Enzo Iacchetti canta Giorgio Gaber: 'L'importante è non imitarlo'

"Chiedo scusa al signor Gaber" è il titolo del terzo album di Enzo Iacchetti, un album, pubblicato lo scorso dicembre che nasce come omaggio a Giorgio Gaber e che raccoglie in dieci brani il meglio della produzione del Signor G nei primi anni Sessanta: "Le canzoni che ho scelto sono quelle che lui faceva come bis in teatro, quelle che io amo definire del periodo 'in bianco e nero'", racconta l'artista a Rockol, nella sua abitazione milanese, "Le prime volte che le ho sentite era in tv quando faceva i varietà con Mina e gli artisti dell'epoca, e la sfida vera è stata quella di ridare a questi brani l'importanza che avevano perso.

Mi capita quando presento a Viareggio il Festival Gaber di sentire cantanti che si cimentano con brani del suo ultimo repertorio, mentre quando arrivano i comici vengono riprodotte le canzoni che fanno ridere, tipo 'Lo shampoo'. Brani come 'Il Riccardo', 'La ballata del Cerutti' e altre, invece, sembrano canzoni vetuste e quasi abbandonate". "L'idea di pubblicare questo album è venuta a me e Tony Soranno", ha continuato Iacchetti, "Abbiamo provato a dare alle canzoni un tiro musicale attuale, contaminandole con altri generi e altre canzoni, non realizzando una semplice cover ma provando a fare proprio una canzone nuova che quando la senti sei curioso di capire dove può andare a finire. E' ora di cominciare a rappresentare gli artisti del '900, abbandonando un po' Pirandello e Goldoni, che non me ne vogliano, ma hanno un po' stufato. Mi piace per esempio vedere i giovani artisti che fanno teatro canzone: all'inizio scimmiottano un po' tutto e tutti, poi trovano la loro strada e secondo me è bello che riprendano Gaber. L'importante è non imitarlo".
Dall'idea del disco è nata poi anche l'idea dello spettacolo teatrale, sempre dedicato a Gaber: "Mi ha chiamato la direttrice del Teatro Nuovo di Milano dicendomi che aveva tre serate libere e che le sarebbe piaciuto far diventare il mio disco uno spettacolo vero e proprio. Ho accetto subito, poi quando ho riagganciato il telefono mi sono reso conto che non sapevo da che parte iniziare. Ci siamo messi subito a lavorare e stiamo ancora ultimando qualche testo. Sicuramente ci saranno dei monologhi, delle parti recitate, ma la maggior parte dello spettacolo sarà centrata sulle canzoni. 'Porta Romana' è quella che abbiamo stravolto di più, sarà quella più difficile da far accettare al pubblico milanese perché è diventata 'Porto Romana a' bbella'. 'Com'è bella la città' invece l'abbiamo rifatta come se fosse la sigla dell'Expo di Milano: 'la città sta diventando grande', 'la campagna dà  frutti sempre più scarsi' e via così. Quando la cantava, Gaber gesticolava vistosamente, ma rispetto a lui io sono molto meno dinamico sul palco, muovo sì le mani, ma per vizio. Cercherò di non copiare Giorgio... e poi io di solito ballo un po', specie adesso che i testi li ho imparati bene e posso concentrarmi su altro. Nel disco ho voluto anche inserire 'Benzina e cerini', mi faceva sorridere l'idea che Gaber l'avesse presentata al Festival di Sanremo del 1961, quando Sanremo voleva dire Nilla Pizzi, Claudio Villa... e invece lui ci è andato con questa canzone, tra l'altro firmata da lui, Jannacci e Mogol, cantando frasi come 'mi cosparge di benzina e mi dà fuoco e io brucio... brucio d'amor': una cosa quasi demenziale, già ai tempi cabarettistica'". Iacchetti sarà in scena al Teatro Nuovo di Milano l'1, il 2 e il 3 febbraio insieme alla Witz Orchestra: "Certo sarebbe bello avere per ogni città in cui porterò lo spettacolo un ospite diverso sul palco. Lucio Dalla si è già prenotato per cantare con me 'Il Riccardo' quando andrò a Bologna, ma sinceramente non penso che avrò molti ospiti con me. Sono molto contento che Zucchero e Jovanotti abbiano espresso il loro entusiasmo per questo progetto e che mi abbiano dato le liberatorie per poter usare dei loro brani già utilizzati per contaminare il disco. Ci sono tantissime citazioni nell'album, da 'New York New York'  a 'Ramaya'... sarebbe bello fare un quiz e capire chi ne trova di più. Per questo devo ringraziare Tony Soranno, uno dei più grandi inventori di musica in Italia. E' stato davvero un duro lavoro", ha continuato, "Quando ho iniziato a lavorare al disco, pensavo di pubblicarlo, fare un po' di promozione e lasciarlo andare da solo. Poi con lo spettacolo ci siamo accorti che sarebbe stato davvero un lavoro non facile, e che avrebbe richiesto tempo. Era partito quasi per scherzo e in realtà è diventata una cosa seria, tanto seria che mi piacerebbe continuare con altri due dischi, uno dedicato alle canzoni di Gaber di stampo sociale, e uno ispirato invece a quelle d'amore... staremo a vedere"."Non abbiamo avuto molto tempo da dedicare alla promozione dello spettacolo", ha concluso Iacchetti, "e ho solo un po' paura di non riempire tutta la sala del Teatro Nuovo... ma tremila persone che mi vogliono bene a Milano dovrebbero esserci, no?".

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