“Innanzitutto vi ringrazio molto della vostra presenza. Questo è un momento che sognavo da tanto tempo. Mi fa quindi piacere potere parlare con voi per risolvere qualsiasi questione”. Cesare Cremonini accoglie così i giornalisti, radunati nella sede della sua nuova casa discografica, la WEA. L’occasione è la presentazione di “Gli uomini e le donne sono uguali”, singolo andato in radio alla fine di luglio e nei negozi alla fine di agosto: il primo prodotto musicale di Cremonini dopo il successo dei Lunapop.Non è piaggeria, tantomeno un tentativo di ingraziarsi la stampa. E’ solo la spontaneità di un ragazzo di 22 anni che, certo, sa come farsi voler bene; ma che, in questo momento, ha soprattutto voglia di raccontarsi. In prima persona: perché sui Lunapop se ne sono dette tante, e spesso si sono sentite versioni contrastanti, se non contraddittorie. Accompagnato dal fido Ballo –in questo incontro con i media come nel nuovo singolo -, Cesare racconta l’inizio della nuova avventura, senza in realtà riuscire a spiegare perché quella dei Lunapop è finita, se è finita. Perché ciò che si legge tra le righe di queste risposte è una difficoltà evidente nella gestione di un successo così grande, e la voglia di tornare comunque a fare musica, anche se alcuni problemi non sono risolti e non si saprà quando lo saranno. In fin dei conti, “giochiamo ad armi pari/gli uomini e le donne sono uguali”…
Partiamo da questo singolo “Gli uomini e le donne sono uguali”. E’ giusto parlarne come di un nuovo inizio?
E’ l’inizio di un’avventura che, per me, non è mai finita. Forse è una nuova partenza per chi ha ascoltato il disco dei Lunapop, per tutti quei nostri fan che hanno visto il gruppo nascere, evolvere e poi concludere una sua fase. Ma io, ci tengo a sottolinearlo, non ho mai staccato la testa dal progetto artistico dei Lunapop.
Come è nato questo brano?
La canzone è nata recentemente in studio. Anche se le prime parole del testo, cioè “Giulia mi scrive da una carta da lettere bianca/ e mi dice che sono uno stronzo di prima categoria…”, le ho scritte quando avevo 15-16 anni; al tempo stavo insieme ad una ragazza che si chiamava Beatrice, citata nel seguito del brano. Ma, è bene specificarlo, “Gli uomini e le donne sono uguali” è ironica. Io non penso quello che dice il titolo, se fosse così non l’avrei scritta... Anche se dentro al testo ci sono molte frasi che mi sono sentito dire da alcune donne della mia vita, passata e presente.
E’ facile pensare che una persona come me non abbia grossi problemi in campo sentimentale e sessuale. Questo non è esattamente vero: io credo di essere un po’ sfigato in amore. Questo brano è una fotografia di tutto ciò. Mi sono confrontato con il sesso opposto, che continua a darmi molti problemi. Alla fine della canzone, poi, c’è una specie di autocritica: se le donne stanno diventando così, è perché noi uomini l’abbiamo voluto.
E’ una sorta di manifesto del “boy-power”?
No, l’immagine che io ho, e che ricorrerà anche nelle altre canzoni dell’album, è quella di una ragazza meravigliosamente romantica e seria. Ma credo sia un’immagine utopistica.
Mi fa piacere iniziare l’avventura del nuovo album con una canzone che manifesta la mia condizione attuale con le donne. Negli altri brani ritorneranno l’amore e il romanticismo che fanno parte della mia personalità.
La struttura della canzone è abbastanza particolare: ci sono due strofe molto lunghe, mentre il ritornello arriva solo alla fine. E’ una scelta coraggiosa: tornare sulle scene con una canzone così “non tradizionale”. E’ stata consapevole, questa scelta?
Tutto quello che facciamo, artisticamente, non è mai totalmente consapevole, nel senso che la nostra attività non è mai programmata in ogni dettaglio. Non ci sono decisioni a priori su come è meglio gestire un pezzo.
Sicuramente mi fa piacere sentire, durante l’estate, un brano che non proponga sempre la solita conformazione strofa-ritornello. Personalmente sono contento di tornare con una un prodotto che rimescoli le acque: ero molto preoccupato per quanto un album come “…Squerez?”, che delinea perfettamente il mio metodo di scrittura, fosse diventato inflazionato.
Comunque, i fan stiano tranquilli: questo metodo di scrittura sarà confermato nel prossimo album, almeno per quanto riguarda i testi. La musica, invece, sarà in parte differente.
Quindi non hai subito pressioni nello scegliere questa canzone come singolo di ritorno?
Io avevo intenzione di continuare a lavorare sull’album con un pezzo già in radio. Abbiamo scelto questo “Gli uomini e le donne sono uguali” perché ci sembrava adatto raccontare la mia vita personale degli ultimi due anni. Oltre a questo ero anche stanco di essere un personaggio pubblico legato ai successi del passato.
E’ evidente che tieni molto a questo singolo, a maggior ragione perché porta il tuo nome, e non quello dei Lunapop…
Io sto parlando di me, ma le individualità nella band ci sono sempre state. Anche se questo singolo esce a nome Cremonini-Ballo, si continua a parlare comunque di band. Nel mio futuro c’è sempre l’immagine di un gruppo. Io mi riconosco come leader di una band, e mi sento molto buffo quando sono da solo e presento qualcosa che ho scritto.
La scelta di uscire come Cremonini-Ballo riguarda solo questo singolo o anche l’album?
La questione è ancora in sospeso. Il gruppo è in una fase di assestamento interno perché non è stato facile amministrare il successo di “…Squerez?” per dei ragazzi come noi.
E’ chiaro che, essendo io l’autore del primo album e del prossimo disco, ho una maggiore autonomia.
Se vogliamo, questo momento di riflessione della band dimostra che i Lunapop sono un gruppo normalissimo: siamo ragazzi che si conoscono sin da piccoli, che hanno iniziato a suonare insieme, con obiettivi comuni da raggiungere. Se fossimo stati dei “bambocci” creati a tavolino avremmo continuato normalmente solo per convenienza. La verità è che le cose si fanno con il cuore, o non si fanno. Questo singolo anticipa un album, e se l’album uscirà sotto il nome Lunapop, vorrà dire che avremo appianato le divergenze, e saremo tutti contenti. Altrimenti andrò avanti da solo: non si può bloccare una persona che scrive tanto e lo fa tutti i giorni.
Sai se gli altri hanno sentito il singolo, e come hanno reagito?
Sì, credo che l’abbiano sentito, ma non so dirti di più.
Come e quando sono nati i brani del nuovo album?
E’ ancora presto per parlarne: il disco è in lavorazione, non uscirà prima di ottobre.
Una cosa del disco, però, è certa: il titolo sarà “Bagus”. Che cosa vuol dire?
Potrei raccontarvi un sacco di balle su questo titolo… La verità è che “Bagus” è una parola indonesiana. Questo titolo arriva dai miei soggiorni in Indonesia, non per motivi spirituali o musicali, ma per vedere una ragazza, che è partita da poco. Si chiama Erica e a lei è dedicato tutto il disco.
La parola “bagus” in italiano è traducibile con “bello”, “intelligente”, “grazioso”: è un termine unico per indicare tutto ciò che è positivo. Una bella giornata è “bagus”, così come una ragazza carina, e così via. Lavorare ad un disco che si chiama “Bagus” era un sistema per rimanere allegri.
Dopo il successo dei Lunapop sei diventato attore, testimonial per spot… La musica rimarrà la tua priorità?
Non posso fare a meno della musica. Mi piace, però, scrivere altro: io e Ballo abbiamo scritto il soggetto del nostro primo video, quello di “Gli uomini e le donne sono uguali. Mi piacerebbe scrivere sceneggiature per film.
(Gianni Sibilla)