Sono passati quattro anni da “Nido”, seconda prova di una delle voci più particolari del panorama rock italiano, Cristina Donà. Non chiedetele dove è stata, cosa ha fatto nel frattempo, perché non avrebbe senso. Soprattutto, perché è ritornata con un disco come “Dove sei tu”, che vale la lunga attesa.Prodotto dalla mente dei Cousteau Davey Ray Moor, “Dove sei tu” prosegue la strada di ricerca intrapresa nei due album precedenti, che a loro volta erano stato curati da Manuel Agnelli degli Afterhours. Abbiamo incontrato Cristina a Milano, in occasione della presentazione del disco con un mini concerto, e con lei abbiamo approfondito affinità e divergenze….
Ascoltando “Dove sei tu” emerge una maggiore attenzione alla “forma-canzone” rispetto ai dischi precedenti. Quanto tutto ciò è frutto di una tua ricerca personale, e quanto ti ha aiutato l’esperienza in questo campo del produttore, Davey Ray Moor?
Entrambe le cose. Io avevo voglia di lavorare in questa direzione, trattando le canzoni come canzoni. La scelta di Davey è sicuramente legata a questo fatto: se avessi voluto fare sperimentazione, avrei chiamato qualcun altro. E altrettanto sicuramente lui è naturalmente predisposto a un percorso musicale di questo tipo; Questo ha fatto in modo che tutto venisse fuori in modo più naturale, appunto. Non mi interessava essere criptica, come spesso si pensa si debba essere nel mondo della musica indipendente. Per questo mi sono fatta accompagnare da una persona come lui.
Anche l’incontro con Davey è stato “naturale”, come tutto questo processo?
Si, l’ho conosciuto ad un concerto dei Cousteau, poi in seguito l’ho invitato ad un mio concerto e lui è rimasto molto colpito. Non ci siamo imposti l’uno all’altra, ma è stato proprio una ricerca reciproca spontanea, che è funzionata.