Lucio, ci ritorni in mente

Lucio, ci ritorni in mente
Era un amore non corrisposto, forse. O almeno, corrisposto non nel senso tradizionale della parola. Era un rapporto che per molti versi avevamo imparato ad accettare, nelle sue modalità, ma - sotto sotto - mai a condividere del tutto. Lucio Battisti ci mandava le sue canzoni, noi lo ricambiavamo con l’affetto e, verrebbe da dire, con i soldi. Ma quelle canzoni li valevano tutti i nostri soldi, e molto di più. E valevano anche tutto il nostro affetto.
Le abbiamo ascoltate sempre, le abbiamo acquistate in ogni salsa, in ogni riedizione, le abbiamo cantate con i nostri genitori e le abbiamo già trasferite ai nostri figli. E continueremo a farlo. Il problema è che avremmo voluto dargli molto di più.
Adesso è difficile spiegare perché Lucio Battisti ci mancherà: dopotutto è da vent’anni che non esiste più, almeno per la cronaca, per i giornali, per i concerti. Una ventina di foto in tutto, rubate al supermercato (se non altro mangia come noi, dicevamo). Invisibile eppure presente, puntuale in classifica con ogni suo disco dal 1968 all’ultima raccolta di successi pubblicata forse poco meno di un anno fa.
Forse - egoisticamente - quello che ci mancherà è un appuntamento che continuavamo a rimandare, e che ormai è sfumato, fuori tempo massimo. L’appuntamento con la sua persona, con una sua improvvisa e rinata disponibilità a concedersi, a parlare. L’appuntamento con Lucio Battisti, con l’uomo a cui avremmo voluto chiedere il perché di tante cose. Con l’artista italiano dalla storia più affascinante e misteriosa di tutte, il più lontano dal mondo eppure quello che con le sue canzoni ha avuto la capacità di conoscerci come nessuno, di arrivare fino in fondo a molti di noi. Perché a questo punto è chiaro che con una canzone è l’artista che riconosce il suo pubblico, e non viceversa. Noi di lui per tutti questi anni abbiamo continuato a sapere poco e niente, eppure ci bastava. L’importante era che lui continuasse a conoscere noi.
E poi la musica: il passato e il presente sono sin troppo pieni delle sue canzoni, e non ci mancheranno, almeno finché esisteranno gli impianti stereo. Però, la morte di Lucio Battisti è un’occasione che va via per sempre, è la perdita di un talento del quale ci sarebbe piaciuto ascoltare tanto altro, tante altre volte. E’ la perdita del suo futuro, e il futuro non si può risarcire. E’ sapere che non ci saranno più altre nuove canzoni, che il nostro viaggio con Lucio Battisti finisce qui. Così regolare, perfetto, invisibile, da averci quasi illuso che il tempo per lui non esistesse, che da dietro il silenzio lui fosse sempre lì, con le sue canzoni e la testa riccioluta. Non era così, naturalmente.
E forse, e più di tutto, il motivo per cui Battisti ci mancherà sta proprio nel non aver avuto il modo - e ormai il tempo - di dirgli quanto gli volevamo bene. E quando qualcuno che ami ti lascia, se non hai fatto in tempo a dirglielo quella è una cosa che ti resta in gola per parecchio. Per quello a cui può servire, viene voglia di sfogarsi adesso: Lucio, ti volevamo bene.
(lb)
Chi era

Lucio Battisti nasce a Poggio Bustone, in provincia di Rieti il 5 Marzo 1943. Inizia a suonare la chitarra come autodidatta , ma la famiglia non condivide la sua passione: il padre gli concede due anni di tempo per dimostrare le sue qualità. Trasferitosi a Roma nel 1964, Lucio Battisti diventa il chitarrista de I Campioni, gruppo che accompagna in tournée Tony Dallara.
Il giovane Lucio dimostra subito di avere le idee chiare e una buona dose di ambizione: suonare in gruppo comunque non gli piace, così decide di tentare la fortuna da solo a Milano. Riesce ad avere un appuntamento con Franco Crepax, direttore artistico della Cgd ed è lì che, grazie all’interessamento di Christine Theroux, nel 1966 conosce Mogol, con cui nasce un sodalizio senza precedenti nella storia della musica leggera italiana. Il 23 luglio 1966 esce il primo singolo inciso da Lucio: "Per una lira” - “Dolce di giorno". La fama di autori di Battisti e Mogol è consolidata grazie a "29 Settembre", canzone eseguita dall’Equipe 84 lanciata dalla trasmissione radiofonica "Bandiera Gialla". Nel 1969 Battisti partecipa a San Remo con "Un’avventura", eseguita in coppia con Wilson Pickett, ma viene subito scartato. Successo ottengono invece brani come "Acqua azzurra, acqua chiara”, “Dieci ragazze", "Mi ritorni in mente”, “7 e 40”. Viene pubblicato "Lucio Battisti", il suo primo 33 giri. Con "Fiori rosa fiori di pesco" vince per la seconda volta consecutiva il Festivalbar. Nel ’70 pubblica il 33 giri "Emozioni".
Nel 1971 cominciano a diradarsi le sue apparizioni: niente interviste, niente serate, niente fotografie, a parlare è quasi sempre la musica, salvo sporadiche eccezioni. Esce "Amore e non amore", disco decisamente rivoluzionario per l’epoca. Sempre lo stesso anno esce anche "Battisti IV (Pensieri e parole)". Nel 1972 è la volta di "Umanamente uomo: il sogno", il primo dei due fortunati dischi di uno degli anni più ricchi e creativi del sodalizio Mogol-Battisti. Battisti mostra una crescente crescita sia come autore sia come interprete. L’album contiene brani indimenticabili come "I giardini di marzo" ed "E penso a te". Segue "Il mio canto libero", la cui title track resterà in testa alle classifiche per 11. Nel 1973 Lucio Battisti è l’artista dell’anno grazie a "Il mio canto libero" e "La collina dei ciliegi" (si dice che la canzone sia ispirata alla tenuta acquistata dalla coppia a Molteno in provincia di Como). L’album "Il nostro caro angelo" (che comunque contiene l’attacco alla pubblicità in "Ma è un canto brasileiro") conferma l’enorme talento di Battisti tanto come cantante che come autore.
Nel 1974 esce "Anima latina" che inaugura un’ulteriore fase di ricerca e ripensamenti proseguita con l’album del 1976 "La batteria, il contrabbasso, eccetera", che inaugura il primo flirt di Battisti con la dance nel brano “Ancora tu”. "Io tu noi tutti", del 1977, contiene almeno due classici del repertorio battistiano, vale a dire "Sì viaggiare" e "Amarsi un po’". Nel 1978 l’album "Una donna per amico" diventa il suo album più venduto di tutta la carriera. Il rapporto con Mogol si conclude nel 1980, con la pubblicazione di un altro ottimo album,"Una giornata uggiosa".
Nel 1982 esce "E già", album in cui i testi vengono curati (almeno ufficialmente) dalla moglie di Battisti Grazia Letizia Veronesi. Le sonorità computerizzate fanno storcere il naso a molti, e sarà soltanto nel 1986 che il pubblico tornerà a festeggiare Battisti, quando viene pubblicato l’album “Don Giovanni”, il primo di una serie di dischi realizzati con la collaborazione del funambolo della parola Pasquale Panella. “L’apparenza”, “La sposa occidentale”, "C.S.A.R." e "Hegel" sono i capitoli successivi di questa storia musicale, che però vede riscontri di vendita sempre più bassi, anche se ogni disco di Battisti continua ad entrare regolarmente in classifica.


DISCOGRAFIA ESSENZIALE

LUCIO BATTISTI - 1969 Ricordi/BMG
EMOZIONI - 1970 Ricordi/BMG
AMORE E NON AMORE - Ricordi/BMG
VOL.IV - Ricordi/BMG
UMANAMENTE UOMO: IL SOGNO - Numero Uno/BMG
IL MIO CANTO LIBERO - Numero Uno/BMG
IL NOSTRO CARO ANGELO - 1973 Numero Uno/BMG
ANIMA LATINA - 1974 Numero Uno/BMG
LA BATTERIA, IL CONTRABBASSO, ECCETERA - 1976 Numero Uno/BMG
IO TU NOI TUTTI - 1977 Numero Uno/BMG
IMAGES - 1977 BMG
UNA DONNA PER AMICO - 1978 Numero Uno/BMG
UNA GIORNATA UGGIOSA - 1980 Numero Uno/BMG
E GIA’ - 1982 Numero Uno/BMG
DON GIOVANNI - 1986 Numero Uno/BMG
L’APPARENZA - 1988 Numero Uno/BMG
LA SPOSA OCCIDENTALE - 1990 Sony
COSA SUCCEDERA’ ALLA RAGAZZA (C.S.A.R.) - 1992 Sony
HEGEL - 1994 Numero Uno/BMG
Dall'archivio di Rockol - Lucio Battisti: 6 pillole di saggezza
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