Jovanotti presenta 'Il quinto mondo' a casa sua: Rockol c'è

Jovanotti presenta 'Il quinto mondo' a casa sua: Rockol c'è
Prendi una significativa rappresentanza della stampa italiana, la inviti a Cortona - paese natale e residenza di Lorenzo Cherubini - per presentare il nuovo disco di Lorenzo, e la sera, prima dell'incontro con l'artista, correttamente e professionalmente consegni il Cd dell'album affinché tutti si possano preparare qualche domanda sensata. Così i giornalisti ascoltano il disco, e si fanno un'idea: lungo (78 minuti), molto suonato e suonato molto bene, con tante canzoni alcune delle quali ti sembrano belle fin dal primo ascolto. Però ce ne sono altre che ti suscitano perplessità, un paio che ti danno persin fastidio per come citano il “Cantico delle Creature” di San Francesco e per come declamano la “Dichiarazione dei diritti dell'uomo”. Intanto rimugini un po' sull'operazione mediatica legata alla maratona televisiva di “Salvami”, rifletti su certe verbosità che ti è parso di cogliere nei testi e, insomma, ti fai l'idea che l'indomani mattina, quando avrai modo di fare le tue domande a Lorenzo, non sarai né tenero né disponibile ad accettare acriticamente le sue motivazioni.
La mattina alle dieci arrivi a casa Cherubini, forando una coltre di nebbia che avvolge la parte bassa del paese, e ti trovi sul cancello, in fondo alla scala, il Lorenzo irresistibile, simpatico, entusiasta che hai sempre conosciuto e che ti eri un po' dimenticato, perché quando l'avevi visto da Bruno Vespa affrontare inutilmente Vittorio Sgarbi ti aveva anche un po' irritato. E lui ti saluta proprio contento di vederti, e ti dice “oh ragazzi, questo disco nuovo è belliffimo, davvero”, con la sua esse che già ai tempi di “E' qui la fefta?” te lo aveva reso tenero e amabile.
Così la tua intenzione critica è già disinnescata, e mentre Lorenzo ti fa ascoltare il suo disco proprio come fa un tuo amico quando ti fa sentire un disco che gli piace (“ascolta qui... e ascolta qua, senti questo passaggio...”), e si muove e canticchia e dirige l'immaginaria orchestra e tiene il tempo col piede, ti accorgi che magari alcune cose non sono proprio convincenti, ma che già al secondo ascolto ti piacciono di più.
Lorenzo racconta con entusiasmo di tutti i musicisti che hanno suonato con lui (la sua band: Saturnino e Pier, “la sezione ritmica più forte che c'è dai tempi di Djvas-Di Cioccio”, il chitarrista Riccardo Onori, il pianista Giovanni Allevi, “uno che non ha mai sentito un disco pop in vita sua, e è laureato in filosofia”, e Ernesttico Rodriguez, e gli ospiti, il percussionista Daniele Di Gregorio, Carlinhos Brown, Pau Donés, e Kenny Garrett, il sassofonista “che gli ho mandato i miei dischi e è venuto apposta dall'America per suonare in 'Date al diavolo un bimbo per cena', e Demo Morselli, che arrangiando i fiati per il disco “ha messo tutte le note che gli proibiscono a 'Buona domenica' e al 'Costanzo Show'”). E non sfugge, e nemmeno potrebbe, perché ai giornalisti dei quotidiani interessa quasi solo quello, al tema delle polemiche politiche sollevate da “Salvami” (ma sentite cosa dice, per convincermi: “Quefta canzone tira fuori quella parte di me che ha voglia di fare casino!”. Uno, due, tre, casino: come una volta, no?)
Vabbé. Domani Rockol pubblicherà il resoconto dettagliato dell'intervista, così capirete qualcosa di più, e nel giro di pochi giorni potrete leggere anche la recensione meditata dell'album. Magari più tardi, o domani, vi racconterò del concertino dal vivo che Lorenzo ci ha promesso per il pomeriggio; intanto smetto, perché Lorenzo mi porta a fare un giro per farmi vedere casa sua, che io non l'ho mai vista e lui ci tiene a mostrarmela.
(f.z.)
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