intravisto la verità. E non ci è piaciuta affatto. Ci avesse rivelato che l'ultimissima che la vuole “scaricata” dallo storico fidanzato Justin fosse vera. Invece no, perché quella è una “personal question”. Ci avesse illuminati su una sua qualsiasi qualità nascosta. Invece, ancora no. Noi, in definitiva, ci siamo rimasti proprio male, con un pugno di risposte monosillabiche prefabbricate in mano, un leggero sgomento per l'accoglienza cameratesca ricevuta e un ordine ben preciso. “Non alzatevi dalle sedie prima che 'l'artista' sia uscita dalla stanza”. Rimaniamo fermi, inchiodati, impietriti: sinceramente, da una che in video fa tanto l'incazzata lagnandosi di essere “Overprotected”, proprio non ce l'aspettavamo.
Il resoconto della conferenza stampa di Britney Spears verrà pubblicato prossimamente su Rockol.
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