Apparso sulle scene due anni orsono con "Um... er... uh...", Eric Mingus (già, proprio "quel" Mingus… argomento di cui non parla volentieri e che abbiamo volutamente evitato) ha fatto presto parlare di se. Non tanto per il nome ingombrante, quanto per il suo complesso e sfaccettato personaggio artistico, che l'ha portato ad ergersi come trait d'union tra l'avanguardia più colta e ostica e le nuove sonorità urbane d'oltreoceano. Eric, inoltre, da sempre batte vie piuttosto traverse considerando l'attuale figura di "artista" alla quale siamo abituati: a tratti scontroso ma torrenziale dal vivo (buon sangue non mente), Mingus ha un'idea molto precisa del rapporto che deve esistere tra album e dimensione live. Nel corso della chiacchierata durante ci ha illustrato le peculiarità del suo ultimo lavoro in studio ("Too many bullets, not enough soul"), sono emersi, in maniera sintetica ma definita, i punti fondamentali del "Mingus pensiero". Eccoli.Qual è, secondo te, la maggiore differenza tra il tuo primo album e "Too many bullets..."?
Penso che la differenza maggiore sia stata quella di fare produrre il nuovo disco da Elliott Sharp, mentre per "Um... Er... Uh...", il mio disco d'esordio, avevo fatto tutto da solo. Elliott, inoltre, è il coautore di diverse melodie presenti nei brani di "Too many bullets...", cosa artisticamente non indifferente. Penso anche che il mio nuovo disco sia molto più cantato, meno strumentale, rispetto all'album precedente...
Che tipo di collaborazione è nata con Elliott Sharp?
E' un produttore bravissimo, e la collaborazione tra noi due, specie in fase compositiva, è stata un'esperienza bellissima: Elliott ha una conoscenza della materia musicale veramente approfondita, e ho avuto modo di imparare molto da lui.... Mi ha insegnato un sacco di cose non solo a livello tecnico-musicale, ma anche spirituale... Inoltre nel suo studio ha una macchina per l'espresso: un dettaglio non indifferente...
L'impressione che si ha, ascoltando il tuo nuovo lavoro, è che ci sia una componente elettronica molto più ingombrante rispetto a quella presente in "Um.. Er... Uh...": cosa ne pensi?
L'elettronica è stata usata nella produzione di entrambi gli album, ma in maniera diversa: mentre in "Um.. Er.. Uh.." campionatori e synth riguardavano essenzialmente l'arrangiamento, in "Too many bullets..." molti spunti per le canzoni nascevano proprio da un pattern di suoni elettronici. E' forse per questo che le nuove canzoni possono dare un'idea di elettronica più "presente", a livello sonoro. Oltretutto, il fatto che Elliott disponesse di apparecchiature migliori e più versatili di quelle che avevo sotto mano io mentre registravo il mio primo disco ha fatto il resto...
Le copertine dei tuoi dischi sembrano avere, come comune denominatore, una certa ossessione per le pistole e le armi in generale: perché?
L'artista che ha realizzato tutte le mie copertine si chiama Todd James: l'idea è stata sua, e mi è piaciuta molto. Riguardo al significato, beh, anche il titolo del mio nuovo disco è abbastanza esplicito, anche se questa domanda mi viene posta in modo molto frequente. Le pistole rappresentate nell'artwork, comunque, non sono "mie", ma della società nella quale vivo. C'è un sacco di gente che gira armata, negli Stati Uniti. La vera domanda da porsi, però, è: cosa rappresentano veramente le armi? Sono una minaccia? Una sicurezza? O semplicemente una decorazione? Davvero non riesco ad immaginarmi un giorno dove non abbia visto una pistola o non abbia sentito qualcuno sparare... Il punto è che ci sono troppe armi al mondo, ed i governi ed i legislatori non fanno nulla per ovviare a questa situazione: la gente, poi, trova più comodo e veloce risolvere i propri problemi a colpi di pistola... E' l'anima dell'America ad avere bisogno di cure.
Porterai questo disco in tour? Se si, quando potremo vederti in Italia?
Si, il tour partirà tra poco e toccherà il vostro paese a luglio. Mi potrete vedere a Palermo, Catania, Milano, Roma, Napoli e Prato
Suppongo che suonare dal vivo, per te, sia fondamentale....
Assolutamente. La ragione per la quale faccio musica è suonarla davanti ad un pubblico, non registrarla: vedo i dischi solo come un mezzo per organizzare dei tour e suonare in mezzo alla gente. Purtroppo, la politica delle case discografiche è quella di fare dischi, vendere, promuovere e vendere ancora di più: un'esperienza davvero spiacevole, credimi, che spesso porti gli artisti a perdere di vista la vera ragione per la quale fanno musica...
Ti vedi come un artista militante?
Per niente. Non credo di essere "militante" per nessuna ragione...
C'è qualche artista col quale vorresti collaborare?
Ho già avuto la fortuna di suonare con tanti grandissimi musicisti.... Adesso mi piacerebbe lavorare con un grande architetto, o con un grande scienziato... oppure costruire una casa con Gesù: ho sentito dire da qualche parte che è un ottimo muratore.
(Davide Poliani)