'Viva Elvis', cinquant'anni dopo rivive la leggenda. Ecco come

'Viva Elvis', cinquant'anni dopo rivive la leggenda. Ecco come

Non una compilation, o un semplice album di remix: "Viva Elvis", il disco appena giunto sul mercato italiano dedicata all'incontrastato Re del Rock'n'roll, è un vero e proprio album. Di brani di repertorio, s'intende, ma - questa volta - sequencer e campionatori sono stati a riposo. Garante della scelta, non a caso, è Brendan O'Brien, uno abituato a lavorare con pilastri del rock moderno come Bruce Springsteen o Pearl Jam, che ha messo mano alle nuove versioni di “That's alright”, “Heartbreak hotel” e “Suspicious minds”. "Tutto è cominciato con il musical 'Viva Elvis' del Cirque du Soleil", spiega Luca Fantacone, discografico della Sony, etichetta che ha curato l'operazione: "Sono stati presi i nastri con le incisioni originali dei brani, e - dopo un lavoro di tre anni, affidato ai massimi esperti del settore e ai più moderni strumenti digitali, che ha prodotto qualcosa come oltre 17.000 sample virati da mono in stereo - isolate le parti vocali originali. Poi è iniziato il lavoro vero e proprio: mantenendo lo spirito originale - tutte le canzoni incluse appartengono al periodo incluso tra gli anni '50 e '60, diversi produttori e musicisti si sono ritrovati in studio per riincidere le canzoni. Non si è trattato solamente di foderare la voce di Presley con nuovi tappeti sonori, come si farebbe con dei remix. Le canzoni sono state completamente risuonate, pur con grande rispetto, modificandone anche le strutture, come se l'artista fosse tornato in studio oggi, nel 2010, per ri-registrare alcuni dei suoi brani più famosi. Sia chiaro, non è un'operazione filologica diretta ai super-appassionati, ma la tesi che ha sorretto questa operazione è stata chiara: Elvis è un artista assoluto e imprescindibile, che non passa mai di moda. Aver filtrato la sua opera attraverso la sensibilità dei migliori produttori contemporanei può contribuire ad avvicinare a questo colosso della musica il pubblico più giovane, che - a prescindere dall'anagrafe e dai gusti musicali - non può permettersi di non conoscere il Re del Rock". Iniziativa lodevole, ma non c'è il rischio che sorgano controversie come quelle emerse, recentemente, sul disco postumo di Michael Jackson? "C'è una profonda differenza tra queste due opere: 'Michael' è stata una produzione molto più delicata, perché - di fatto - si tratta di un incompiuto. Jackson aveva finito l'80% del lavoro, e - dopo la sua scomparsa - i suoi collaboratori hanno portato a termine il progetto. Le canzoni di Elvis, invece, sono già state consegnate alla storia della musica da decenni. Certo, chi è abituato con gli originali potrà rimanere un po' spiazzato, all'inizio, ascoltando le nuove versioni. C'è da tenere conto di tre elementi fondamentali, però: operazioni come queste vengono fatte sempre con il placet della famiglia dell'artista, e questa, senza dubbio, è già una grossa garanzia di qualità. In secondo luogo, dischi come questo chiamano a raccolta il meglio del panorama internazionale: dietro a 'Viva Elvis' ci sono i migliori musicisti, arrangiatori e produttori sulla piazza, che certo non hanno interesse a consegnare al pubblico un prodotto raffazzonato o approssimativo. Ultimo ma non meno importante, poi, è l'aspetto compositivo: il fuoco di questa operazione sono le canzoni appartenute al repertorio di Elvis. Canzoni talmente belle, cantate da una voce talmente inimitabile che - piaccia o meno l'arrangiamento - non possono non affascinare".

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