Il loro terzo album, "Lingo", li conferma come uno dei più importanti gruppi italiani in circolazione. Denso di sonorità che mescolano e sovrappongono differenti spunti sonori per creare qualcosa di assolutamente unico, "Lingo" è il disco del futuro che è già qui, a cominciare dal titolo. Ci siamo fatti spiegare dal gruppo comè nato lalbum e altre cose, a poco meno di un mese dalla partenza del loro tour...
"Lingo" segna il cambio di etichetta discografica, dopo due album realizzati con CNI. Per quale motivo?
Beh, le cose per molti versi erano soddisfacenti, visto che "Sanacore" aveva raggiunto il disco doro. E che noi siamo cresciuti e volevamo unetichetta più La musica è ormai diventata il nostro lavoro, e per fare questo devi puntare in alto. Abbiamo voluto piantare le basi per diverse cose future che potrebbero essere unetichetta, lo studio di registrazione e altre produzioni che non sono direttamente gli Almamegretta. Magari anche se scompaiono gli Almamegretta, non è che dobbiamo tirare per forza avanti col gruppo....!
Come vi siete orientati per le scelte di produzione dellalbum?
Ci sono delle collaborazioni di Bill Laswell, perché lavevamo conosciuto prima. Raiss aveva realizzato "Ashes" con Bernocchi e Bill, poi Gennaro ha suonato la batteria con "Ashes" e così ci è sembrato normale coinvolgerlo nel progetto. Poi siamo andati a New York a registrare nel suo studio. Tutte le persone coinvolte in questo disco sono persone interessate a fare esperimenti diversi, dal punto di vista musicale. Bill è interessato ad ogni tipo di contaminazione, quando gli proponi delle cose nuove è sempre interessato. Poi ha delle esperienze passate molto importanti, è un personaggio storico della scena newyorkese, ha prodotto "Future Shock" di Herbie Hancock.
Come lavora in studio uno come lui?
Lui ama molto mettere insieme le persone, uno dei suoi pregi maggiori è questo. Quando siamo andati a New York ci ha presentato tutte persone che lavoravano nel dub, e i suoi dischi nascono nello stesso modo. Mette insieme gente diversa e da lì fa nascere i dischi. Ha un approccio molto jazz/dub, registra e tiene le cose buone, poi le sovrappone.
Quanto erano diversi i provini dai risultati finali del disco?
Lo spirito era lo stesso, ma i suoni magari erano un po diversi. Abbiamo iniziato a lavorare mettendo insieme le cose con le atmosfere più diverse. Poi si è sviluppato il focus del disco, che era quello di fare un disco di ispirazione orientale con delle ritmiche dance e allora abbiamo iniziato a scegliere i brani. Abbiamo capito da subito che sarebbe stato un album più elettronico, più spinto. Il nostro è un approccio musicale, il dub e il reggae ci interessano per fare ballare, piuttosto che dal punto di vista filosofico religioso: sappiamo che questi generi sono i padri di tutta la musica che si balla. A Londra abbiamo assemblato tutto il materiale con i suoni giusti e i risultati sono diversi, ma nello spirito sono uguali.
Come riprodurrete dal vivo i suoni di questo disco?
E sempre stato così, noi dal vivo abbiamo sempre usato sequencer ed effetti, siamo una live band in cui non tutto è rigorosamente live. In questo spettacolo rincareremo la dose per fare un concerto che sia bilanciato tra elettronica e quello che andiamo a suonare noi. Daltra parte il concerto va sempre approcciato in un altro modo rispetto al disco.
I vostri termini di riferimento sono sempre stati orientati verso lestero....
Sì, la nostra ambizione è quella di fare delle cose che possano essere paragonate a quelle cose là, senza copiare ma prendendo ispirazione. Il gap che cè tra le cose italiane e quelle angloamericane è sempre a livello di suono. Loro potranno apprezzare dei singoli artisti italiani, ma non potranno innamorarsi mai del suono medio che esce dagli studi italiani, realizzato con pochi bassi, la voce fuori, e le basi come se fossero prese dal palazzo accanto. Noi perdiamo tempo due giorni per un suono di charleston, mentre altri pensano solo alla voce....
Da dove viene la parola Lingo?
E una parola inglese, che ha a che fare con la lingua. Non si capisce da dove viene, è una parola come Almamegretta. Lingo ha un accezione un po dispregiativa, quando a Londra non capisci uno come sta parlando dici "ma che lingo usa questo?" e questo ci piace molto. E anche la reazione che uno può avere ascoltando il nostro disco. E una lingua che non è il napoletano di "O sole mio", è una cosa che sta in mezzo a due tre cose differenti...
Allestero che ne pensano?
Lapproccio è buono: certo, la nostra lingua è incomprensibile, come molte lingue che usano loro, però sono affascinati dal suono. E un altro tipo di composizione, è musica moderna che viene fatta senza la pretesa di essere originali, sovrapponendo a diversi livelli diverse cose, armonie napoletane, ritmiche dub su cui si innestano molte altre cose. Tutti quanti oggi vogliano fare musica moderna, più che verso loriginalità sono diretti verso la sovrapposizione inedita di cose, che mi sembra più interessante.
Vi sono arrivati di recente i complimenti di Goffredo Fofi, un intellettuale controcorrente che si era già schierato in favore di Nino DAngelo...
Goffredo ha visto lontano, perché nel panorama della musica napoletana degli anni 80, Nino DAngelo ha rappresentato qualcosa di importante. Molti si chiedono per quale motivo questa passione, perché lo ritengono soltanto un cantante napoletano. Nino è una persona diversa, ha rotto un muro che era rappresentato dai cantanti di malavita che cantavano solo quel tipo di canzoni, con quelle che in America si chiamerebbero "gangsta lyrics" e che parlano di misoginia, pistole e della corsa al denaro. Nino cantava "Nu jeans e na maglietta" ed ha attirato il pubblico dei bravi guaglioni del quartiere, gente che lavora, che non ruba, che sta fuori dalla camorra non perché non avrebbe bisogno, ma perché non riuscirebbe a farlo. Sono brave persone e sono l80 o il 90 per cento delle persone che vivono a Napoli, lontane dal classico stereotipo del napoletano. Nino è stato la voce di queste persone, in un panorama in cui si esaltava tuttaltra scena era una cosa non da poco. Poi lui ha una vocalità molto particolare, così come un modo di fare canzoni tutto suo, sa far vibrare il cuore della gente, delle ragazze, è un po un Marvin Gaye della canzone napoletana...la critica positiva fatta per noi ha invece una radice molto lontana, visto che Fofi parlava bene di noi già prima che noi facessimo il nostro primo album. E stata una cosa che ci ha fatto veramente piacere.
E Pino Daniele?
Ha suonato la chitarra su "Lingo", tutto qui. Ci stimiamo a vicenda, lui non chiede di meglio che suonare, e noi volevamo che suonasse. E nella vibe del disco, e ci piace che la cosa non sia neanche stata pubblicizzata.
E la vecchia scena napoletana?
Mah, incontriamo qualcuno di loro, ma sono cose occasionali, perché nonostante il grande lavoro che loro hanno fatto, noi veniamo da unaltra realtà, da un altro mondo. Ci sta un collegamento tra quello che facciamo noi e quello che si faceva negli anni 70, perché in entrambi i casi la nostra musica si confrontava con ciò che veniva dagli Stati Uniti.
Quanta intenzione cè di portare il disco allestero?
Da parte nostra cè la massima disponibilità, poi bisogna vedere il mercato. Noi non abbiamo neanche paura di volare...dipenderà dalle consociate della BMG. Qualsiasi luogo in cui portare la nostra musica ci sta bene, avremmo voglia di portare la nostra musica fuori dallItalia. Le date allestero le abbiamo già fatte, il problema è quello di organizzare una struttura stabile che lavori in questo senso.