Veloce a parole come con la chitarra, ecco il bluesman prodigio tutto per noi per una chiacchierata...

Jonny Lang e’ una di quei sorprendenti fenomeni che solo l’America ci sa dare: imbraccia la prima chitarra a tredici anni, impara il blues e a diciassette anni e’ gia’ al suo secondo album per una major: girando il mondo da un concerto all’altro, e’ salito sul palco assieme a B.B. King e Aerosmith. Di lui, Joe Perry degli Aerosmith ha detto che "canta come un bluesman di quaranta anni e suona come uno di cinquanta". Dopo "Lie To Me" ha appena pubblicato il secondo album per la A&M, che si intitola "Wander This World"

C’e’ stata una evoluzione abbastanza precisa del tuo suono, dal tuo primo album a oggi...
Quando abbiamo registrato il primo album, il suono che veniva fuori aveva una fortissima influenza blues. Ora invece mi sento piu’ vicino a un miscuglio tra soul, funky e rock. Questo passaggio e’ una evoluzione naturale perche’ io sono cresciuto ascoltando Stevie Wonder. E’ come se un nuovo suono scorresse facilmente senza alcuna inibizione dalle mie mani.

Come e’ nata la tua passione per la chitarra?
Mio padre mi ha regalato la chitarra per il mio tredicesimo compleanno. Andavo ai concerti di gruppi locali e naturalmente ero affascinato dal chitarrista solista. Ho cominciato subito a tormentarlo: "dai comprami una chitarra" e alla fine lui mi ha accontentato. Il tizio da cui ho preso le prime lezioni mi ha insegnato il blues perche’ era il solo tipo di musica che conosceva. Nel frattempo suonavo il sax e cantavo in un piccolo gruppo. Poi quando son diventato piu’ bravo con la chitarra ho cambiato strumento.

Da dove vieni di preciso?
Sono di Fargo nel Dakota, proprio quella del film

Il titolo di "Wander This World" non e’ casuale - il successo ti ha davvero portato a vagabondare per il mondo?
Molti mi hanno chiesto chi me lo fa fare. "Non ti pesa rinunciare alla tua infanzia in questo modo - mi dicono - non ti senti sotto pressione". Io trovo che viaggiare e’ una grande scuola di vita e fa bene. Conoscere nuove cose e fare nuovi amici e’ una cosa che non ha prezzo Naturalmente tutto questo sta avendo una influenza almeno indiretta sulla mia crescita e mi sta cambiando molto.

Quindi non soffri la pressione del successo nonostante la tua eta’ giovanissima?
Affatto, l’unica pressione che subisco e’ quella che mi impongo da solo se voglio imparare qualcosa o raggiungere un risultato quando suono o scrivo canzoni. Non ho delle idee preconcette su quello che faro’ tra qualche anno, o su come si affronta il successo.

Che differenza trovi tra suonare in studio e suonare dal vivo?
Tutto quello che posso dire e’ che amo entrambe le situazioni per diversi motivi. Certo che se registrassi tanto quanto suono sarebbe veramente un po’ noioso.

Ti interessa la chitarra acustica?
Scrivo molto in acustico, canzoni che non sono proprio blues ma non saprei proprio come descriverle. Mi interesserebbe molto sviluppare una vera e propria parte acustica nel mio concerto, anche perche’ un intero set rock e’ un po’ noioso

Il pubblico dei tuoi concerti in Italia era in media piuttosto giovane, nonostante tu suoni un genere cosi’ tradizionale. In America come e’ il tuo pubblico?
Negli States trovo un pubblico molto vario, con diverse fasce di eta’. Non ho la missione di convertire la gente al blues. Io ascolto diversi tipi di musica e voglio che la gente apprezzi quello che suono come lo apprezzo io. In America la scena blues sta crescendo. Oggi e’ gia’ molto piu’ ricca e sostanziosa di cinque o sei anni fa. C’e’ finalmente gente che sa chi sono Luther Allison o Buddy Guy e in tutte le citta’ principali nascono le Blues houses.

Hai suonato nell’ultimo disco di Buddy Guy e nei concerti di star come BB King, Aerosmith, Rolling Stones...
Mi sono veramente divertito a suonare con Buddy: tecnicamente abbiamo solo fatto due take molto dirette del brano, in studio. Andava gia’ bene, cosi’ non c’e’e stato molto da aggiungere. Degli altri, che dire. Per me e’ stato incredibile che mi abbiano voluto a suonare con loro. Loro sono arrivati cosi’ in alto, eppure sono sempre gentili ed e’ stata una lezione di umilta’.

Ti piacerebbe fare l’attore dopo la tua apparizione nei Blues Brothers 2000?
Avevo giurato che non avrei mai recitato, ma mi hanno fatto una proposta che non potevo rifiutare: suonare con Wilson Pickett ed Eddy Floyd. Ho fatto una eccezione, a patto di non dover dire neanche una parola. Sono convinto pero’ che sarei il peggiore attore sulla faccia della terra, per cui la risposta e’ no grazie. Per il momento, niente film.

Cosa pensi degli Hanson?
Mi aspettavo questa domanda (ride, N.d.r.)! Ho passato un po’ tempo con loro a Londra: abbiamo visto assieme la prima del "Truman show" e mi sono divertito, fanno veramente scassare dalle risate. Girano con tutta questa famiglia e sono pieni di fratelli e sorelle. Il batterista l’ho visto in concerto e’ incredibile come suona, e anche i cantante e’ bravissimo. Hanno troppo talento per non esplodere prima o poi.

E cosa pensi di gente come Marylin Manson, che e’ tra i favoriti dei tuoi coetanei?
Marylin Manson ha portato il suo progetto a un livello superiore: ormai e’ un vero e proprio personaggio, piu’ che un musicista. Non mi dispiace: e’ intelligente, dice cose interessanti ma io non mi riconosco in questa necessita’ di dire cose sulla societa’. E’ solo shock rock, ma a qualcuno piace.

A diciasssette anni stai vivendo una esperienza che e’ il sogno di molti. Tu cosa sogni invece?
Io canto sin da quando posso ricordarmi - cantavo da bambino mentre mia madre suonava i suoi dischi della Motown - e suono da quando ho potuto mettere le mani su una chitarra. Il mio sogno sarebbe fare una canzone con Stevie Wonder. Non ho mai avuto il coraggio di chiamarlo, ma spero sempre, perche’ se sogno con abbastanza convinzione, magari un giorno...

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