Roskilde: i commenti dei promoter italiani, le accuse di Bennato, il possibile addio ai tour dei Pearl Jam

Roskilde: i commenti dei promoter italiani, le accuse di Bennato, il possibile addio ai tour dei Pearl Jam
Ampio spazio sui quotidiani in edicola oggi per la tragedia di Roskilde. Su "La Repubblica", in prima pagina un occhiello dà per sospeso il Festival, che invece - come è stato riferito da Rockol in queste ore, e conferma la corrispondenza di Leonardo Coen dalla Danimarca pubblicata dallo stesso giornale - prosegue. Chi non sembra voler proseguire sono i Pearl Jam. In un box non firmato, si legge che la band, dopo aver cancellato le ultime due tappe europee del tour (vedi News), non vorrebbe più saperne di concerti. "Secondo l'organizzatore del tour, Herman Schueremans, il gruppo americano starebbe anche meditando di abbandonare la scena e di non esibirsi più dal vivo. Il 'Binaural tour', iniziato a maggio a Lisbona, dovrebbe concludersi il 5 novembre a Seattle".
Praticamente tutti i quotidiani ripercorrono, come spesso si fa in questi casi, la "lista nera" dei precedenti, ovvero le occasioni in cui i concerti rock sono sfociati in dramma. A fianco dei citatissimi concerti di Rolling Stones (Altamont, 1969), Who (Cincinnati, 1979), Heavy D (New York 1991, con Puff Daddy organizzatore), il "Corriere della Sera" riporta l'esperienza di Edoardo Bennato: il 4 luglio del 1980, il cantautore tenne un concerto allo stadio San Paolo. Crollò una impalcatura, la gente rimase sotto: 40 feriti, quattro gravissimi. "Non me lo dimenticherò mai. Ma io in quel momento non mi resi conto di niente. Dal palco non ti accorgi di tutto quello che succede intorno a te. (...) Mi sembra impossibile che una cosa come questa possa essere accaduta in Danimarca. Lì il livello di sicurezza è altissimo. Lì. Qui certe cose possono accadere sempre, perché non si riesce mai a organizzare un concerto nel posto giusto. Gli stadi sono inadatti per i concerti. In Italia non ci sono quasi per niente strutture adatte a ospitare un concerto".
Non la pensano allo stesso modo, ovviamente, i maggiori organizzatori di concerti italiani. "Vorrei parlare di tragica fatalita', ma davanti a nove morti e' molto difficile" spiega ad Andrea Spinelli de "Il Giorno" Claudio Trotta, promoter italiano dei Pearl Jam e organizzatore dell'imminente Monza Rock Festival. "Roskilde e' il miglior festival del mondo, quello con più coscienza civile. Basta pensare che è organizzato senza fini di lucro da una fondazione che ha costruito scuole e villaggi vacanze per i bambini meno abbienti. Quello che è accaduto è tanto più incredibile se si pensa che proprio due anni fa gli organizzatori abbassarono la capienza da 100 a 70 mila spettatori proprio per ridurre il rischio di incidenti" Sul "Corriere della Sera", Trotta aggiunge: "Criminalizzare i concerti rock è un'operazione sbagliata, inutile. E anche ingiusta verso chi, giovane o meno giovane, ama ascoltare musica dal vivo. Per quanto riguarda il Monza rock festival del 9 luglio, non sono affatto preoccupato. E' chiaro che questa tragedia mi colpisce, ma non cambia nulla" Sempre sul "Giorno", Roberto De Luca, organizzatore dell'Heineken Jammin' Festival, punta il dito sulla sistemazione delle transenne. "In quei 25 metri davanti al palco la calca puo' farsi pericolosa e quindi occorre studiare dei sistemi per 'alleggerire' il contatto degli uni sugli altri. Ma non esistono prescrizioni sul posizionamento delle barriere e tutto e' lasciato all'iniziativa di chi organizza".
"Certe cose da noi non succedono, perché non possono succedere" spiega infine Mimmo D'Alessandro, responsabile del Summer Festival di Lucca. "Girando il mondo mi sono reso conto che in materia di sicurezza le commissioni di vigilanza che abbiamo in Italia sono fra le più preparate e le più esigenti del mondo". Secondo David Zard "In paesi come Olanda, Inghilterra o quelli scandinavi, dove si fa largo consumo di alcolici, i rischi aumentano. Mentre la birra e' un 'downer', e quindi non ti esalta ma anzi ti fa perdere le energie, ci sono altre bibite molto pericolose perché moltiplicano l'eccitazione. Il problema, comunque, tocca solo di striscio il publico italiano, che rimane uno fra i piu' responsabili del mondo".
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